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Scandali e gioco d’azzardo

MACAO CONNECTION: TREMA
LA LAS VEGAS D'ASIA

MACAO CONNECTION: TREMA <br />LA LAS VEGAS D ASIA


di Antonio Talia

Pechino, 13 mar.- Chissà se i delegati di Macao a Pechino hanno sollevato il problema. Mentre nella capitale si chiude l'Assemblea Nazionale del Popolo, la Las Vegas asiatica trema sotto le indiscrezioni di un sito in stile Wikileaks.  
Tra privé per il gioco d'azzardo riservati a un pubblico esclusivo, rapporti con le Triadi, e complesse operazioni finanziarie, Macao si conferma il paradiso del riciclaggio per i capitali sporchi denominati in valuta cinese.

 

DENTRO LE SALE VIP

 

Il sito Casino Leaks Macau (www.CasinoLeaks-Macau.com) ha esordito il 7 marzo scorso e promette di svelare documenti ancora più compromettenti, ma quanto pubblicato finora basta già per scuotere i protagonisti del business del gioco d'azzardo.

 

Nel mirino ci sono i "junket", organizzazioni e individui che offrono a ricchissimi clienti pacchetti completi di viaggio e soggiorno nell'ex colonia portoghese. Questi operatori agiscono in realtà come veri e propri subcontractors, capaci di fornire croupier e organizzare partite per un pubblico estremamente selezionato all'interno dei casinò più importanti, in maniera totalmente autonoma dagli staff ufficiali delle case da gioco.

 

Cosa succede davvero nelle sale più esclusive di casinò da favola come il Venetian Macao, il Sands e il Wynn? I ricchi cinesi pagano un prezzo ai junket per sedersi a tavoli selezionati e perdere somme ingenti. Ma si tratta di cifre irrisorie rispetto agli enormi capitali accumulati con metodi illegali ,che escono dalle sale riservate dei casinò completamente ripuliti pronti per essere depositati nei conti correnti delle discrete banche di Macao e Hong Kong.

 

Secondo i documenti riservati pubblicati da Casino Leaks, ben cinque dei sei colossi del gioco d'azzardo che si sono divisi le concessioni dei casinò di Macao aprono i loro privé ai junket. Il sito –collegato al sindacato dei croupier di Las Vegas- punta il dito contro la società Neptune Group, controllata da un certo Cheung Chi Tai, pregiudicato, e da Lin Cheuk Chiu, residente a Macao, più volte accusato di riciclaggio dai media cinesi.

 

Gli operatori ufficiali -tra cui gruppi di Las Vegas come Sands e Wynn-accetterebbero volentieri di cedere una quota di mercato a gruppi come la Neptune, perché i junket sono in grado di proiettare il business di Macao a livelli inimmaginabili. 

 

Ufficialmente l'industria del gioco d'azzardo dell'ex colonia portoghese genera entrate per 30 miliardi di dollari all'anno, più di Las Vegas, più di qualsiasi altra città-casinò al mondo. Ma grazie ai capitali sporchi Macao-poco più di 400mila abitanti- è immensamente più ricca.

 

E i documenti pubblicati da Casino Leaks possono diventare una bomba per tutti quelli coinvolti nella partita: i tycoon americani del gioco di Las Vegas, i businessmen cinesi, le società e gli istituti di credito di Macao e Hong Kong.

 

QUANDO LE TRIADI SI SIEDONO AL BANCO

 

Il sistema dei junket è da sempre sotto il controllo delle Triadi. Tra il 1997 e il 1999 (l'anno in cui Lisbona restituisce Macao a Pechino), nella Las Vegas asiatica si spara per strada. Un commando fredda tre membri di una gang su una decappottabile in Avenida da Praia Grande, una delle strade principali. Due poliziotti scelti per la loro incorruttibilità e inviati dal Portogallo per rendere un po' meno allegra la situazione del penitenziario dell'isola di Coloane muoiono in un agguato al Café Caravela. Solo nel '97 si conta una ventina di cadaveri.

 

Il boss Wan Kuok Kuoi, "Wang Denti Rotti", è il capo della sezione locale della 14K, una delle più potenti Triadi di Hong Kong, e controlla i junket della città. Lo arrestano nel '98 per un attentato dinamitardo all'auto di Antonio Marques Baptista, capo della Polizia Giudiziaria di Macao. Uscirà alla fine di quest'anno, e anche se il suo avvocato ha già dichiarato che Wang non vuole più avere contatti con il mondo del gioco d'azzardo, alcuni documenti di Casino Leaks documentano un collegamento diretto dei suoi familiari con i nuovi junker. Gli stessi che negli anni trascorsi in prigione da Wang hanno arricchito enormemente il giro.

 

Nel 1999 Macao è diventata una Regione Amministrativa Speciale sotto il controllo di Pechino. E' dotata di diverse autonomie: batte moneta, la pataca, e ha un suo piccolo parlamento. Ma con il ritorno alla Cina la situazione si è normalizzata solo in apparenza, e al centro della guerra tra Triadi ci sono ancora i junket: nel 2006 la direttrice delle sale VIP del Casino Lisboa, Chao Yeuk-Hong, viene trovata su un campo da golf oltre il confine cinese con la gola tagliata insieme al marito, ucciso anche lui.

 

Nel 2010 una giuria di Hong Kong condanna quattro persone che hanno spaccato gambe e braccia a un junket di Macao, colpevole della sottrazione di qualche milione di dollari dalle casse del gruppo. Una telefonata intercettata mostra che i quattro stavano ricevendo l'ordine di uccidere l'uomo. Dall'altro lato della linea? Ancora Cheung Chi-tai, uno dei proprietari della Neptune.

 

Giugno dello scorso anno: una cittadina sudcoreana di 45 anni viene trovata morta nel suo appartamento. Era arrivata a Macao con un visto turistico, ma si era messa in affari con due connazionali e secondo i media locali gestiva un'attività di "cambio di valuta" per clienti legati ai junket.

 

Il caso di Cheung Chi-tai e le indiscrezioni di Casino Leaks possono creare enorme imbarazzo soprattutto ai gruppi americani come il Sands, soggetto alle leggi federali Usa, che lo scorso anno ha anche aperto un casinò da 5 miliardi di dollari a Singapore.  Intanto, nella Las Vegas d'Asia tutto prosegue come al solito. Ogni anno 26 miliono di cinesi vengono a giocare a Macao. Tra puntate ai tavoli verdi e capitali da riciclare, il banco vince sempre.

 

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