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Renzi rimonta a Pechino

TUTTI GLI ACCORDI FIRMATI
DURANTE LA VISITA DEL PREMIER

TUTTI GLI ACCORDI FIRMATI <br />DURANTE LA VISITA DEL PREMIER


di Eugenio Buzzetti


Twitter@Eastofnowest


Pechino, 13 giu. - La visita ufficiale a Pechino del presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato il momento in cui Italia e Cina hanno siglato gli accordi di partenariato tra aziende italiane e cinesi per la cooperazione nei settori di maggiore rilevanza per entrambi i Paesi. Renzi ha affrontato il viaggio conscio del forte squilibrio nella bilancia commerciale tra Cina e Italia, pari a 13 miliardi di euro. "Una sconfitta netta" ha commentato ieri il premier, che potrebbe essere ridimensionata dall'Expo di Milano del prossimo anno, per il quale, in Cina, sono forti le aspettative, aveva spiegato ieri Renzi ai suoi collaboratori. La Cina sarà presente a Milano con tre padiglioni: oltre a quello governativo, ci sarà il padiglione gestito dal gruppo immobiliare Vanke e quello di China Corporate United Pavillion, espressione dei grandi gruppi industriali cinesi. Nel suo discorso finale alla Grande Sala del Popolo di Pechino, assieme al primo ministro cinese, Li Keqiang, Renzi si è soffermato sull'importanza per l'Italia dei prossimi dodici mesi, che si apriranno con il semestre di presidenza Ue e si concluderanno proprio con l'evento di Milano. "E' l'anno in cui la nostra partnership può avere una svolta reale - ha detto il premier ieri - E vogliamo offire il segno della nostra collaborazione".

 

Sul piano politico, il business forum Italia-Cina, che cade nel decennale della partnership strategica tra i due Paesi, ha prodotto uno statuto istitutivo, un testo del piano d'azione adottato dai due premier, e il memorandum d'intesa tra il Ministero per lo Sviluppo Economico del governo italiano e il Ministero del Commercio cinese per il rafforzamento della collaborazione economico-commerciale in cinque aree di cooperazione, che sono quelle delle tecnologie verdi e dello sviluppo sostenibile, dell'agricoltura e sicurezza alimentare, dell'urbanizzazione sostenibile, della sanità e servizi sanitari, dell'aviazione e aerospazio.

 

Il business Forum Italia-Cina è stata l'occasione per i campioni dell'industria italiana di siglare accordi con i partner cinesi. Tra i grandi nomi del settore industriale, ci sono quelli di Enel e Finmeccanica. Il gruppo di distribuzione di energia elettrica italiano ha firmato accordi strategici con China Huaneng Group per lo sviluppo congiunto di tecnologie, di progetti elettrici da fonti convenzionali e rinnovabili, programmi di carbon strategy e di collaborazione accademica tra i rispettivi centri studi. Con China National Nuclear Corporation, Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale del gruppo, ha firmato unaccorod per la cooperazione el campo della costruzione e della gestione di centrali nucleari. "Gli accordi siglati oggi segnano l'inizio della collaborazione con aziende cinesi chiave in settori che saranno critici per vincere le nostre sfide energetiche di domani. Queste intese, inoltre - ha commentato Starace - danno atto del valore che Enel porta attraverso la sua tecnologia ed esperienza in molte aree del settore elettrico". Starace si è poi detto "fiducioso" che la cooperazione di Enel con i partner cinesi "porterà vantaggi per tutte le parti coinvolte".

 

Finmeccanica è stata protagonista con due accordi firmati durante il business forum. Il primo è il memorandum d'intesa del valore stimato in 500 milioni di euro di Agusta Westland che fornirà a Beijing Automotive Industrial Corporation 50 elicotteri "esclusivamente dedicati a compiti di pubblica utilità" spiega in una nota l'amministratore delegato e direttore generale del gruppo, Mauro Moretti. Un'altra società del gruppo Finmeccanica, Ansaldo STS, ha poi firmato un accordo per il valore di 36 milioni di euro con United Mechanical and Electrical Co. Ltd. per la realizzazione di impianti di sistemi di segnalamento sulle linee metropolitane di alcune città cinesi, della costa e del nord-est.

 

Tra gli altri accordi siglati in sede di business forum ci sono poi il memorandum d'intesa del valore di cinque milioni di euro tra Sogin e un altro gruppo del nucleare cinese, China General Nuclear Power, per lo smantellamento nucleare e la gestione dei rifiuti radioattivi, l'accordo di cooperazione tra Invitalia e la municipalità di Ningbo, nella Cina orientale, per l'avvio di una cooperazione strategica per la costituzione di un "Parco industriale Ningbo-Italia" e la formalizzazione degli accordi di Genova tra Ansaldo Energia e Shanghai Electric, per l'acquisto di quote del gruppo italiano da parte di Shanghai Electric e la costituzione di due joint-venture, per il valore stimato di circa 400 milioni di euro. Il govenro italiano, tramite il Ministero per lo Sviluppo Economico, ha poi firmato un memorandum d'intesa con il gruppo di e-commerce Alibaba per promuovere maggiori opportunità commerciali per le imprese che vogliono essere attive sulla piattaforma Tmall del gigante cinese dell'e-commerce.

 

 


RENZI, RECUPERARE POSIZIONI
E APRIRSI A INVESTIMENTI

 

"Sono 33 miliardi i denari di interscambio tra Italia e Cina, solo che sono squilibrati: 23-10. Noi dobbiamo recuperare posizioni: possiamo investire di più e aprirci a investimenti che siano produttivi per il nostro territorio, che vuole dire posti di lavoro". Questo il commento del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sul disavanzo commerciale tra Roma e Pechino, nelle ultime ore della sua tappa pechinese, terzo stop della sua missione asiatica che oggi continua in Kazakistan. "Tocca all'Italia smettere di dividersi e giocare finalmente in squadra, ma non a parole, giocare sul serio - spiega Renzi - Questo è il senso della visita: se è andata bene o no lo vedremo nei prossimi mesi, vedendo  crescere o meno le percentuali di ricchezza e anche naturalmente di posti di lavoro".

 

Renzi, dal Kempisnki Hotel di Pechino, dove si è incontrato con i vertici di Huawei e con Jack Ma, fondatore del gruppo di e-commerce Alibaba, è poi tornato sul tema dell'internazionalizzazione delle imprese. "In molti dicono: uno va all'estero e porta via posti di lavoro in Italia. Non è così. Lo abbiamo visto in Vietnam: se la Piaggio è ancora aperta a Pontedera è perché ha avuto la possibilità di investire in Vietnam. E allo stesso modo tante aziende che qui vengono a investire non stanno delocalizzando, stanno internazionalizzando. La differenza è semplice: stanno facendo soldi per poi rilanciare l'Italia.
  Dall'altro lato -
continua il premier - gli investimenti cinesi in Italia sono ancora pochi. Dobbiamo essere aperti a ricevere il capitale straniero, perché l'investimento sia in Italia, che significa posti di lavoro".

 

Il premier ha poi riflettuto sulla situazione italiana e sul significato della visita a Pechino. "Quando hai una disoccupazione del 46% è naturale che il presidente del Consiglio debba muoversi, girare e cercare di portare un po' di risorse in Italia. E' quello che abbiamo fatto, accanto a una importante visita istituzionale". Renzi ricorda gli incontri di ieri con il presidente cinese Xi Jinping, e il primo ministro Li Keqiang, e quello con Zhang Dejiang, presidente della Assemblea Nazionale del Popolo, oltre a quello che ha avuto oggi con il governatore della People's Bank of China, la banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan. "L'obiettivo è molto chiaro - conclude Renzi - l'Italia a testa alta guarda al futuro con la decisione e la determinazione di chi  sa che in Cina tanti amano il nostro Paese, tanti vorrebbero acquistare i nostri prodotti e condividere le nostre esperienze culturali". 

 

 

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