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LI KA-SHING VIA DALLA CINA,
ORA GUARDA ALL'EUROPA

LI KA-SHING VIA DALLA CINA, <br />ORA GUARDA ALL EUROPA


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 26 gen. - Li Ka-shing, da diciassette anni l'uomo più ricco di Hong Kong, e quattordicesimo nella classifica mondiale dei Paperoni, non gode più del favore di Pechino e lascia la Cina per investire sul mercato europeo. In queste ore, il miliardario di Hong Kong sta definendo i dettagli di un maxi-contratto da 10,25 miliardi di sterline (13,64 miliardi di euro) per accaparrarsi O2, gigante della telefonia britannica. L'accordo, una volta finalizzato, porterebbe gli investimenti di Li in Gran Bretagna a superare i cinquanta miliardi di dollari in venti anni. Li Ka-shing ha fatto parlare di sé in avvio del 2015 soprattutto per l'operazione di ristrutturazione del suo impero, comunicata il 9 gennaio scorso che passa attraverso la società immobiliare Cheung Kong Holdings, e Hutchison Whampoa, multinazionale attiva nel settore dei porti, delle telecomunicazioni, dei servizi finanziari, dell'energia. Dopo l'annuncio della divisione delle attività di real estate dal resto del suo impero, le azioni di Cheung Kong Holdings e Hutchison Whampoa erano schizzate in Borsa, facendo guadagnare all'ottantaseienne miliardario di Hong Kong 2,3 milioni di dollari.

Oggi, però, Li Ka-shing è in crisi di consensi, almeno nella Cina continentale. Un editoriale del Global Times lo definisce con un termine equivoco in tempi di lotta alla corruzione: "grande tigre del settore immobiliare", viene definito dal quotidiano dei falchi del partito. Li non è più il "superman" che piace ai dirigenti del Pcc: la stampa cinese, anzi lo considera sorpassato a paragone con i nuovi miliardari cinesi del mondo della tecnologia, come Jack Ma di Alibaba e Lei Jun, lo "Steve Jobs cinese" della sorprendente Xiaomi. Li Ka-shing è colpevole di avere perso interesse nel mercato cinese negli ultimi anni. "Gli investimenti totali di Li Ka-shing in Cina sono oggi una goccia nell'oceano", scriveva nei giorni scorsi il Global Times.

Quella nei confronti di Li sembra una campagna portata avanti dai maggiori organi di stampa cinesi che si affrettano a sganciarsi dal grande vecchio, amico di Jiang Zemin. Solo quattro mesi fa, a settembre, Li Ka-shing era nella delegazione di settanta grandi businessman di Hong Kong che erano stati ricevuti con tutti gli onori a Pechino dal presidente Xi Jinping, mentre gli studenti universitari dell'ex colonia britannica davano il via a una settimana di scioperi, preludio, di lì a pochi giorni, all'inizio del movimento di disobbedienza civile di Occupy Central. Nella foto di gruppo al termine degli incontri, Li Ka-shing e Xi Jinping erano vicini, ma l'intesa era destinata a svanire a breve. Neppure il richiamo all'ordine di alcuni giorni più tardi da parte dello stesso Li era servito a riavvicinare le due parti. Durante i giorni più concitati delle proteste di Occupy Central, il miliardario di Hong Kong aveva chiesto agli studenti e agli attivisti che davano vita ai sit-in ad Admiralty, Mong Kok e Causeway Bay di mantenere la calma e di guardare alla situazione in prospettiva. "Non lasciamo che la passione di oggi venga amareggiata da anni di rimpianti - aveva dichiarato il tycoon dopo quasi tre settimane di proteste - Orgogliosi e a testa alta, forse è arrivato il momento di tornare a casa".

Oggi, Li Ka-shing - un patrimonio stimato dalla rivista Forbes in 34,1 miliardi di dollari - guarda all'Europa e divide le sue conglomerate per "fare ordine negli affari di famiglia", come scriveva nei giorni scorsi il Financial Times, e preparare la sua successione. L'impero finirà nelle mani del figlio Victor, come stabilito nel 2012. La divisione delle immense fortune in tarda età - un tratto che lo accomuna a Rupert Murdoch secondo il quotidiano della city - avrà come effetto quello di rendere più governabile l'intreccio di interessi tenuti insieme dal carisma del fondatore in una maniera non replicabile dagli eredi. E rappresenta per gli investitori la possibilità di scegliere su cosa puntare mentre perdura il raffreddamento del settore immobiliare in Cina.

 

26 gennaio 2015


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