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LE AMBIZIONI
RIDIMENSIONATE DI QIANHAI

LE AMBIZIONI <br />RIDIMENSIONATE DI QIANHAI


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 3 apr. - Il distretto finanziario di Qianhai, oggi ancora da realizzare, nella città di Shenzhen, a un'ora di viaggio da Hong Kong, soffre già della concorrenza di nuovi poli di attrazione di investimenti e di politiche finanziarie più rilassate da parte del governo centrale cinese, a cominciare dalla Zona di Libero Scambio di Shanghai. Le ambizioni del centro per la piena convertibilità dello yuan, la valuta cinese, stanno nei numeri che le autorità locali mettono in campo per lo sviluppo di Qianhai: 650mila abitanti entro il 2020, con un prodotto locale lordo di 25 miliardi di dollari all'anno, e investimenti per circa 400 miliardi di yuan, ovvero 46,7 miliardi di euro. Nel 2010, Pechino aveva dato l'ok allo sviluppo della zona da 15 chilometri quadrati che sorge nella città di Shenzhen, di fronte a Hong Kong, e da allora i grandi gruppi mondiali si sono accaparrati lotti di terreno su cui, nel prossimo futuro, sorgeranno attività commerciali, uffici, alberghi e residence di lusso. La promessa di Qianhai è quella di garantire agli investitori stranieri un accesso semplificato al mercato interno cinese, ma l'identità del nuovo polo finanziario è ancora incerta.

L'importanza per la Cina di questo piccolo centro alle porte di Hong Kong trova un riscontro simbolico nella visita a sorpresa di Xi Jinping nel dicembre 2012, pochi giorni dopo la nomina a segretario generale del Partito Comunista Cinese, al termine del diciottesimo Congresso del partito che lo aveva incoronato nuovo leader nazionale. La visita avvenne durante il primo viaggio all'interno del Paese, nel Guangdong, dove erano cominciate le riforme di Deng Xiaoping e dove suo padre, Xi Zhongcun, era stato, proprio in quel periodo, governatore. Una sorta di implicito passaggio di testimone, per Xi Jinping, per inaugurare una nuova era di riforme che portassero il suo marchio.

Al di là di parallelismi e di confronti storici, i dubbi sull'effettiva integrazione di questo polo nell'economia di Hong Kong e Shenzhen sono affiorati però da tempo tra gli economisti dell'ex colonia britannica. E anche le stesse autorità locali sembrano ridimensionare la portata di Qianhai come esperimento di riforme finanziarie. In un'intervista del luglio scorso al South China Morning Post di Hong Kong, il direttore amministrativo della nuova area, Zhang Bei, ha voluto dissipare le voci di una possibile concorrenza con l'ex colonia britannica. "Non vogliamo competere con Hong Kong in aree dove Hong Kong ha già svolto un gran lavoro - aveva detto Zhang - Piuttosto vogliamo essere d'aiuto". Come esempio, Zhang aveva citato la possibilità che Qianhai possa diventare la sede degli uffici commerciali delle grandi banche che hanno già il loro quartier generale a Hong Kong.

La sola vicinanza con Hong Kong non sembra giovare, per il momento, alla zona sperimentale di Qianhai. Grandi nomi come China Taiping Life Insurance o il gigante del petrolchimico cinese Sinopec stanno considerando seriamente l'ipotesi di abbandonare l'area della città di Shenzhen a favore dei 29 chilometri quadrati della Free Trade Zone di Shanghai, inaugurata a settembre scorso (anche se in tono minore, con la vistosa assenza del primo ministro Li Keqiang alla cerimonia). La differenza tra i due poli sta, secondo gli esperti, nel sostegno che riceverebbero dalle autorità e nell'impatto economico: più limitato a Hong Kong, quello di Qianhai; più aperto a tutta la Cina, quello della Free Trade Zone di Shanghai, che viene generalmente considerata un laboratorio delle riforme economiche che Pechino vuole mettere in campo nei prossimi anni.

Il rischio è che Qianhai diventi una sorta di dependance di lusso dell'ex colonia britannica, nonostante i dati presentati dalle autorità locali. Entro la fine del 2015, i prestiti offshore in yuan sono destinati a decuplicarsi rispetto ai volumi registrati nel primo anno di status di area sperimentale, il 2010, quando ammontavano a circa 10 miliardi di yuan. Il risultato sarà raggiungibile grazie alla vicinanza con Hong Kong, la maggiore piazza offshore della valuta cinese al mondo, con 960 miliardi di yuan, circa 112 miliardi di euro al cambio attuale, nei suoi forzieri. Ma anche questo potrebbe non bastare. Qianhai non ha un grande potenziale di attrazione su Hong Kong, o comunque minore di quanto si aspettano le autorità cinesi. I gruppi dell'ex colonia britannica che hanno registrato una sede nella nuova area sperimentale sono meno del 6% del totale, scriveva il mese scorso la Xinhua, che imputava lo scarso successo di Qianhai proprio alla concorrenza con la più nota Free Trade Zone di Shanghai, a tutt'oggi la vera concorrente di Hong Kong come primo polo finanziario in Asia.

 

3 aprile 2014


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