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LA NUOVA VIA DELLA SETA
TRA SCETTICISMO E SPERANZA

LA NUOVA VIA DELLA SETA <br />TRA SCETTICISMO E SPERANZA


Di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest
 


Pechino, 24 lug. - L'iniziativa della via della seta cinese, a quasi due anni dal lancio, potrebbe rivelarsi un'opportunità anche per i mercati europei, oltreché per la Cina, oppure ridursi a una serie di annunci ai quali non verra fatto seguito per una serie di problemi connessi con i territori e gli Stati che attraverserà. Annunciata ufficialmente dal presidente cinese, Xi Jinping, durante il viaggio in Kazakistan del settembre 2013, il futuro della nuova via della Seta cinese si muove tra questi due poli opposti, in campo politico, con tutte le difficoltà legate al tentativo di interconnessione tra popoli che spesso non dialogano tra di loro. In campo economico, rappresenta per Pechino un'iniziativa utile per esportare tecnologie e materiali di cui ha eccedenze in patria, anche se il governo cinese tiene più agli accordi bilaterali che alla sfera multilaterale. La nuova via della Seta si scontrerà anche con i problemi relativi alla sicurezza nelle aree interne, a cominciare dalla regione autonoma dello Xinjiang, che pongono più di un grattacapo ai vertici politici di Pechino.
 
Le luci e le ombre dell'iniziativa cinese sono al centro del convengno promosso dal Turin World Affairs Institute sul tema "Perspective on the eurasian connectivity: realising the benefits from sustainable competitiveness", svoltosi al campus Luigi Einaudi di Torino. Tra gli snodi centrali della nuova Via della Seta cinese a rivestire un ruolo particolare, soprattutto per la logistica, è il Kazakistan, spiega Alexander Van Der Putte, docente della IE Business School e membro della National Investment Corporation del Paese centro-asiatico. "Passando per la linea dell'Asia centrale che attraversa il Kazakistan, le merci arriveranno nei mercati europei in otto giorni, contro i 45 che ci impiegano via mare. La nuova via della Seta - spiega - fornisce un buon equilibrio tra i costi di spedizione e il tempo di arrivo delle merci a destinazione". I punti di forza della via della Seta sono al centro anche dell'intervento di Edoardo Reviglio, di Cassa Depositi e Prestiti, secondo cui la nuova via della Seta potrebbe essere "la più grande trasformazione a cui assisteremo nel corso del ventunesimo secolo".
 
Lo scetticismo attorno all'iniziativa cinese riguarda soprattutto la sicurezza delle rotte su cui viaggeranno merci e tecnologie. "Per realizzare la Via della Seta - spiega Edward Luttwak, intervenuto al convegno - occorre tenere presente le differenze che si incontreranno come nel caso del confine turco-iraniano, che segna il confine tra sunniti e sciiti. La via della seta è prima di tutto un fenomeno politico". Anche il Kazakistan potrà avere un ruolo importante nello sviluppo della Via della Seta, spiega l'analista, almeno allo status quo delle relazioni internazionali. "Il governo kazako è un dittatura, ma non repressiva, o poco, e distribuisce la ricchezza. E' corrotto, ma non vive di corruzione, e ha un tacito sostegno da parte degli Stati Uniti: anche questo non è secondario".
 
Sul tema della sicurezza nell'area si sofferma, invece, Raffaello Pantucci, direttore del dipartimento di International Securities Studies presso il Royal United Services Institute di Londra. "Ci sono due aspetti in particolare di cui tenere conto, soprattutto se si considera che ci sarà un elevato numero di persone e di merci che attraverseranno questa regione: il primo è la sicurezza interna nei singoli Paesi. I Paesi dell'Asia centrale, esclusi Pakistan e Afghanistan, non hanno mai realmente preoccupato per quanto riguarda la sicurezza. Se si guarda, però, ai Paesi presi singolarmente, come il Tagikistan per esempio, hanno problemi a di sicurezza interna. Ci sono poi problemi esterni, come per esempio la situazione in Afghanistan: è qualcosa che si protrae nel tempo, ma i talebani sono un organizzazione settaria che si concentra soprattutto sull'Afghanistan, piuttosto che su una possibile espansione in Asia centrale. Ci sono, però, alcuni porti franchi che potrebbero essere utilizzati da persone che vogliono unirsi ad alcuni gruppi jihadisti. I problemi sono, quindi, sia interni che esterni ai singoli Paesi".
 
Il tema della stabilità dell'area è condiviso anche da Xie Tao, esperto di relazioni internazionali e docente alla Beijing Foreign Studies University. "Una stabile, se non prospera, Asia centrale è una pre-condizione per il successo della via della Seta, ma tutti noi sappiamo quanto questo piano sia minato dal caos in Medio Oriente e in Afghanistan e dall'instabilità poltica all'interno dei vari Paesi.  La Cina ha finora dato per scontato lo scenario migliore, ma cosa succederà se ci saranno altre rivoluzioni colorate? O un altro scontro tra i vari gruppi etnici all'interno di queste regioni? Questo potrebbe danneggiare i collegamenti economici tra Cina e Unione Europea". Lo scetticismo legato alla Via della Seta è, però, anche di altra natura, e legato, in questo caso, alle decisioni della leadership cinese. "Nel lungo termine ci sono molte sfide - conclude - Penso che la Cina potrebbe voltare le spalle a questa iniziativa e che questo possa tramutarsi in un altro esempio di approccio in stile "grande balzo in avanti" da parte della leadership cinese. Tutti stanno parlando di questa iniziativa e qualcuno sta già pensando che entro la fine di quest'anno i leader non ne parleranno già più".

 

24 luglio 2015

 

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