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di Geminello Alvi

LA SVOLTA DEL CICLO CINESE

LA SVOLTA DEL CICLO CINESE<br />


di Geminello Alvi


Ancona, 18 mar.- Mentre l’Economic Daily News dava notizia che Xingrun Properties, nella città costiera di Ningbo, sarebbe a rischio di un collasso con debiti per $570 milioni, Zhiwei Zhang, di Nomura dichiarava al Telegraph che una seria correzione del mercato immobiliare potrebbe generare una crisi sistemica in Cina.  Secondo i pessimisti in effetti circa due terzi delle case cinesi in costruzione nel 2013 parrebbero a rischio di evolvere con lo sgonfiarsi del boom immobiliare a delle città fantasma. Ed esse intanto si sarebbero già estese intanto ad almeno altri otto siti dopo i disastri di Ordos e Wenzhou. Sempre secondo Nomura va notato come lo spazio pro capite in Cina abbia raggiunto i 30 metri quadri, superando ormai il livello del Giappone nel 1988, poco prima del grande crollo Uno studio dell’IMF spiegava inoltre che il rapporto degli investimenti immobiliari al prodotto lordo aveva già raggiunto il 9,5% nel 2012, superiore ai picchi giapponesi e coreani, e al di sopra pure del picco raggiunto dagli Stati Uniti durante la crisi dei subprime.

Inizia a dubitarsi insomma da più parti che l’urbanizzazione cinese seguiterà a sostenere la domanda di case negli anni a venire. Anche perché a forza lavoro si era contratta in Cina di 3,45 milioni di unità nel 2012 e di 2,27 l’anno seguente, e il rallentamento demografico inizia a farsi sentire. Il numero di migranti dalle campagne alle città risultava calato a 6.3 milioni già nel 2010 e sempre secondo Nomura potrebbe verificarsi addirittura un  saldo netto in uscita dal 2016. Va inoltre tenuto in conto che le autorità cinesi stanno cercando di riassorbire la sterminata bolla creditizia avviata nel 2009, ma è evidente che il sistema bancario ombra complica non poco questo intento. Infine va considerato come lo yuan sia giudicato da diversi analisti ormai sopravvalutato tra il 15 e il 25%. E anche l’inizio di un indebolimento dello Yuan viene già interpretato come un tentativo di ammorbidire lo shock che la deflazione del credito sta inducendo. In particolare secondo Kit Juckes, di Société Générale, crescita salariale e declino della produttività hanno seriamente indebolito la produttività cinese, e il cambio dello yuan col dollaro potrebbe peggiorare una volta rotta la soglia di 6.20-6.25. Ma se fosse vero ne risulterebbe che crisi immobiliare, svolta del ciclo del credito, debole competitività potrebbero avviare la Cina all’esportazione della capacità in eccesso e generare così impulsi deflattivi nel resto del mondo.   

 

18 marzo 2014


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