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di Geminello Alvi

LA SPROPORZIONE TRA DEBITO
E CRESCITA IN CINA

LA SPROPORZIONE TRA DEBITO<br />E CRESCITA IN CINA


di Geminello Alvi

 

Ancona, 13 gen. - La precaria situazione dell’economia mondiale dal 2008 può riassumersi nella sproporzione tra i valori raggiunti dagli attivi e la difficoltà crescente a remunerarli. E come la sproporzione tra capitale e crescita effettiva ha iniziato la crisi così essa spiega perché lo scenario economico seguiti a complicarsi.  Le distorsioni indotte da un eccesso di capitale e le sue conseguenze si ritrovano del resto tutte pure nell’evolversi della situazione cinese. Dove l’intento del Presidente Xi Jinping di ripulire l’economia cinese dal credito in eccesso è complicato dagli effetti del rallentarsi della crescita sull’indebitamento del sistema finanziario, soprattutto sul sistema bancario ombra.

 

E perciò David Cui e Tracy Tian di Bank of America nel loro ultimo rapporto scrivono: “Lo scenario più verosimile è una brutta crescita del debito, mentre la crescita si rallenta, seguita da un credit crunch nel sistema bancario ombra, e da una potente ricapitalizzazione bancaria.” Già alla fine del 1990 per salvare gli istituti di credito la Cina dovette impiegare circa il 15% del Pil, ma la sproporzione ora risulterebbe di molto aggravata per tutto il debito accumulato da un sostegno creditizio sproporzionato. Basti rammentare solo che il ritmo di crescita dei prestiti cinesi negli ultimi cinque anni è stato doppio di quello del Giappone nel periodo consimile, prima che la bolla Nikkei scoppiasse nel 1990.

 

A complicare il rientro ordinato da questo eccesso di debito  c’è del resto anche il suo altro effetto: l’eccesso di capacità produttiva, confermato da un calo dell’indice dei prezzi alla produzione negli ultimi due anni e mezzo almeno. Come il rallentamento dei prezzi al consumo anch’esso ha per effetto un aumento del costo reale del credito, che tra l’altro per le imprese s’è già di molto accresciuto negli ultimi anni. E del resto pure lo yuan si è rivalutato potentemente sullo yen giapponese nell’ultimo biennio E secondo alcune stime dei tassi di cambio effettivi reali la Cina ha perso il suo vantaggio competitivo, e lo yuan risulta sopravvalutato, anzitutto rispetto alla struttura dei costi unitari del lavoro. Peraltro la questione del cambio col dollaro non sarà affatto indolore da risolvere, considerando che settori dell’economia cinese si ritrovano ad aver contratto consistenti prestiti in dollari. Si ripropone così la più classica sequenza di rientro da una crisi di sproporzione.
 

 

13 gennaio 2014

 

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