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Linea di massa

LA CAMPAGNA DI CRITICA
PARTE DA CHONGQING

LA CAMPAGNA DI CRITICA <br />PARTE DA CHONGQING


di Antonia Cimini

 

Pechino, 30 set. - La campagna di critica e autocritica entra nel vivo in Cina, dopo la performance del presidente Xi Jinping al consiglio regionale dello Hebei trasmessa in tutto il paese dalla tivvù nazionale.

 

Nel fine settimana, Chongqing, l’antico baluardo della propaganda rossa del decaduto leader Bo Xilai, è stato il primo governo locale a mettere in atto la nuova linea guida sulla disciplina voluta da Xi. Il consiglio amministrativo della megalopoli, composto da 12 delegati, si è riunito da venerdì a domenica per sessioni di revisione del proprio operato e analisi del lavoro dei colleghi e del governo locale tutto. Il segretario di partito di Chongqing, Sun Zhengcai, ha guidato i lavori. La sessione si è aperta con la proiezione del servizio televisivo trasmesso da CCTV la scorsa settimana della riunione di autocritica guidata da Xi Jinping nello Hebei. I presenti hanno poi letto e analizzato gli editoriali del Quotidiano del Popolo, gli articoli dell’agenzia ufficiale Xinhua e i testi del presidente sulla condotta, prima di passare alla pratica sull’esempio del segretario di partito.

 

Sun Zhengcai è stato il primo ad aprire il round di autocritiche e a commentare sull’operato dei sottoposti. A turno gli altri hanno fatto lo stesso, stendendo alla fine una lista di 130 motivi di critica, secondo la stampa locale. Alcuni ufficiali hanno confessato di indulgere troppo nei privilegi della propria posizione, di amare i banchetti e le feste, di intrattenere troppe relazioni interessate, di essere deboli nella scelta di collaboratori validi, di prediligere il dare ordini piuttosto che l’essere presenti a risolvere problemi, di conoscere poco i bisogni dei cittadini, di essere troppo lontani dalla base. La lista è lunga e ben risponde al profilo del quadro di partito spendaccione, propenso alla corruzione ed ideologicamente debole a cui il presidente Xi Jinping ha deciso di fare guerra.

 

La stampa cinese scrive che, sebbene ci fossero "facce rosse e fronti grondanti sudore", l’atmosfera era "rilassata ed armoniosa". La tecnica dell’autocritica, però, è stata in tempi non troppo lontani uno dei metodi più feroci per sbarazzarsi di rivali e seminare terrore. Durante gli anni del maoismo le sessioni di critica ristabilivano la linea del partito qualora ci fosse una minaccia al potere. La nuova generazione al potere ha quest’anno rispolverato vecchie pratiche maoiste per riaffermare le linee guida sulla disciplina e imporre uno stile politico più vicino alle masse, nel timore di una perdita di influenza del Partito Comunista sulla società in transizione. Ai funzionari è chiesto, infatti, di eliminare formalismo, burocratizzazione, edonismo e forme di stravaganza.


La prima sessione di critica ed autocritica, trasmessa in un servizio in prima serata durato più di 20 minuti, ha però suscitato critiche e timori in Cina. Per alcuni osservatori Xi ha rivelato pratiche e intenzioni conservatrici in questi primi mesi al potere. “Quando il Partito comunista prese il potere, Mao riassunse le virtù che portarono i comunisti al potere nel 'venire dalle masse e andare alle masse', fra le altre; Xi sembra essere molto tradizionale a questo proposito e propenso a seguire quella linea” spiega lo storico Zhang Lifan ad AgiChina24.

 

Lo scorso giugno Xi Jinping avrebbe chiesto anche ai 25 membri dell’Ufficio Politico che presiede di tenere sessioni di autocritica, durante quattro giorni di riunioni, e più volte ha ripetuto ai funzionari di seguire gli insegnamenti di Mao Zedong nell’essere esempio per la popolazione.

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