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INQUINAMENTO: IL KILLER
IN GRIGIO CHE SPAVENTA LA CINA

INQUINAMENTO: IL KILLER <br />IN GRIGIO CHE SPAVENTA LA CINA<br />


di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella


Roma, 29 apr.- Ottima didattica, ma non solo. Oggi in Cina la scuola viene scelta sulla base di un nuovo  fattore discriminante: il sistema di filtraggio dell'aria. Già, perché quello dell'inquinamento è ormai un problema che interessa da vicino i più piccoli. E si fa strada la percezione che una scuola che non sa proteggere i suoi alunni, non è una buona scuola. Ma respirare in modo sano non è un diritto di tutti: solo gli istituti d'elite possono permettersi apparecchi sofisticati da oltre 3mila dollari come quello, ad esempio, messo in commercio dalla compagnia svizzera IQAir, o possono affrontare i costi di impianti sportivi del tutto coperti e purificati. Va da sé che solo i figli dei più benestanti possono respirare a pieni polmoni. Almeno durante l'orario scolastico.

Per il resto della giornata i bambini cinesi sembrano sottoposti a un vero e proprio coprifuoco. Niente gite, attività all'aperto, né incontri con gli amici o corse nel parco. Per molti bambini il prezzo di una giornata spensierata all'aperto è troppo alto: tosse persistente e naso tappato. E' questo il caso, ad esempio di Wu Xiaotian, 3 anni appena, che con quei sintomi ha imparato a convivere e che ogni sera deve sottoporsi a inalazioni. La storia di Xiaotian, raccolta dal New York Times, non è un'eccezione in Cina, dove sempre più persone stanno cominciando a modificare il proprio stile di vita (e quello dei loro figli). Ed ecco che molti ricchi fanno le valige per emigrare verso Paesi più verdi e le vacanze si trascorrono dove l'aria è pulita, come il Tibet, l'isola di Hainan o il Fujian.

Insomma nella Cina del 2013 l'ago della bilancia è rappresentato i dati sulle polveri sottili nell'atmosfera rilasciati dal Centro Monitoraggio Ambientale della municipalità di Pechino. Cifre che, nonostante non siano affatto rincuoranti, non convincono del tutto. "Non mi fido delle misurazioni del governo" sostiene un uomo. 

A gennaio, quando una coltre di smog avvolse per giorni la capitale e buona parte del Paese il Centro per il Monitoraggio Ambientale segnava una densità di polveri 2.5 di oltre 700 microgrammi per metro cubico in molte aree della città, un valore che supera di quasi trenta volta la concentrazione massima di polveri sottili considerata accettabile dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, che fissa in 25 microgrammi per metro cubo la soglia di sicurezza. Picchi record hanno toccato i 993 microgrammi per metro cubo. Ma sono in molti a chiedersi quanto i dati siano ritoccati per difetto. Dal giugno del 2012, infatti, irritato dai dati allarmanti sull'inquinamento forniti dall'ambasciata degli Stati Uniti, il governo cinese ha fatto sapere che le ambasciate straniere non potranno più emettere cifre sullo smog. Insomma: a certificare il livello di inquinamento del Paese, potrà essere solo il governo.

Per far fronte al problema grigio Pechino si è prefissata una tabella di marcia molto ambiziosa Obiettivo: ripulire il Paese. Il ministero per la Protezione Ambientale prevede, quindi, una riduzione del 2% delle emissioni entro la fine del 2013 mentre entro il 2015 una riduzione del PM10 compresa tra l'8% e il 15% rispetto ai livelli attuali, e una riduzione del PM2.5 tra il 4% e il 15%. I livelli di anidride solforosa dovrebbero scendere di una percentuale compresa tra il 6 e il 14%, mentre il diossido di azoto dovrebbe diminuire rispetto ai livelli del 4% - 10%.

D'altronde il problema non può più essere re-inviato: secondo un rapporto della Deutch Bank pubblicato a febbraio se il Drago manterrà gli attuali ritmi di emissioni auto e di impiego de carbone, il livello di inquinamento peggiorerà del 70% entro il 2025. Nei primi 3 mesi dell'anno invece, riportava qualche settimana fa il Beijing News, il livello di concentrazione di diossido di azoto e di particolato – due principali agenti inquinanti – nelle polveri sottili è cresciuto del 30% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Studi accademici e medici stranieri di questo tipo sono sempre più frequenti,accrescendo la consapevolezza sulle conseguenze dell'aria irrespirabile. I dati sono allarmanti.

Secondo una ricerca pubblicata a dicembre sulla rivista medica britannica Lancet, nel 2010 l'inquinamento ha ucciso prematuramente oltre 1,2 milioni di cinesi, circa il 40% del totale a livello mondiale. In pratica, secondo i ricercatori, l'aria è la quarta causa di morte in Cina, dopo la cattiva alimentazione, la pressione alta e il fumo.

Ma non tutti ne sono a conoscenza: la sezione "morti premature" dello studio del 2007 "Costs of Pollution in China" condotto dalla Banca Mondiale e dall'Amministrazione cinese statale per l'Ambiente fu all'epoca completamente rimossa da alcuni  funzionari. Dalla ricerca emergeva che ogni anno nel Paese morivano di smog tra le 350mila e le 400mila persone.

Resta un "segreto di stato" anche il livello di contaminazione del suolo. Come ribadito a febbraio dal ministero per la Protezione Ambientale, rigettando la richiesta di rendere noto lo stato di salute della Cina. Negli stessi giorni il governo si è mostrato però più limpido sul tema dei tumori, ammettendo per la prima volta l'esistenza di "villaggi cancro": zone in cui l'utilizzo di materiali chimici tossici e nocivi ha reso allarmante lo stato dell'acqua e dell'atmosfera tanto da rendere questi luoghi 'terreno fertile' per lo sviluppo di carcinomi.

Qualche settimana fa a Pechino si è tenuta la Settimana nazionale di Prevenzione e cura del Cancro dallo slogan "Proteggi l'ambiente, tieni lontano il tumore". Mentre il tasso di malati in altre parti del mondo scende, in Cina è destinato a salire ancora. Secondo lo Zhejiang Science and Technology News Net ogni anno a oltre 3,5 milioni di cinesi viene diagnosticato il cancro. A incidere sulla mortalità – si legge in un paper del Journal of Oncology Practice, pubblicato dall' American Society of Clinical Oncology – sono soprattutto la disinformazione sulla prevenzione e la sfiducia nei dottori.  Un fenomeno, quest'ultimo, in cui - secondo lo studio cui ha preso parte tra gli autori anche un'oncologa cinese, Lucy Lu - i dottori cinesi hanno la loro parte di colpe: molti di loro, infatti, temendo di essere incolpati dai dirigenti ospedalieri di "cattivi risultati" o di "accrescere il numero di morti" finiscono per muoversi in modo da tutelare sé stessi anziché i pazienti.

Dalle piaghe interne agli incidenti diplomatici con il Giappone. Dopo il braccio di ferro sulle isole  contese tra Pechino e Tokyo, dal Giappone si leva oggi n grido di protesta contro l'inquinamento d'oltre muraglia. La voce è quella di Osamu Nagafuchi, ingegnere ambientale nipponico, secondo cui lo smog che arriverebbe dalla Cina sarebbe la principale causa della morte di parte della vegetazione dell'isola di Kyushu. "La nostra isola è sottovento rispetto alla Cina" spiega il sindaco dell'isola Koji Araki. Per le sue ricerche Nagafuchi ha posto una stazione di misurazione sull'isola di Yakushima, a sud di Kyushu. Ed è li che ha raccolto le prove della sua tesi, sostiene l'ingegnere. "Quando il vento soffiava da Pechino o da Tianjin la foschia raggiungeva il suo massimo". "Questa è la testimonianza che  quando un Paese così grande punta sulla rapida industrializzazione, gli effetti si registrano ovunque" conclude Nagafuchi assicurando che nella sua teoria non c'è nessun fine politico.

 

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