Focus

Terre rare

INDONESIA E CINA DIVISE DAI MINERALI

INDONESIA E CINA DIVISE DAI MINERALI


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Pechino, 15 gen. - Le risorse minerarie dividono Cina e Indonesia. Domenica scorsa, a Jakarta, è entrata in vigore una legge che ne limita le esportazioni, una misura che va a danneggiare soprattutto Pechino, grande importatore della materie grezze, di cui l'Indonesia ha enormi giacimenti. Da sola Jakarta produce circa il 20% del nichel mondiale, secondo le stime di Goldman Sachs. Il bando alle esportazioni dei materiali grezzi vede in prima fila il nichel e la bauxite non lavorati che, fino a oggi, Pechino importava e poi produceva nei propri stabilimenti. I numeri dell'export indonesiano combinati con quelli della produzione cinese certificano lo squilibrio a cui Jakarta ha deciso di porre fine: le miniere indonesiane nel 2013 hanno prodotto 250mila tonnellate di nichel, ma solo 16mila tonnellate sono state lavorate in patria. La Cina, al contrario, ne ha raffinato mezzo milione di tonnellate, lo scorso anno.

Il rimedio di Jakarta è la chiusura, almeno parziale, delle esportazioni, per evitare ricadute sul mondo del lavoro nel settore minerario e un minore gettito fiscale, derivante dall'indotto del settore. I produttori e i raffinatori locali potranno utilizzare i prossimi cinque anni per sviluppare gli stabilimenti di trasformazione delle materie prime. "Un tempo sufficiente" a raggiungere l'obiettivo, aveva precisato il direttore tecnico del Ministero dell'Energia e delle Risorse Minerarie di Jakarta, Bambang Susigit, sulle pagine del Jakarta Post. Sotto la pressione dei maggiori gruppi del settore, come Newmont Mining e Freemont McMoRan Cooper & Gold, il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ha però voluto inserire una sorta di scappatoia legale al bando sull'export dei minerali grezzi, escludendo dalla legge i concentrati di rame almeno fino al 2017.

L'enorme quantità di materiale grezzo proveniente da Jakarta e lavorato in Cina ha fatto infuriare gli stessi esponenti del governo indonesiano in visita a Pechino, fino alla reazione del ministro per l'Industria, Jero Wacik. "Niente più esportazioni" aveva tuonato nei giorni scorsi. Pechino, dal canto suo, è preoccupata perché importa dall'Indonesia un quarto della sua bauxite, anche se i timori per un riequilibrio delle importazioni non traspaiono dalla stampa nazionale. La situazione interna del Paese è soggetta a cambiamenti: le elezioni presidenziali di aprile segneranno la fine degli anni di Yudhoyono, che non potrà essere rieletto dopo due mandati, e la Xinhua, in un articolo della scorsa settimana, si è concentrata sui possibili elementi di debolezza della nuova legge.

All'indomani dell'entrata in vigore della nova legge, un quotidiano australiano, il Sydney Morning Herald, sembrava in qualche modo prospettare una via d'uscita per Pechino, ricordando che l'Australia ha grandi riserve di bauxite in Australia occidentale, nel Queensland e nei Northern Territories. E a trarne un vantaggio potrebbero essere i maggiori gruppi australiani del settore, Rio Tinto e BHP Billiton. Pechino per il momento è coperta. Gli stabilimenti cinesi di trasformazione della bauxite hanno lavoro assicurato per i prossimi nove mesi: una strategia messa a punto già da tempo dagli industriali -ha spiegato al quotidiano australiano un analista del settore- per prendere tempo in previsione dell'entrata in vigore della nuova legge anti-esportazioni di Jakarta.

 

© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci