Focus

di Claudia Astarita

IL REBUS DEL TERZO PLENUM

IL REBUS DEL TERZO PLENUM


di Claudia Astarita


Dal suo blog Cina 3.0


Melbourne, 13 nov. - Il Terzo Plenum è finito e, con l’eccezione di una manciata di burocrati, nessuno sa che cosa farà la Cina per risolvere i suoi problemi economici, politici, ma anche sociali, inquinamento, sanità e welfare inclusi.


Pensate sia strano? Perché a dire il vero sarebbe stato strano il contrario. E non tanto perché la Repubblica popolare è un paese chiuso, autoritario, dove già l’accesso a informazioni apparentemente banali è limitato, figuriamoci quello alle notizie davvero riservate. Di cosa farà la Cina oggi non sappiamo niente perché è bene che sia così. Perché nessun paese, neppure il più trasparente, ha mai definito punto per punto tutti i provvedimenti che aveva in mente di implementare. E anche quando questo è stato fatto i programmi, alla fine, raramente sono stati rispettati .


Alla fine di questo Plenum, però, qualcosa è stato detto. E chi conosce la Cina sa che le previsioni più attendibili sono quelle che si basano su due elementi: esplicite dichiarazioni dei membri del Comitato permanente del Pcc, e eventuali metafore, slogan e citazioni fatte proprie dal Presidente in carica.


Per poter commentare il Terzo Plenum, quindi, è necessario raccogliere una serie di frasi che, per quando sconnesse possano sembrare, in realtà fanno parte di un disegno molto più preciso.


1) Il processo di riforme dovrà essere complessivamente intensificato (Traduzione: il Partito è perfettamente consapevole della necessità di riformare il paese ed è determinato a farlo, seguendo le sue regole e le sue priorità).

 

2) L'economia manterrà un "ruolo decisivo" nell’allocazione delle risorse (Traduzione: la crescita economica resta il pilastro fondamentale della politica cinese. Conclusione ovvia, visto che solo con la crescita economica è stato possibile soddisfare le richieste e le ambizioni di più di un miliardo di persone, permettendo al Partito di recuperare fiducia e credibilità quando i presidenti non avevano più il polso di Mao Zedong e Deng Xiaoping).

 

3) In particolare, “le dinamiche di mercato garantiranno la buona allocazione delle risorse e alle imprese private verrà concesso lo stesso spazio fino ad oggi garantito solo a quelle pubbliche per contribuire allo sviluppo sociale ed economico del paese”. (Traduzione: le grandi aziende di stato continueranno ad esistere, ma gli stranieri – di cui la Cina, oggi, ha un disperato bisogno, possono stare tranquilli perché il paese, con i suoi tempi, diventerà sempre più libero. Solo economicamente e finanziariamente parlando, ovviamente).

 

4) “Riforma del modello di residenza”, intesa come impegno a fare in modo che “anche i contadini possano godere dei benefici dell’urbanizzazione tanto quanto gli abitanti delle città, se si spostano a lavorare nei centri urbani, e “riforma agraria”, annunciata con la promessa di guadagni maggiori per i contadini dalla vendita della loro terra. (Traduzione: non abbiamo ancora deciso come intervenire, ma è arrivato il momento per riorganizzare la vita delle campagne e delle città).

 

A chi ritiene che si tratti di dichiarazioni che rimarranno senza seguito, andrebbe ricordato che la Cina ha una serie di problemi concreti che non può più permettersi di accantonare. Anzi, il Terzo Plenum ne ha già accantonati parecchi, perché la dichiarazione finale non contiene nulla che possa far pensare che tra le priorità dei leader ci sia oggi quella di puntare, ad esempio, sul welfare e sulla lotta all’inquinamento. Ma è anche vero che non si può risolvere tutto contemporaneamente. Nonostante questo, dopo anni di silenzio è positivo che la volontà di occuparsi di riforma agraria, diritti di residenza e liberalizzazione dei mercati sia stata messa nero su bianco.

 

Infine, ci sono altri due dettagli che meritano attenzione.  Anzitutto l’inserimento, nel comunicato finale, di un punto. Quello relativo alla creazione di una commissione per la sicurezza dello Stato per "migliorare la governance sociale e salvaguardare gli interessi del popolo". In secondo luogo, il riferimento di Xi Jinping alla necessità di “attraversare il fiume cercando a tastoni le pietre”.

 

Abbiamo già scritto che Xi Jinping sogna di passare alla storia come il Terzo Grande Timoniere, e abbiamo anche già parlato di tutte le sue iniziative “nao-maoiste”. Con il terzo Plenum, Xi Jinping ha creato anche un solido legame con Deng, perché quella del cercare a tastoni le pietre è una frase attribuita a lui, quando cercava di spiegare come le riforme economiche della fine degli anni ’70 sarebbero andate avanti per piccoli, piccolissimi passi. Ma avrebbero ottenuto risultati straordinari, anche grazie alla fiducia della popolazione e al controllo della stessa, necessario “solo” per evitare inutili e poco produttive perdite di tempo.

 

Quindi ci risiamo. Xi Jinping ha giocato le sue carte: è partito dalle riforme più urgenti (economia e campagne), ha bisogno di una nuova commissione per la sicurezza per evitare che qualcuno gli metta i bastoni tra le ruote, procederà a piccoli ma iper-innovativi passi, e sa che, non appena riuscirà a ottenere qualche risultato, per quanto piccolo, riconquisterà la stima e la fiducia del suo popolo. E un piccolo posticino al fianco degli altri due Timonieri.

 

13 novembre 2013

 

SPECIALE TERZO PLENUM

 

© Riproduzione riservata

每日意大利

LE VIE DEL BUSINESS

Le vie del business
ABO About Oil
medi telegraph
Guida Monaci