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Il mito di Bruce Lee aiuterà a vincere
la campagna elettorale a Hong Kong

Il mito di Bruce Lee aiuterà a vincere<br />la campagna elettorale a Hong Kong<br />


Di Francesco Palmieri

Hong Kong, 17 feb. - Il cambio al vertice del governo di Hong Kong, con l'elezione del nuovo capo dell'esecutivo fissata il 26 marzo prossimo, potrebbe significare anche la "pace" fra l'ex colonia britannica e il suo figlio più illustre: Bruce Lee. Con il Piccolo Drago, morto il 20 luglio del '73,  Hong Kong è sempre stata avara o tardiva nei riconoscimenti. Ma il candidato che sta crescendo nei sondaggi quale prossimo Chief Executive, John Tsang, ha assicurato l'intenzione di dedicare a Lee "a street, a road, or an avenue".

Tsang, 65 anni, che ha svolto senza interruzione dal 2007 al 16 gennaio scorso il delicato incarico di segretario alle Finanze di Hong Kong, ha manifestato la sua simpatia per il Piccolo Drago nel corso del videoforum promosso dal quotidiano South China Morning Post. Rispondendo ai giornalisti nella diretta Facebook, quella su Bruce è stata la seconda domanda rivoltagli prima di spinosi interrogativi politici, a testimonianza di quanto sia sentita la questione dall'opinione pubblica locale. Tsang ha promesso che se diventerà capo dell'esecutivo prenderà seriamente in considerazione l'idea di intitolare una strada al mitico marzialista e attore, grazie a cui i cinesi infransero i vecchi cliché occidentali e i ghetti di Hollywood, dove i "gialli" erano o perfidi come Fu Manchu o caricature col codino.

"Essendo cresciuto negli Stati Uniti, conosco molto bene tutto ciò" ha detto Tsang: "Come sapete, negli Usa ci sono un sacco di stereotipi, c'è una certa immagine degli asiatici in America. Con Bruce Lee le cose sono assai cambiate. Lui diede virilità agli asiatici e fu qualcosa che non era mai accaduto in America". Tsang ha ammesso di avere personalmente sofferto certe forme di razzismo quando, con i genitori, si trasferì a tredici anni a New York dove proseguì gli studi: "Ho vissuto negli States per circa vent'anni e mi sono battuto molte volte per strada a causa di insulti razziali. A volte ho vinto, altre ho perso… Non puoi sempre battere tutti", ha raccontato nel videoforum. Lui mise comunque a frutto le abilità marziali acquisite con la pratica dello stile Hung Kyuhn, uno dei più reputati nel Kung Fu cantonese e che vanta tra i campioni del passato il rinomato Wong Fei Hung, protagonista di novelle popolari e ispiratore della più lunga epopea nella storia del cinema, con oltre cento film interpretati da diversi attori dal 1949 a oggi. Tsang, inoltre, fece le scuole primarie dai Fratelli delle Scuole Cristiane del La Salle College a Kowloon, lo stesso istituto frequentato da Bruce Lee.

A dispetto della popolarità mondiale, le autorità pubbliche hongkonghesi non hanno fatto mai nulla per onorare la memoria di Lee, lasciando ai privati qualsiasi iniziativa: la stessa statua bronzea eretta al Piccolo Drago sul waterfront kowloonese fu finanziata dai fan e inaugurata solo il 27 novembre 2005, nella ricorrenza del compleanno dell'attore. Bisognò aspettare il 2013, quarantennale della morte, per l'inaugurazione di una grande mostra temporanea all'Hong Kong Heritage Museum. L'irritazione dei fan (che intanto si sono moltiplicati anche in Cina Popolare in misura esponenziale) è stata esacerbata pure dall'indifferenza del governo locale per le sorti dell'ultima abitazione di Bruce, la villa nel quartiere residenziale di Kowloon Tong che il nuovo proprietario trasformò in albergo a ore. Le autorità locali, sebbene non lo abbiano mai ammesso, non hanno probabilmente smaltito l'imbarazzo per le circostanze della morte del Piccolo Drago, avvenuta nella casa di un'attrice di scarsa reputazione per cause archiviate come decesso "by misadventure", cioè l'ipersensibilità a un analgesico, anche se i risultati dell'autopsia rivelarono che l'eroe del Kung Fu era un consumatore di cannabis. Consegnata oramai alla storia o al mito la sua vicenda, è certo che la celebrazione del Piccolo Drago recherà, a chiunque, consenso pubblico perché rafforzerà l'identità locale condensata nella figura di Lee e perché lo differenzierà dai precedenti amministratori di Hong Kong, Special administrative region della Repubblica Popolare Cinese dal primo luglio 1997.

Il candidato Tsang, che è visto da alcuni commentatori hongkonghesi come "il minore dei mali", il 26 marzo dovrà spuntarla nel Comitato dei "mille" grandi elettori su Carrie Lam, ex segretaria generale nell'assai criticato esecutivo di "CY" (Leung Chun-ying) e ritenuta al pari di questi una "marionetta" di Pechino. Tsang ha presentato tardi la candidatura, ma si è applicato nel 2016 a differenziare la propria immagine da quella del Chief Executive uscente con l'uso sapiente di Facebook, di un blog settimanale e di pubbliche dichiarazioni. "Tsang appare inoltre come il populista più in sintonia con le speranze e i sogni della gente comune di Hong Kong – scrive Kent Ewing su Hong Kong Free Press – mentre la Lam è la nuova scelta di Pechino bollata da un crescente esercito di critici come un 'CY 2.0'". A chi dubita che, qualora scelto dal Comitato, il governo centrale cinese ne ratifichi l'elezione, Tsang oppone la calorosa stretta di mano col presidente della Repubblica Popolare Xi Jinping, in occasione di un pubblico incontro, quale "segno molto forte di incoraggiamento. Mi diede una sensazione di riconoscimento. Per una persona impegnata come il presidente, riconoscere qualcuno credo sia un grande trattamento". Ma Tsang aggiunge un'altra valutazione frutto delle vicende hongkonghesi degli ultimi anni: chi vince senza vasto consenso "non è in grado di governare". O perlomeno deve farlo pagando un prezzo molto alto.

17 FEBBRAIO 2017

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