Focus

Intervista a Joseph Cheng

HK: STUDENTI E GOVERNO
DOPO LE DECISIONI DI CY LEUNG

HK: STUDENTI E GOVERNO <br />DOPO LE DECISIONI DI CY LEUNG


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Hong Kong, 3 ott. - Un leader dimezzato e un'intera classe dirigente, quella cinese, arrabbiata per la gestione degli eventi. La crisi politica di Hong kong di questi giorni, che in queste ore sta sfociando in violenza, preoccupa Joseph Cheng Yu-shek, uno dei maggiori esperti di politica cinese (e locale) di Hong Kong. Dopo la conferenza stampa di ieri, CY Leung, amministratore delegato dell'isola ha confermato che non si dimetterà, ma ha affidato alla sua vice, Carrie Lam, il compito di dialogare con gli studenti. "Le posizioni delle due parti sono ancora molto lontane - afferma ad Agi China Joseph Cheng - Sono abbastanza pessimista, perché nessuno si aspetta che CY Leung si dimetta o che la Cina faccia un passo indietro. Le prospettive sono molto lontane dall'essere buone".

Joseph Cheng è un nome noto ai giornalisti della stampa internazionale. Ogni volta che Pechino prende una decisione importante, o un fatto di particolare gravità scuote la vita politica o sociale della Cina, Joseph Cheng Yu-shek è tra i primissimi nomi sulla lista da contattare per avere un parere sull'evoluzione dei fatti e una previsione per il futuro. Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche della City University, spesso consultato anche da Agi China, Joseph Cheng è una delle voci più equilibrate di Hong Kong e un esperto di quella disciplina nota agli addetti ai lavori come "pechinologia", ovvero lo studio dei movimenti politici nei palazzi del potere cinese.

Joseph Cheng è da tempo un sostenitore dei movimenti studenteschi e sabato scorso è stato fermato dalla polizia di Hong Kong, assieme ai parlamentari dell'opposizione Emily Lau e Albert Ho, uno dei più importanti e noti avvocati dell'isola, dopo avere parlato agli studenti che avevano iniziato l'occupazione delle principali strade dell'isola. Il fermo è durato dodici ore, prima del rilascio, alla vigilia dell'inizio ufficiale del movimento di Occupy Central. Cheng ci ride sopra, senza commentare: un inconveniente che ormai appartiene al passato. La situazione in continua evoluzione a Hong Kong corre il rischio di sfuggire di mano, ma, a livello formale, il presente è segnato dal botta e risposta tra governo e associazioni studentesche. "Penso che l'accordo sia più o meno quello che entrambe le parti si aspettavano, ed era quello che la cittadinanza voleva". Il futuro è, invece, dipinto a tinte fosche. "Bisognerà ancora lavorare molto per raggiungere un vero accordo - sottolinea il professore della City University - L'amministrazione ha guadagnato tempo, per ora, ma probabilmente ci saranno altre forme di campagna politica in futuro".

L'ultimo pensiero va alla Cina. Cheng conferma il malumore di Pechino per come si sono svolte le manifestazioni. Occupy Central ha avuto un ruolo di primo piano anche nelle prime pagine dei quotidiani e nei programmi di approfondimento cinesi, e ha attirato moti di simpatia verso i manifestanti, che Pechino non ha gradito. Almeno tredici persone (ma più di venti, secondo Amnesty International) sono state fermate dalla polizia in varie località della Cina nei giorni scorsi per la solidarietà mostrata nei confronti degli studenti di Hong Kong. Nonostante solo ieri il Quotidiano del Popolo, organo del PCC, abbia rinnovato il sostegno all'amministratore delegato, l'appoggio a CY Leung non convince il professore della City University. "No, certamente no -afferma Joseph Cheng - Xi Jinping non è mai stato contento dell'operato di CY Leung sin dall'inizio". Proprio su di lui si concentra il nervosismo della classe dirigente cinese. "Non credo proprio che il governo cinese sia felice di come si siano svolti gli eventi. C'è stata molta attenzione mediatica che ha creato un danno di immagine a livello internazionale".

 

3 ottobre 2014

 

 

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