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Anniversario Tsunami

FUKUSHIMA: CINA, “GIAPPONE
DIA SPIEGAZIONI SULLA VICENDA”

FUKUSHIMA: CINA, “GIAPPONE <br />DIA SPIEGAZIONI SULLA VICENDA”


di Giovanna Tescione

Twitter@GiTescione

 

Roma, 11 mar. – A tre anni dal disastro il Giappone ricorda con un minuto di silenzio le 18mila persone che persero la vita nel terremoto di magnitudo 9 che scosse il Paese e provocò uno tsunami che distrusse uno dei reattori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. E da Pechino il governo chiede spiegazioni e sollecita le autorità giapponesi a tranquillizzare i Paesi vicini sulle conseguenze di quello che viene considerato la peggiore tragedia nucleare della storia.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, martedì ha sollecitato il governo giapponese a dare spiegazioni sull'incidente che ha provocato la fuoriuscita di materiale radioattivo dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi, nella speranza di conquistare la fiducia dei cittadini sulla questione dello sviluppo dell'energia nucleare e tranquillizzare i Paesi vicini.

Il portavoce ha ribadito che “attualmente il Giappone sta accumulando energia nucleare in misura superiore alle sue necessità reali” e che “se intende riprendere la strada del nucleare questo costituirà un problema ancora maggiore”. Qin Gang ha poi chiesto al governo giapponese di adotti un atteggiamento responsabile e di rispettare le preoccupazioni della comunità internazionale. Il portavoce ha poi espresso la speranza che la zona colpita dal terribile incidente possa riprendersi al più presto.

Quella di tre anni fa è ricordata come la peggiore tragedia nel Paese asiatico dalla II Guerra mondiale.
Intanto si è saputo che, solo nel 2013, oltre 600 persone coinvolte nella crisi nucleare hanno presentato nuove denunce contro lo Stato e la società che gestisce l'impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco), per i danni subiti. Dopo l'incidente nucleare, dalle zone vicine all'impianto di Fukushima Daiichi furono allontanate 200mila persone, e di queste 50mila continuano a non poter rientrare nelle loro case, situate in un raggio tra i 10 e i 20 chilometri attorno all'impianto. Tra i nuovi denuncianti, anche un lavoratore della Tepco che si trovava nella centrale al momento dell'incidente e che non ha mai potuto riprendere a lavorare per le ferite riportate. Per far fronte ai costi di ristrutturazione e alle migliaia di richieste di indennizzo, la Tepco ha approntato un fondo appoggiato dallo Stato pari a 36 miliardi di euro.


11 marzo 2014

 

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