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Corruzione

EX NUMERO DUE ESERCITO
AMMETTE, "HO INTASCATO TANGENTI"

EX NUMERO DUE ESERCITO<br />AMMETTE,  HO INTASCATO TANGENTI


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 28 ott. - La campagna contro la corruzione in Cina colpisce uno degli indagati più eccellenti. Xu Caihou, l'ex numero due dell'esercito cinese, ha ammesso di avere intascato "enormi" tangenti.  Lo rivela l'agenzia Xinhua, che dà notizia della fine delle indagini a carico dell'ex vice presidente della Commissione Militare Centrale, il più alto organo dell'Esercito Popolare di Liberazione cinese, a capo del quale siede lo stesso presidente in carica. Xu era stato espulso nel giugno scorso dal Partito Comunista Cinese e gli era stata revocata la carica di generale: era il più alto funzionario militare fino alla fine del 2012, secondo solo all'allora presidente Hu Jintao, predecessore di Xi Jinping. Il suo è uno dei casi di corruzione di più alto profilo in Cina, cominciato nel marzo scorso, quando voci ancora non confermate lo davano agli arresti domiciliari.

 

Xu è accusato di "avere tratto vantaggio dalla sua posizione per promuovere altre persone, accettare un'enorme ammontare di tangenti personalmente e attraverso membri della sua famiglia", scrive l'agenzia Xinhua, che non fornisce ulteriori dettagli sulle cifre intascate dall'ex alto funzionario militare. Sempre nel marzo scorso, era finito sotto inchiesta anche uno dei suoi protetti, Gu Junshan, ex vice responsabile della logistica dell'esercito, accusato di avere accumulato illecitamente ingenti fortune per se stesso e per i membri della sua famiglia: nella sua residenza principale, nella provincia centrale dello Henan, erano state trovate una statua d'oro di Mao Zedong, e diverse casse di liquori pregiati.

 

La lotta alla corruzione voluta nel 2012 dal presidente cinese Xi Jinping e tuttora in corso in Cina, ha segnato, settimana scorsa, uno dei momento più alti, con l'espulsione di sei alti funzionari del partito al termine del quarto plenum del comitato centrale, che ha avuto come tema principale la riforma della giustizia. Tre di questi vengono generalmente considerati molto vicini all'ex capo degli apparati di pubblica sicurezza cinese, Zhou Yongkang, il più alto funzionario a finire sotto inchiesta per corruzione negli ultimi quaranta anni. L'esercito è dall'inizio del 2013 uno dei bersagli principali per la lotta alla corruzione con regole sempre più stringenti per quanto riguarda l'approvazione del budget e la condotta morale dei suoi membri.

 

Tra le novità della campagna in corso contro i corrotti all'interno del partito, c'è l'introduzione di una norma a protezione degli informatori. Chi presenterà reclamo alle autorità su funzionari corrotti, avrà da oggi diritto a una tutela ed eventualmente anche a una ricompensa. La Corte Suprema cinese ha fatto sapere in un comunicato di "avere reso noto per la prima volta i diritti degli informatori" dei reati di corruzione. "Gli informatori - spiega la Corte Suprema - devono presentare i loro rapporti in conformità alla legge e non possono deliberatamente distorcere la verità e causare danni alle persone".

 

28 ottobre 2014

 

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