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DEMOLITO IL VILLAGGIO DEGLI
ARTISTI, GOVERNO: "EDIFICI ILLEGALI"

DEMOLITO IL VILLAGGIO DEGLI <br />ARTISTI, GOVERNO:  EDIFICI ILLEGALI


di Antonia Cimini


Pechino, 6 dic. - Gli artisti del villaggio di Songzhuang, alle porte di Pechino, si sono svegliati mercoledì al suono delle ruspe, nell'ultimo capitolo del braccio di ferro tra governo e artisti per decidere del futuro dell'area.


I demolitori hanno raso al suolo un'area di più di diecimila metri quadrati, composta da quattro costruzioni da tre piani in cui si erano stabilite gallerie di artisti e musei, che affittavano da anni lo spazio agli abitanti del posto, un villaggio alla periferia orientale della capitale sulla strada verso Tianjin. Gli artisti residenti nell'area si sono ritrovati la sera precedente per manifestare contro l'operazione e lottare per il diritto ad abitare in case e studi regolarmente presi in affitto o acquistati. Per le autorità, però, gli artisti hanno modificato la configurazione dell'area con costruzioni illegali e poco sicure. Il vice sindaco di Songzhuang ha spiegato alla stampa locale che "dopo aver preso in affitto l'area dai contadini, gli artisti l'hanno occupata con costruzioni non approvate dalle autorità competenti" e che per questo vanno rimosse.


L'artista Li Xiangeng spiega che "gli artisti non sono persone di seconda categoria senza diritti". In un messaggio diffuso sul proprio microblog racconta che molti artisti sono stati costretti a lasciare Pechino dal 2008, spinti fuori dai prezzi esorbitanti e in continua crescita degli affitti in alcune aree creative. Messi ai margini, essi hanno sviluppato Songzhuang fino a farne il conglomerato di artisti più grande del mondo, con la presenza di quasi cinquemila pittori, scultori, film maker e creativi di ogni sorta. L'area oggi vale 20 milioni di yuan (circa 2.5 milioni di euro), secondo una lettera aperta fatta circolare dagli artisti su internet. "Gli artisti, vista la lezione impartita dalle dispute fondiarie dei contadini, hanno fin dall'inizio stabilito una buona relazione con il governo locale, affittando l'area e costruendovi abitazioni con permesso. Per la maggior parte di noi i contratti valgono decine di anni e sono stati validati dal timbro delle autorità. Ora cambiato il governo siamo diventati illegali. Ma il terzo plenum ha rafforzato il ruolo della costituzione, e questa azione va contro la costituzione".


Gli artisti hanno chiesto aiuto ai difensori dei diritti individuali, ma nessuno ha potuto evitare il primo passaggio delle ruspe. Il progetto di modernizzazione dell'area di Songzhuang, infatti, esiste già da anni: all'inizio il governo locale pensava di sgomberare i contadini della zona ormai quasi integrata nell'allargamento urbani di Pechino per recuperare il terreno e adibirlo ad usi più lucrativi. Il progetto fu sospeso e, invece, si trovò un guadagno nell'affitto temporaneo agli artisti. Ora le autorità sono tornate in forza con un nuovo disegno: costruire sull'area il centro commerciale più grande dell'Asia, stando ai racconti degli artisti.


Negli ultimi anni, però, anche a Songzhuang le cose iniziavano ad andare male per gli artisti. I prezzi hanno iniziato a crescere vista la grande domanda. In molti sono stati costretti a ridurre i propri spazi, gli artisti hanno iniziato a coabitare e dividere lo spazio di lavoro, alcuni hanno anche abbandonato e si sono spostati ancor di più verso la campagna. Inoltre Songzhuang si è guadagnata la reputazione di una zona difficile da tenere a bada, dove gli artisti esprimono idee eterodosse e invise al governo con una certa libertà. Più volte le attività e gli eventi sono stati chiusi all'ultimo minuto dalla polizia, luoghi sgomberati e partecipanti interdetti.


Songzhuang è solo l'ultima area di artisti a subire la pressione del mercato immobiliare. Due anni fa il governo aveva intimato lo sgombero ad un altro villaggio di artisti, a Caochangdi, per far posto a una zona residenziale di lusso. Le proteste degli interessati, spintisi fino a piazza Tian'anmen, hanno fatto desistere le autorità e sospendere il progetto.

 

6 dicembre 2013

 

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