Focus

Caso Li Dongsheng

DEFENESTRATO ANCHE SINDACO
LEGATO A ZHOU YONGKANG

DEFENESTRATO ANCHE SINDACO <br />LEGATO A ZHOU YONGKANG


di Eugenio Buzzetti
Twitter@Eastofnowest



Pechino, 25 feb. - Si stringe il cerchio attorno all'ex capo della Pubblica Sicurezza cinese, Zhou Yongkang. L'ultima testa a cadere è quella dell'ex sindaco di una località della provincia interna dello Shanxi, Ding Xuefei. La notizia proviene dal quotidiano locale della cittadina fino a poco tempo fa amministrata dallo stesso Ding, lo Luliang Daily, che non fornisce però spiegazioni sulla rimozione di Ding dall'incarico. Secondo le indiscrezioni delle scorse settimane, Ding si troverebbe già in stato di detenzione: la sua ultima apparizione in pubblico risale al 25 dicembre scorso in occasione di una riunione sullo sviluppo infrastrutturale della città.

Il sindaco, che aveva anche la carica di numero due del partito a livello locale, avrebbe avuto legami con il figlio dell'ex potentissimo zar della Pubblica Sicurezza, Zhou Bin, secondo un altro giornale cinese, il China Business Journal, che lo avrebbe finanziato per prendere il posto di sindaco nel 2012. Ding, il cui profilo è scomparso dal sito web della municipalità di Luliang, sarebbe connesso anche a un altro caso di corruzione di alto profilo, quello che vede implicato l'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, formalmente defenestrato ieri dalla carica, e collegato dalle indiscrezioni della stampa di Hong Kong allo stesso Zhou Yongkang.

Il figlio dell'ex leader cinese è collegato, secondo il magazine economico-finanziario Caixin, anche alle attività del gangster Liu Han, che operava nella provincia meridionale del Sichuan e del cui arresto l'agenzia Xinhua ha pubblicato un lungo articolo nei giorni scorsi. Liu Han  era anche un imprenditore, a capo del gruppo minerario Hanlong, con ramificazioni nei settori della distribuzione di energia elettrica, nell'immobiliare e nei servizi finanziari. Zhou Bin è invece un industriale con forti interessi nel settore energetico, e ha ricoperto la carica di presidente del gruppo pechinese Zhongxu Yangguang, che opera nel petrolio e nel gas. I due si sarebbero scambiati favori agli inizi degli anni Duemila: in cambio dell'acquisto a una cifra molto più alta di quella di mercato di una proprietà immobiliare in una località turistica, Liu Han avrebbe ottenuto l'aiuto di Zhou per ottenere le licenze per la sua azienda, la Hanlong, aggirando le regole per la protezione ambientale.

Gli imprenditori del Sichuan,soprattutto quelli attivi nello sviluppo tecnologico e nell'industria finanziaria, sono stati particolarmente colpiti dalle indagini negli ultimi tempim per i forti legami che Zhou aveva nella provincia meridionale cinese. Del Sichuan è anche Li Chuncheng, il primo funzionario di livello ministeriale a essere defenestrato dopo l'avvio della campagna contro la corruzione avviata da Xi Jinping, nel novembre 2012, che faceva parte del gruppo di alti funzionari vicini all'ex leader, assieme a Li Chongxi e all'ex presidente del gruppo petrolifero statale CNPC, Jiang Jiemin, sotto inchiesta per corruzione dal settembre scorso. Proprio a Jiang è collegata una delle ultime vittime delle epurazioni politiche, l'imprenditrice Liu Yingxia, che giovedì scorso ha perso il seggio alla Conferenza Consultiva Politica del Popolo, l'organo consultivo della politica cinese.

La galassia dei funzionari che ruotavano attorno a Zhou Yongkang e che hanno di recente perso il posto si completa con l'ultima epurazione, quella di un ex funzionario dell'Ufficio per la Pubblica Sicurezza della municipalità di Pechino, Liang Ke, che avrebbe avuto legami sia con l'ex vice ministro della Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, che con lo stesso Zhou Yongkang. La capitolazione della spia, che svolgeva funzioni di informatore per l'ex leader, potrebbe essere un segnale, secondo molti che si sta avvicinando l'ora dell'incriminazione per lo stesso Zhou Yongkang, la cui ultima apparizione in pubblico risale al settembre scorso e che si troverebbe da diversi mesi agli arresti domiciliari, secondo fonti vicine ai vertici politici di Pechino.

 

25 febbraio 2014

 

DEFENESTRATO VICE MINISTRO PUBBLICA SICUREZZA

 

di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 24 feb. - Il vice ministro per la Pubblica Sicurezza, Li Dongsheng, è stato formalmente rimosso dall'incarico dal Consiglio di Stato, il governo cinese. Li si trovava sotto inchiesta dal 20 dicembre scorso per "gravi violazioni disciplinari", la formula che indica genericamente l'accusa di corruzione in Cina. Oltre a Li Dongsheng, il governo cinese ha deciso oggi anche la defenestrazione di altri due importanti funzionari, Zhai Jun, fino a oggi vice ministro degli Esteri, e Xu Lingyi, che lascerà la carica di vice capo dell'Ufficio di Stato per le Lettere e le Chiamate, che tra i suoi compiti ha quello di controllare le petizioni sporte dai cittadini che vogliono esprimere lamentele alle autorità centrali per la corruzione dei funzionari locali.

Li era entrato nel Ministero della Pubblica Sicurezza nel 2009, dopo una lunga carriera nel settore televisivo. Aveva iniziato a lavorare per l'emittente di Stato CCTV nel 1978, dopo il conseguimento della laurea in giornalismo presso l'Università Fudan di Shanghai, una delle più prestigiose della Cina. Nel corso degli anni aveva coperto avvenimenti di rilevo nazionali per la tv di Stato cinese. Prima di diventare ministro, Li Dongsheng aveva ricoperto incarichi presso l'ente di vigilanza sulle telecomunicazioni cinesi, e in seguito presso il dipartimento di Propaganda del PCC.

La fine della sua carriera politica arriva a poche ore dalla pubblicazione integrale di un discorso di Li Keqiang sulla corruzione in cui il premier cinese ha svelato gli ultimi dati delle indagini della Commissione Disciplinare, che lo scorso anno hanno portato a sanzioni per 40mila funzionari, diecimila dei quali hanno perso il posto per le accuse contro di loro. Grazie alle indagini, secondo i dati a disposizione del primo ministro, il governo ha recuperato 400 miliardi di yuan, una cifra pari a 47,8 miliardi di euro. Li Keqiang ha promesso "tolleranza zero" contro la corruzione a tutti i livelli. La vicenda che vede protagonista Li Dongsheng è stata messa nei giorni scorsi in relazione a quella dell'ex capo degli apparati della Pubblica Sicurezza, Zhou Yongkang, fino al 2012 membro del Comitato Permanente del Politburo, e oggi, secondo diverse voci, agli arresti domiciliari e forse in attesa di un processo simile a quello che ha visto protagonista l'anno scorso il suo protetto, Bo Xilai.

Da tempo, molti dei sodali di Zhou, si trovano sotto inchiesta, Gli ultimi giorni hanno visto un'accelerazione nei processi di indagini nei confronti dei suoi amici politici. Settimana scorsa, la Commissione Disciplinare del partito ha messo sotto indagine Ji Wenlin, ex vice governatore di Hainan, che aveva ricoperto tra le sue cariche anche quella di segretario personale dello stesso Zhou. Giovedì scorso, in tarda serata, un comunicato della Xinhua dava la notizia dell'espulsione dell'imprenditrice Liu Yingxia dalla Conferenza Consultiva Politica del Popolo, il maggiore organo di consulenza della politica cinese. Liu, a soli 42 anni, è una delle donne più ricche di Cina, con attività in vari settori. L'impresa da lei diretta, la Xiangying, è stata la prima a entrare in una commessa per la costruzione di una condotta assieme al gigante degli idrocarburi, CNPC. Alla firma del contratto, era presente anche l'allora presidente del gruppo petrolifero, Jiang Jiemin, un altro dei protetti di Zhou, che ha in comune con lui una lunga carriera nel settore del greggio cinese, prima di occupare un ruolo importante nella politica. A marzo 2013 era stato nominato a capo della SASAC, la commissione che vigila sugli asset delle aziende di Stato, ma la sua presidenza è durata poco. A settembre scorso, Jiang è stato defenestrato e ora si trova indagato per gravi violazioni disciplinari.

 

24 febbraio 2014


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