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Cosa c’è dietro alle cifre
folli del calcio cinese

Cosa c’è dietro alle cifre <br />folli del calcio cinese


Di Alessandra Spalletta

 

Roma, 15 feb. - I club calcistici cinesi si sono resi protagonisti, a partire dallo scorso anno, di sensazionali colpi sul mercato, con molti campioni stranieri che hanno scelto gli ingaggi da favola dei club della Super League, la serie A cinese. Il colpo più grosso è quello di Carlos Tevez, che avrebbe un contratto da 38 milioni di euro all'anno per lo Shanghai Shenhua, secondo le cifre circolate con maggiore insistenza anche se non confermate dallo stesso Tevez, che lo farebbe il calciatore più pagato al mondo. Il mese scorso, però, l'Amministrazione generale dello Sport aveva dato un primo segnale di stop agli ingaggi stratosferici per raffreddare il surriscaldato mercato del calcio cinese e favorire la nascita di campioni locali. L'obiettivo è quello di sviluppare il calcio nel gigante asiatico, come vorrebbe il presidente, Xi Jinping, e coltivare campioni che possano giocare nella nazionale allenata da Marcello Lippi per ambire a partecipare a un mondiale di Calcio, e magari vincerlo: l'unica partecipazione alla fase finale del Campionato del Mondo risale al 2002 in occasione dei Mondiali in Corea del Sud e Giappone.  E' di questi giorni l'annuncio del Guangzhou Evergrande, il club più blasonato del campionato, che a partire dal 2020 la squadra sarà interamente composta da calciatori cinesi.
 
Sono soprattutto i gruppi immobiliari a investire sul calcio cinese. Un esempio lampante è il colosso Evergrande Real Estate Group, proprietario del Guangzhou. I costruttori comprano le squadre in cambio di agevolazioni sull'approvvigionamento di nuovi terreni. Ma cosa c'è dietro agli stipendi faraonici pagati ai giocatori stranieri? "E un modo per esportare i capitali", spiega Alberto Forchielli, managing partner e fondatore del Fondo Mandarin. Oggi i cinesi vogliono comprare valuta estera. Anche per questo motivo il governo ha bloccato gli investimenti all'estero: la misura restrittiva mira a contrastare una delle maggiori preoccupazioni per Pechino. Le riserve valutarie sono scese per la prima volta dal febbraio 2011 sotto quota tremila miliardi di dollari - la soglia psicologicamente accettabile per i leader di Pechino. Flussi di capitali in uscita e bolla immobiliare pesano sul valore della valuta cinese, che da due anni registra un costante calo sul dollaro, toccando i minimi dal 1994 (lo scorso anno ha ceduto il 6,6% nei confronti del dollaro e oggi subisce ancora un deprezzamento del 4,4% rispetto a un anno fa). Il lungo calo dello yuan ha dunque spinto gli investitori a comprare valuta estera. Il governo è intervenuto vietando investimenti diretti all'estero del valore di oltre dieci miliardi di dollari o processi di fusioni e acquisizioni di oltre un miliardo di dollari, nel caso in cui gli investimenti siano al di fuori del core business del soggetto cinese che compra. Ma una schiarita è arrivata il 13 febbraio, quando il capo della Administration of Foreign Exchange cinese (Safe) Pan Gongsheng ha rassicurato gli investitori sulla politica riguardante i movimenti di capitali, annunciando che il governo non ricorrerà al blocco dei capitali, ma chiede agli investitori di non essere irrazionali negli investimenti all'estero. E le autorita' finanziare aumenteranno i controlli sulla regolarità delle transazioni.

 

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"In Cina c'è una massa monetaria che non riesce a uscire", dice Forchielli."Non è come una volta da noi quando c'era lo spallone che portava i soldi in Svizzera". In Cina, scandisce, "è un casino…". Le banche sotterranee non bastano. "Una valanga di renminbi (altro nome per la valuta cinese): fino a tre mesi fa i cittadini cinesi acquistavano appartamenti di lusso in giro per il mondo, oggi è diventato per loro difficilissimo trasferire i pagamenti". La stretta sui capitali si ripercuote così nel mercato immobiliare mondiale. E' il caso di Zheng, 66 anni, funzionario pubblico in pensione, il quale racconta a Bloomberg che rischia di rinunciare all'acquisto di una casa a Melbourne per il valore di 2,4 milioni di yuan (348 mila dollari) dopo aver versato ad agosto un acconto di 300mila yuan. "Dopo il crack finanziario del 2015, nessuno più si fida delle Borse; il rendimento dei bond non arriva neanche al 3%", sottolinea il fondatore del Fondo Mandarin.

 

Il calcio fa volare i soldi fuori la Cina.  Ma perché sborsare cifre folli? "I soldi arrivano sia dai grandi gruppi proprietari dei club calcistici sia dai titolari dei medesimi gruppi", spiega ad AgiChina Giovanni Lovisetti, manager presso l'ufficio per l'attrazione degli investimenti esteri di Foshan, nella provincia del Guangdong. Si tratta di cifre da capogiro che non garantiscono un accettabile ritorno sull'investimento. I cinesi allora come ci guadagnano? "La società delibera di pagare un certo ammontare di milioni destinati all'acquisto e allo stipendio di un campione straniero", spiega Lovisetti. "Tramite accordi sottobanco, si stabilisce che una parte di questi soldi verranno restituiti al proprietario individuale della società acquirente". Non solo.  "Anche nel caso in cui investire nel calcio è un modo per trasferire capitali all'estero, parte dei soldi destinati al campione finiranno su conti offshore dei titolari delle società che hanno finanziato l'operazione", sottolinea Lovisetti, che aggiunge: "Ammesse che siano vere, queste ipotesi di condotta fraudolenta sono  favorite dall'ambiente tendenzialmente corruttibile del calcio, non solo in Cina".  Non è lontano il ricordo dello scandalo che colpì la FIFA nel 2015.


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