Focus

di Fabio Massimo Parenti

CONTESTUALIZZARE LA CRISI SIRIANA
E ANDARE OLTRE LA NATO

CONTESTUALIZZARE LA CRISI SIRIANA <br />E ANDARE OLTRE LA NATO


Espansionismo del blocco US-NATO e relazioni UE-Cina

CONTESTUALIZZARE LA CRISI SIRIANA

E ANDARE OLTRE LA NATO

 

 

di Fabio Massimo Parenti


Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia
Docente di The Global Political Economy
International Institute “Lorenzo de’ Medici”, Rome, Italy

 

Roma, 23 sett.- L’analisi approfondita (e indipendente) sull’evoluzione del contesto geopolitico-economico internazionale mi ha persuaso del fatto che i membri dell'UE aderenti al blocco US-NATO dovrebbero, ragionevolmente, cominciare a sganciarsi/emanciparsi dal Patto Nordatlantico, al fine di rafforzare la propria cooperazione strategica con Pechino. Nel lungo periodo, infatti, le due opzioni diventeranno sempre più incompatibili. 


La riconfigurazione dei rapporti di forza mostra tutti i pericoli inerenti a una permanenza continuativa dei membri UE nella NATO, la cui ragion d’essere originaria (derivata dal precedente equilibrio della Guerra fredda) è oramai venuta meno e la cui natura è stata completamente stravolta. La NATO non è più un’organizzazione multinazionale di difesa, ma un apparato/blocco politico-militare d’offesa – US-driven – impegnato in attacchi intercontinentali e continue interferenze nella vita di molti stati (Nazemroaya 2012). Al contrario, l'azione cinese nel mondo è centrata su commercio, investimenti, accordi politici e diplomatici che non prevedono né interferenza coercitiva negli affari interni degli altri stati, né strategie di destabilizzazione/contenimento militare contro i "non amici" (Parenti 2012, 2012a). Per questa ragione preliminare è auspicabile che un’Europa più forte, capace cioè di trovare una chiara identità geopolitica, possa guardare più favorevolmente al potere della Cina, non solo per le questioni economiche, come in parte già accade, ma anche politiche e geo-strategiche. Oggigiorno le relazioni UE-Cina sono tra le più importanti del mondo e negli ultimi decenni si sono sviluppate a un ritmo sempre più sostenuto. La Cina è il secondo partner commerciale dell'Unione europea e l'UE è il primo partner commerciale della Cina. Le opportunità derivanti da un legame più forte sono evidenti per entrambe le parti. Tuttavia, al fine di cogliere queste opportunità sarebbe davvero necessario andare oltre il sistema US-NATO, che può essere considerato il principale ostacolo all’evoluzione dei rapporti UE-Cina.



1.    La natura dell’espansionismo globale della NATO e il conflitto siriano


L'apice e il ridimensionamento dell'egemonia degli Stati Uniti possono essere collocati nelle più recenti guerre avvenute nell’ex-Jugoslavia e in particolare nella guerra del Kosovo, che ha aperto la triste stagione delle "guerre umanitarie" (Cottey 2009; su pretesti, menzogne e ipocrisie vedi Mini 2012). Quest’ultime hanno segnato la strada dell’espansione globale della NATO, che ha dapprima realizzato una serie di accordi di partnership strategica, come il Dialogo Mediterraneo (1994), il Consiglio di partenariato euro-atlantico (1997) e il GUUAM in Asia centrale (1999), per poi favorire l’annessione di nuovi stati membri dell'Europa orientale nel 1999, 2004 e 2009. Peraltro, le “guerre umanitarie”, gli accordi di partenariato e l'adesione di nuovi membri hanno consentito agli USA di costruire nuove basi militari. A partire dal Kosovo, nuovo stato-mafia sponsorizzato in primis dagli Stati Uniti, che subito dopo i bombardamenti del 1999 hanno potuto costruire Bondsteel Camp, a Uresevic, una delle più grandi basi americane all'estero realizzata dalla Halliburton di Dick Cheney, allora direttore generale della corporation. Inoltre, dal 2000 ad oggi, il Pentagono ha già costruito altre basi ad est (in Romania e Bulgaria, per esempio) e sta estendendo le proprie infrastrutture militari nella regione del Caucaso (Georgia e Azerbaigian) e in Asia centrale e meridionale (Tagikistan, Kirghizistan, Afghanistan e Pakistan).


Entro questi processi espansionistici del sistema US-NATO si collocano, indissolubilmente, gli interventi militari per sedicenti scopi "umanitari" e la "guerra globale al terrorismo", che continuano a rappresentare le principali motivazioni/giustificazioni occidentali per scatenare guerre contro paesi sovrani: la lista è lunga e le principali guerre sono note. In base al diritto internazionale la maggior parte di queste operazioni sono state un "crimine contro l'umanità", sebbene l'asse US-UK-Israele-Francia sembra rimanere immune dalla formalizzazione di simili accuse, sembra in altre parole essere al di sopra/al di fuori della legge. La “Repubblica Araba di Siria” [“democrazia popolare socialista”, il cui Parlamento è eletto a suffragio universale ogni 4 anni e il cui Presidente deve essere confermato con referendum popolare ogni 7 anni] è solo il bersaglio più recente dei piani militari US-NATO (già contemplato nell'era Bush) e le ragioni sono da ricercare nelle dinamiche competitive che stanno riconfigurando la geografia del potere al livello mondiale. Petrolio, gas naturale e competizione monetaria sono solo pezzi/parti di un mosaico più ampio di concause, inspiegabili se non si coglie l’intero quadro e la sua processualità storica.

 

L'obiettivo principale è infatti quello di riaffermare l'egemonia globale degli Stati Uniti, o rallentarne il ridimensionamento, contenendo in primo luogo l'ascesa cinese e quella del blocco della Shanghai Cooperation Organization (SCO) (Parenti 2009, 2012), che, recentemente, ha espresso in modo equivocabile la propria opposizione alla volontà US-NATO di attaccare la Siria. Come in Libia e in altri paesi africani e mediorientali, nel corso degli ultimi due decenni la Cina ha consolidato moltissimi accordi commerciali, politici e strategici per vari interessi: sicurezza energetica, investimenti esteri, sbocchi di mercato e interscambio commerciale. Pacificamente, senza l'intervento militare (Arrighi 2007; Parenti 2012; Holslag 2007, 2011). Al contrario, gli Stati Uniti, insieme ai suoi principali alleati europei, stanno portando avanti un gioco sporco anche in Siria, combinando servizi segreti, corporation private e ONG e sfruttando i propri alleati africani e asiatici, molto spesso veri e propri regimi anti-democratici.


Dopo aver sintetizzato l’evoluzione del quadro internazionale, le forze e gli interessi in gioco, andiamo ad analizzare la crisi siriana, contestualizzandola.

La “Repubblica Araba di Siria”


Il "Consiglio nazionale siriano", poi trasformato in una "Coalizione" internazionale a Doha in Qatar (dove gli USA hanno il quartier generale del CENTCOM), e “l'Esercito siriano libero" sono composti prevalentemente da espatriati siriani, dissidenti e gruppi di terroristi e mercenari, provenienti da Libia, Iraq, Kosovo, Afghanistan, Turchia, ecc. Questi “ribelli” sono stati e sono sostenuti dalle petro-monarchie mediorientali, organizzate in seno al Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC - Qatar, Bahrain, Arabia Saudita, Kuwait, EAU, Oman), e dai loro principali alleati occidentali, soprattutto US-UK-Israele-Francia. Anche in questo caso, come negli anni passati, la guerra globale al terrore è divenuta sinonimo di guerra per/con i terroristi. Uomini, armi e denari sono giunti in Siria passando attraverso Turchia, Giordania, Libano e Iraq.

 

"Fin dall'inizio, era chiaro agli analisti geopolitici che il conflitto in Siria non aveva nulla a che fare con la sollevazione di manifestanti ‘pro-democrazia’, ma era piuttosto il risultato di una cospirazione ben documentata tra Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita in primis, finalizzata ad armare e dirigere sette di estremisti affiliati ad al-Qaeda contro il governo siriano. E’ stato ormai ammesso anche dal New York Times e dal Daily Telegraph, per esempio, che la cosiddetta “opposizione” armata è composta quasi interamente da gruppi affiliati ad Al-Qaeda; ciò significa che il fiume di denaro contante e di armi giunto all’opposizione dall’Occidente e dai suoi alleati regionali è stato intenzionalmente inviato a gruppi di terroristi già ritenuti colpevoli di una moltitudine di atrocità senza precedenti" (Cartalucci 28 aprile 2013). Sin dall’inizio lo stesso Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sapeva che il più importante gruppo responsabile degli scontri in Siria era il fronte al-Nusrah. Un comunicato stampa ufficiale del Dipartimento di Stato, dal titolo “Terroristi del Fronte al-Nusrah come alias per al-Qaeda in Iraq”, afferma esplicitamente che: “da Novembre 2011, al-Nusrah ha rivendicato quasi 600 attacchi nei principali centri urbani, tra cui Damasco, Aleppo, Hamah, Dara, Homs, Idlib e Dayr al-Zawr. Durante questi attacchi un gran numero di siriani innocenti sono stati uccisi" (US Department of State 11 dicembre 2012).

 

Tuttavia, nonostante questi fatti, i principali media occidentali hanno riferito quasi esclusivamente notizie false o non verificate, sulla base di interviste e dichiarazioni rilasciate dalle fazioni anti-Assad e dall’Osservatorio siriano per i diritti umani  un'organizzazione con sede a Londra, che considera solo il punto di vista della cosiddetta “opposizione”. Il massacro di Houla, per esempio, è stato compiuto da gruppi terroristici, come molti altri attentati avvenuti negli ultimi anni in Siria (Musin 1 giugno 2012; Hauben 12 giugno 2012). Lo stesso meccanismo di disinformazione ha riguardato il conteggio delle vittime (spesso infondato e senza alcuna conferma oggettiva).Anche le informazioni relative al presunto uso di armi chimiche da parte delle forze governative sono risultate prive di fondamento.

 

Altre fonti e ricostruzioni dettagliate dimostrano che i gruppi armati dei “ribelli” hanno accesso alle armi chimiche e che vi sono già alcune evidenze in merito al loro uso. Il 26 agosto scorso Presna Latina ricordava che: "Durante un raid in un magazzino che apparteneva a mercenari Jobar, l'esercito siriano regolare ha trovato alcuni fusti contenenti sostanze tossiche prodotte in Arabia Saudita, oltre ad alcune maschere antigas e pillole per neutralizzare gli effetti causati da esposizione a tali sostanze chimiche". Inoltre, dobbiamo ricordare che il 6 Maggio 2013 "Carla del Ponte, ex procuratore internazionale e attuale commissario Onu sulla Siria, ha concluso che le forze di opposizione hanno usato gas nervino contro i civili" (Del Ponte su BBC 6 maggio 2013; Cohn e Mirer 28 Agosto 2013; Russia Today 17 settembre 2013; Churkin 10 luglio 2013). Lo stesso rapporto delle Nazioni Unite, reso pubblico il 16 settembre 2013, viene in questi giorni usato strumentalmente contro Assad, mentre come ha ricordato Ban Ki-moon “la missione degli ispettori era determinare se e quanto erano state usate armi chimiche, non chi le abbia usate”. La Russia si è comunque detta dispiaciuta e delusa del rapporto degli ispettori ONU sulle armi chimiche in Siria, che ha definito “politicizzato e parziale". "Non siamo contenti di quel rapporto", ha affermato Ryabkov. "Pensiamo che sia distorto, parziale e che la base delle informazioni sul quale è  costruito non sia sufficiente” (vedi Russia Today 27 agosto–19 settembre 2013; sulle più recenti falsità diffuse in merito al rapporto delle NU vedi Cartalucci 17 settembre 2013). Altre prove al vaglio, invece, dimostrerebbero le responsabilità dei “ribelli” anche nell’ultimo attacco chimico del 21 agosto a Ghouta nella periferia di Damasco [ricordo che c’è stata anche un’ammissione ufficiale di responsabilità da parte dei “ribelli” all’AP; vedi Gavlak 30 agosto 2013]; e un rapporto indipendente confermerebbe manipolazioni ad-hoc di numerose immagini e video per giustificare l’intervento militare (ISTEAMS, settembre 2013; vedi anche Bodansky 1 settembre 2013). 

Mentre la Russia e la Cina stanno cercando di evitare un'altra guerra, usando il loro potere di veto nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, partecipando alle missioni delle Nazioni Unite e proponendo soluzioni politico-diplomatiche molto articolate e convincenti, le forze e i paesi che si stanno spendendo da anni per realizzare un cambiamento di regime anche in Siria non hanno accettato alcun tipo di compromesso, hanno sostenuto l’aumento degli attacchi terroristici all'interno del paese e si sono preparati per una guerra a tutto campo: si pensi ad esempio al posizionamento di varie batterie missilistiche PAC3 al confine turco con la Siria e al dispiegamento di flotte navali nel Mediterraneo. Anche in questo caso, tutto è pronto per una guerra diretta contro uno stato sovrano, il suo legittimo governo e l'opposizione dei più importanti paesi del "mondo emergente”. Pochi giorni fa, infatti, prima di rimanere più isolati a causa del voto del Parlamento britannico e delle più recenti e ragionevoli proposte russe, gli USA hanno dichiarato la propria volontà di “punire” Assad senza un mandato delle Nazioni Unite, al di fuori quindi del diritto internazionale, come in Kosovo.

E’ allora legittimo chiedersi se rimanere dentro questo sistema US-NATO possa essere considerato  vantaggioso per l'Unione Europea. Pensando al futuro dell'Unione europea, alla sua sicurezza e agli interessi economici legati in primis allo sviluppo della Cina.

2.    I vantaggi del rafforzamento delle relazioni UE-Cina


Come ben spiegato in un recente rapporto pubblicato dall’EU Institute for Security Studies (2013), per l'UE appare molto vantaggioso continuare a  rafforzare le proprie relazioni con la Cina. Dal 1998 sono stati organizzati vertici annuali sulla cooperazione economica, successivamente sviluppati in dialoghi economico-strategici. Nel 2003 è stata avviata una partnership strategica, rafforzata nel 2010, che copre molte questioni politiche oltre che economiche (affari esteri, sicurezza, cambiamento climatico, governance economica globale). Benché non manchino preoccupazioni inerenti agli squilibri commerciali, non si può trascurare il fatto che durante questi anni di crisi economico-politica dell'UE, vari Paesi hanno cominciato a trarre vantaggio dalla costante crescita dei mercati cinesi. Peraltro, senza gli aiuti e il sostegno economico della Cina, i membri dell'UE sarebbero probabilmente rimasti intrappolati in una crisi peggiore. A sostegno di questa affermazione è possibile menzionare alcuni importanti aspetti tratti dal summenzionato rapporto. Gli investimenti cinesi in Europa sono cresciuti esponenzialmente fin dal 2000 e continueranno a crescere nei prossimi anni: per esempio, il fondo sovrano CIC ha 30 miliardi dollari da investire in asset europei. In modo silenzioso, la Cina ha dato anche un enorme contributo nel contenere la crisi del debito della zona euro continuando a comprare titoli di stato irlandesi, portoghesi, italiani, ecc. e mostrandosi concretamente disponibile ad acquistare "euro-bond", se e quando disponibili.

 

Contrariamente alle azioni anglo-americane, che hanno speculato sulla crisi del debito della zona euro, dal 2011 la Cina ha ridotto la propria quota di asset denominati in dollari al fine di aumentare quelli in euro, che oggi rappresentano più del 30% delle proprie riserve in valuta estera (per un valore di circa 1 trilione di dollari). Inoltre, il sostegno di Pechino all’UE è andato al di là della moneta e della difesa dell'euro, fornendo aiuti per il sistema di navigazione satellitare Galileo, che è un'alternativa al GPS americano. Secondo questi e altri fatti è evidente che la Cina sia già una grande opportunità per la costruzione di un'Europa più forte sul piano internazionale. Tuttavia, il raggiungimento di questo obiettivo storico sarà concepibile solo se le relazioni UE-Cina saranno in grado di migliorare le loro relazioni strategiche anche in campo geopolitico. E come già detto, in questo caso l'ostacolo principale è rappresentato dall'alleanza strategica UE-USA all'interno del blocco US-NATO, che limita e impedisce ciò che considero un’evoluzione auspicabile nell’ambito della riconfigurazione della geografia del potere globale.



Questa analisi è stata preparata per un’iniziativa su EU-China-US, svoltasi sabato 7 settembre all’Università di Roma “La Sapienza” nell’ambito del IV Congresso EUGEO. Al dibattito hanno partecipato, oltre al sottoscritto, Ann Lee (New York), Maurizio Scaini (Gorizia), Igor Jelen (Trieste) e Marco Antonsich (Loughborough).

 

Riferimenti e Fonti


Libri e articoli in rivista

Arrighi G (2007) Adam Smith in Beijing: Lineages of the Twenty-First Century. London: Verso.

Cottey A (2009) The Kosovo war in perspective. International Affairs 85(3): 593–608.
Holslag J (2007) China’s Diplomatic Victory in Darfur. BICCS Asia Paper 2(4).
Holslag J (2011) China and the Coups. Copying with African Political Instability. African Affairs 110/440: 367-386.
Mini F (2012) Perché siamo così ipocriti sulla Guerra? Chiarelettere.
Nazemroaya D (2012) The Globalization of NATO. Clarity Press.
Parenti FM (2009/2010) Mutamento del sistema-mondo. Per una geografia dell’ascesa cinese. Rome: Aracne.
Parenti FM (2012) What the US Should Learn From China for a More Balanced and Peaceful World. Human Geography 5(3): 50-63.
Parenti FM (2012a) China is not as violent as depicted by the West. A reply to Professor Pádraig Carmody. Human Geography 5(3): 67-71.
Wei J (2012) A Lifetime of Memories in Africa: My Experiences and Understanding of Africa. Beijing: Foreign Languages Press.

Materiale online

Bodansky Y (1 settembre 2013) http://www.globalresearch.ca/did-the-white-house-help-plan-the-syrian-chemical-attack/5347542
Cartalucci T (28 aprile 2013) http://www.globalresearch.ca/time-to-end-western-support-for-terrorists-in-syria-opposition-is-entirely-run-by-al-qaeda/5333204
Cartalucci T (17 settembre 2013) http://www.globalresearch.ca/five-lies-invented-to-spin-un-report-on-syrian-chemical-weapons-attack/5350111
Churkin V I (10 luglio 2013) http://www.youtube.com/watch?v=6yVqO4iYEuM
Cohn M and Mirer J (28 agosto 2013) http://www.globalresearch.ca/the-drums-of-war-are-beating-killing-civilians-to-protect-civilians-in-syria/5347187
Del Ponte C http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-22424188
EU Institute for Security Studies (2013) http://www.iss.europa.eu/publications/detail/article/brussels-beijing-changing-the-game/
Gavlack D and Ababneh Y.  30 agosto 2013. http://www.infowars.com/exclusive-syrians-in-ghouta-claim-saudi-supplied-rebels-behind-chemical-attack/
Hauben R (12 giugno 2012) http://www.globalresearch.ca/the-united-nations-and-the-houla-massacre-the-information-battlefield/31390
ISTEAMS (settembre 2013) http://www.globalresearch.ca/STUDY_THE_VIDEOS_THAT_SPEAKS_ABOUT_CHEMICALS_BETA_VERSION.pdf
Johnstone D (10 gennaio 2011) http://www.globalresearch.ca/criminal-kosovo-america-s-gift-to-europe/22931
Musin M (1 giugno 2012) http://www.globalresearch.ca/the-houla-massacre-opposition-terrorists-killed-families-loyal-to-the-government/31184
New York Times
http://www.nytimes.com/2013/03/25/world/middleeast/arms-airlift-to-syrian-rebels-expands-with-cia-aid.html?pagewanted=all&_r=0
Russia Today
(17 settembre 2013) http://rt.com/op-edge/syria-rebels-have-sarin-980/
(17 settembre 2013) http://rt.com/usa/obama-terrorist-arms-supply-966/
(27 agosto –19 settembre 2013) http://rt.com/news/syria-crisis-live-updates-047/
US National Intelligence Council Report (NIC). (2008 and 2013). 
http://www.dni.gov/files/documents/Newsroom/Reports%20and%20Pubs/2025_Global_Trends_Final_Report.pdf
http://www.dni.gov/index.php/about/organization/national-intelligence-council-global-trends 2013
US Department of State (11 dicembre 2012) http://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2012/12/201759.htm
Watson (30 agosto 2013) http://www.infowars.com/rebels-admit-responsibility-for-chemical-weapons-attack/

 

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