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La nuova edizione de "L'Asino d'Oro"

BERTUCCIOLI-MASINI,
"ITALIA E CINA"

BERTUCCIOLI-MASINI, <br /> ITALIA E CINA


Roma, 07 apr. - Per gentile concessione dell'editore L'Asino d'oro pubblichiamo la prefazione di Federico Masini alla nuova edizione rivista e corretta dell'opera "Italia e Cina" di Giuliano Bertuccioli e Federico Masini,  saggio sulla storia delle relazioni tra le due culture, dall'Antica Roma alla fine dell'Impero cinese, pubblicato la prima volta nel 1996 (Laterza). Del volume, in uscita nei prossimi giorni, l'editore sottolinea in una nota alcune curiosità: "I più famosi e conosciuti sono Marco Polo e Matteo Ricci. La storia delle relazioni tra Italia e Cina è però costellata dalla presenza di italiani, mercanti e gesuiti, ma anche artisti: da Giovanni da Empoli a Vittorio Riccio, al pittore Giuseppe Castiglione, che hanno concorso nei millenni ad avvicinare i due popoli. E' un percorso denso di fascino e di sorprese. Si scopre che nell'antichità lo sguardo reciproco fa vedere gli "altri" come se stessi: per i romani, ad esempio, i cinesi erano alti e di pelle chiara, mentre secondo i cinesi i romani erano gialli, proprio come loro. Miti e leggende si diradano dopo i primi incontri diretti, nel XVI sec. E' la Sicilia la prima regione d'Italia descritta da un autore cinese. Punti di contatto e differenze depongono per un confronto propositivo tra le due culture, a tratti persino somiglianti: dalla disputa circa le origini degli spaghetti, al gioco della "morra", al nome diverso con cui l'Italia è conosciuta nella Repubblica popolare (il paese delle idee) e a Taiwan (il paese della giustizia) nella Cina nazionalista".

Prefazione alla presente edizione

di Federico Masini

A diciotto anni dalla prima uscita nel 1996, ripresentiamo qui un'edizione rivista e aggiornata di Italia e Cina. Nonostante il tempo trascorso, il testo rimane ancora di estrema attualità e ineguagliato nel panorama nazionale e internazionale, per quanto attiene specificamente alle relazioni fra i due paesi in epoca premoderna. Le modifiche rispetto all'edizione precedente (a parte la correzione di alcuni refusi e di trascrizioni ormai invalse nell'uso, l'aggiornamento di poche note e l'aggiunta di un'appendice bibliografica) hanno riguardato soprattutto il capitolo 9: dedicato ai pregiudizi fra italiani e cinesi, mostrava i segni del tempo, e quindi ha necessitato di un intervento redazionale.

Questo libro fu principalmente ideato per raccogliere il patrimonio di conoscenze e di esperienze di studio di Giuliano Bertuccioli (1923-2001), già diplomatico in Asia orientale e poi professore di Lingua e letteratura cinese all'Università "La Sapienza" di Roma dal 1981. Bertuccioli occupa un posto particolare nella storia della sinologia italiana. Durante i lunghi decenni di permanenza in Asia (Nanchino 1946-1950, Hong Kong 1953- 1960, Tokyo 1962-1967, Seoul 1969-1975, Vietnam 1975-1978, Filippine 1978-1981), riuscì a combinare una straordinaria pratica linguistica con un'erudizione classica occidentale fuori dal comune. La sua opera principale, La letteratura cinese, ristampata da L'Asino d'oro edizioni, costituisce insieme a Italia e Cina il principale lascito intellettuale di quest'uomo che ha incarnato nell'Italia del secondo Novecento la figura dello studioso sinologo capace di agire da stimolo per la cultura italiana, talvolta così provinciale, presentandole la realtà dei paesi dell'Asia orientale. Quando nel secondo dopoguerra nulla o quasi sapevamo di prima mano della tradizione culturale cinese, Bertuccioli, con i suoi articoli e interventi, e in particolare con i due volumi menzionati, ha offerto all'Italia uno squarcio sul quel mondo orientale, allora come oggi assai sconosciuto.

Italia e Cina è una storia delle millenarie relazioni fra l'impero cinese e i due imperi che hanno dominato la penisola italiana per oltre due millenni, dall'antichità fino al principio del Novecento: l'impero romano e quello cristiano. Quando questo libro fu scritto, la Cina stava uscendo da una grave crisi politica alla fine degli anni Ottanta e aveva da poco riannodato le relazioni con i paesi occidentali; oggi è diventata la prima potenza commerciale al mondo e sembra avviata a consolidare ulteriormente il proprio ruolo a livello internazionale. Queste pagine, tuttavia, non sembrano aver perso d'interesse, e ci consentono ancora oggi di comprendere come le relazioni fra l'Italia e la Cina siano state la storia dello scontro e dell'incontro fra due imperi, collocati alle estreme propaggini dello stesso continente euroasiatico e che raramente si sono direttamente contesi il predominio. Da un lato l'impero romano, che ha poi dato luogo alla Chiesa cristiana, e dall'altro l'impero cinese, che ha mantenuto e ritrovato sempre il proprio assetto imperiale, in grado di governare sul medesimo territorio per oltre duemila anni.

Il primo scontro diretto fra queste due civiltà si svolse nell'Ottocento, quando l'Occidente ebbe necessità di espandere la propria potenza commerciale anche sull'estrema Asia, avendo conquistato ogni altra parte del mondo conosciuto. Tuttavia quella fra l'Italia e la Cina è una storia di rapporti culturali, più che commerciali, frutto più dell'interesse da parte nostra che da parte dei cinesi, non avendo loro mai desiderato allontanarsi troppo dai confini imperiali e dalla propria area d'influenza culturale in Estremo Oriente. Per questo motivo gli attori di questa storia sono soprattutto europei, in particolare italiani, che fino al Cinquecento viaggiarono per terra e poi per mare, per raggiungere quel lontano paese, spinti dal desiderio di diffondere la religione cristiana e la cultura che in Occidente ne aveva accompagnato lo sviluppo. È stata una storia di reciproca comprensione, assai poca, e di notevole incomprensione, quella che sembra ancora regnare nelle relazioni fra l'Europa e la Cina, laddove oggi i rapporti appaiono capovolti – ma noi occidentali stentiamo ad accorgercene –, un po' come accadde ai cinesi dell'Ottocento, quando, tronfi della loro millenaria cultura, a mala pena riuscivano a immaginare l'esistenza di altre realtà culturali in grado di competere con la loro. Noi continuiamo a pensare il mondo come la culla della cristianità, dimentichi che la maggioranza della popolazione mondiale segue altre fedi, come l'Islam, oppure è convintamente atea, come appunto i cinesi.

La Cina è ormai certamente una potenza economica e commerciale, militare e diplomatica, ma ancora fatica a dimostrare al mondo la propria forza culturale. Forse ha bisogno di altro tempo per elaborare il rapporto con il proprio passato e creare una nuova moderna cultura cinese.


7 aprile 2014


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