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BANCA CENTRALE AVANZERA'
VERSO LIBERALIZZAZIONE CAPITALI

BANCA CENTRALE AVANZERA  <br />VERSO LIBERALIZZAZIONE CAPITALI


di Eugenio Buzzetti

Twitter@Eastofnowest

 

Pechino, 3 nov. - La People's Bank of China, la banca centrale cinese, avanzerà verso la liberalizzazione dei capitali e incoraggerà gli investitori a partecipare ai progetti di fusioni e acquisizioni di aziende domestiche. Lo ha dichiarato il vice governatore dell'istituto che regola politica monetaria di Pechino, Yi Gang, che ha anche confermato la semplificazione in arrivo per i privati che vogliono investire all'estero. Il programma, noto come QDII 2 (Qualified Domestic Institutional Investors 2) permetterebbe ai cittadini cinesi di detenere asset e partecipazioni azionarie sulle piazze finanziarie internazionali e allenterebbe le restrizioni sugli investimenti inbound e outbound cinesi.

 

Pechino lavora da tempo all'internazionalizzazione della sua valuta, lo yuan o renminbi, ma il vice governatore non ha fatto riferimento ai tempi del processo di piena convertibilità della moneta cinese. Attualmente, il renminbi è al settimo posto tra le valute più usate al mondo per i pagamenti, in continua ascesa rispetto allo scorso anno, quando era dodicesima. Lo yuan da aprile scorso oscilla in una banda giornaliera del 2% nei confronti del biglietto verde: gli Stati Uniti chiedono a Pechino la piena convertibilità della moneta, anche se hanno abbandonato le accuse di "manipolazione" della valuta cinese, mentre la banca centrale cinese assume un atteggiamento più "prudente" nella politica monetaria.

 

Il progetto per la liberalizzazione dei capitali, secondo quanto dichiarato dal numero due della People's Bank of China, prevede una serie di regolamenti che il governo intende adottare per rendere il sistema aperto e trasparente, come riportato oggi sul Quotidiano del Popolo, il maggiore giornale cinese, organo del PCC, e una "lista" di settori industriali che sono invece vietati per gli investitori stranieri. Pechino ha ancora forti restrizioni nel mercato dei capitali per prevenire un'esplosione disordinata di flussi di capitali. Il mercato è limitato ai bond offshore denominati in renminbi, i cosiddetti dim sum bond, il cui valore quest'anno è raddoppiato rispetto al 2013, quando questo segmento di mercato valeva intorno ai 45 miliardi di euro, secondo le stime di Dealogic. Oltre a Hong Kong, le piazze principali per i dim sum bond sono quelle di Singapore, Londra, Francoforte e Parigi. Grazie a una deregolamentazione di questi prodotti finanziari, i dim sum bond sono esplosi dal nulla fino a valere miliardi, ha ricordato, oggi, al Financial Times, un analista di Standard Chartered Bank, Jinny Yan, direttore di RMB Solutions.

03 novembre 2014

 

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