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ASIA SOCIETY: CALO DEL
GREGGIO UN REGALO ALLA CINA

ASIA SOCIETY: CALO DEL <br />GREGGIO UN REGALO ALLA CINA


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 22 dic. - Il calo del prezzo del greggio, confermato anche ieri dai Paesi Opec, è un "regalo alla Cina", forte importatrice del petrolio medio-orientale. E' l'opinione prevalente tra i membri della Asia Society, che nei giorni scorsi si sono riuniti a New York per discutere delle aspettative per il continente nel prossimo anno. Al centro dei colloqui tra gli esperti ci sono proprio il prezzo del greggio in calo e l'avvio della nuova Via della Seta che collegherà i Paesi dell'Asia centrale al gigante asiatico e che godrà di un fondo di investimenti al quale Pechino contribuirà con una cifra di partenza di 40 miliardi di dollari.

Tra i maggiori sostenitori dei vantaggi per la Cina c'è Ian Bremmer, presidente dello Eurasia Group, convinto che il calo del prezzo al barile faciliterà, almeno in parte, la ristrutturazione economica che i leader di Pechino stanno mettendo in atto e che si compirà nei prossimi anni. "C'è la possibilità che abbiano successo e che abbiano il vento in poppa per tutto il prossimo anno? - Chiede retoricamente alla platea l'analista americano - La risposta non è solo sì, ma assolutamente sì". Di parere simile anche Josette Sheeran, presidente della Asia Society. "La Cina deve rallentare e il Paese sta probabilmente andando incontro a un soft landing - spiega l'analista - ma l'economia cinese è raddoppiata di misura negli ultimi cinque anni".

Mentre il prezzo del greggio cala, la Cina si prepara a ridurre il prezzo dei carburanti, nel corso di questa settimana. Secondo analisti cinesi sentiti dall'agenzia Xinhua, il prezzo potrebbe essere contenuto in un range compreso tra i 440 e i 490 yuan la tonnellata (tra i 57,8 e i 64,4 euro) sia per il gasolio che per la benzina. A favorire il taglio ci sono anche fattori interni, come il calo della domanda. La decisione finale dovrebbe essere annunciata il 27 dicembre prossimo dalla Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l'agenzia governativa cinese che si occupa della pianificazione economica e che stabilisce i prezzi in Cina.

Il trend di bassi prezzi del greggio è stato confermato proprio ieri da Abu Dhabi, dove i i leader dei Paesi Opec, l'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, hanno confermato la decisione presa il 29 novembre scorso, di non tagliare la produzione di greggio, nonostante da giugno scorso, il Brent al barile abbia perso la metà del proprio valore. "L'Opec non taglierà - ha dichiarato il ministro del petrolio del Kuwait, assieme all'Arabia Saudita uno dei Paesi maggiormente a favore della decisione di non tagliare la produzione - Non accadrà nulla fino a giugno e non ci sarà alcun meeting di emergenza" tra i paesi del cartello, ha affermato Ali al-Omar. Sulle stesse posizioni, anche l'Iraq. "Dobbiamo aspettare e vedere le reazioni dei mercati e degli altri Paesi", ha spiegato Adel Abdulmahdi, ministro del Petrolio di Baghdad.

Tra le motivazioni che hanno portato alla conferma della scelta operata a novembre scorso - che dovrebbe costare ai Paesi del Golfo circa 350 miliardi di dollari di mancati guadagni nel 2015 -  ci sono la "produzione irresponsabile" di alcuni Paesi non membri dell'Opec e la crescita delle energie non convenzionali. Secondo il ministro del Petrolio dell'Arabia Saudita, Ali al-Naimi, tra le conseguenze della scelta dell'Opec di non tagliare la produzione ci sarà un taglio alla produzione delle forme di energia non convenzionali ad alti costi di estrazione.

 

 

22 dicembre 2014

 

 


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