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Mar Cinese Meridionale

ANCORA NULLA DI FATTO
TRA CINA E PAESI ASEAN

ANCORA NULLA DI FATTO <br />TRA CINA E PAESI ASEAN


di Antonia Cimini

Pechino, 16 sett.- La nuova sessione di negoziazioni bilaterali tra Cina e i paesi del sud est asiatico si è conclusa con la magra promessa di Pechino a pervenire all'elaborazione di un 'codice di condotta' in un futuro remoto dopo negoziati 'graduali'.

I rappresentanti della Cina e dei dieci paesi che costituiscono l'Associazioni delle nazioni del sud est asiatico (ASEAN) si sono riuniti sabato e domenica scorsi nella città cinese di Suzhou per un round negoziale voluto all'inizio dell'estate . Un ennesimo eccesso di tensione tra la potenza asiatica e i vicini avevano suscitato allora i timori di perire sotto il potere di Pechino.

Il portavoce del governo cinese Hong Lei oggi ha risposto alle critiche di quanti hanno mostrato insoddisfazione per la posizione poco accomodante della Cina. "La Cina cercherà il consenso di tutti e un avanzamento graduale, poiché procedere in maniera graduale è un principio a cui tutti i partecipanti aderiscono".

I paesi del sud-est asiatico, Filippine in testa, si aspettavano un passo avanti nella redazione di un quadro normativo legalmente vincolante da applicare alla circolazione e alle azioni espletate nel Mar cinese meridionale. Da oltre dieci anni Cina e Asean hanno sottoscritto un documento, la 'Dichiarazione di condotta', di natura programmatica che l'associazione intende trasformare in una forma vincolante per tenere a freno le rivendicazioni territoriali di Pechino. La Cina, però, ha esercito poca negoziazione sull'argomento, non essendo disposta a trattare di questioni territoriali in un foro multilaterale. Pechino, infatti, preferisce la negoziazione bilaterale e risolvere le contese con un paese alla volta, per evitare l'aumentare del problema e il dover far concessioni dannose e irrevocabili.

L'anno scorso Cina e Filippine si sono confrontante in una rara azione militare che ha fatto temere per la stabilità nella regione. Alla fine Pechino ha unilateralmente dichiarato la sovranità sulle isole Scarborough (Huayuan) e inviato proprie navi a pattugliare la zona. Quando quest'anno il governo di Manila ha buttato blocchi di cemento al largo di un altro piccolo arcipelago conteso per evitare l'avvicinamento delle navi cinesi, la tensione tra i due è salita di nuovo. Allora, durante la conferenza regionale nel Brunei di fine giugno, è apparso necessario tornare al tavolo delle trattative bilaterali.

La decisione della Cina, però, di procedere con i negoziati l'ha di nuovo esposta alle critiche internazionali. Oggi un pungente editoriale del Quotidiano del Popolo scrive che la Cina è vittime delle accuse da più parti di star rallentando il processo di disegno del codice con molti ostacoli.

"In realtà alcuni paesi intendono usare il codice di condotta come un arma per contenere la Cina, oppure come moneta di scambio per mettere la pressione sulla Cina riguardo alle dispute territoriali" si legge nell'articolo, che conclude dichiarando che le buone intenzioni mostrate alla riunione bilaterale altro non sono che una maschera per nascondere obiettivi ben poco accettabili.


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