Focus

Cina-Iran

ACCORDO SUL NUCLEARE IRANIANO,
UNA VITTORIA DIPLOMATICA CINESE

ACCORDO SUL NUCLEARE IRANIANO, <br />UNA VITTORIA DIPLOMATICA CINESE


di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 29 nov. - Il gruppo dei 5+1, ovvero i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Usa, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) più la Germania e l'Iran, hanno raggiunto domenica scorsa un primo accordo sul nucleare iraniano. Teheran ha da adesso sei mesi di tempo per dimostrare al mondo che non intende arricchire l'uranio per scopi militari. Il nuovo accordo è arrivato dopo quattro giorni di colloqui diplomatici e sembra mettere d'accordo tutti sulla carta, a patto, ovviamente, che l'osservato speciale rispetti le condizioni pattuite. L'Iran dovrà interrompere l'attività di arricchimento dell'uranio oltre il 5% e liberarsi di tutta la quantità di uranio arricchito oltre questa soglia (in particolare quello arricchito al 20%) sottostare a ispezioni giornaliere dell'ONU ai siti di Natanz e Fordo e rinunciare allo stabilimento di Atak, che gli osservatori internazionali ritengono produca plutonio. In cambio, nei prossimi sei mesi, non verranno introdotte nuove sanzioni contro Teheran, e il regime degli ayatollah riceverà sette miliardi di dollari in aiuti.

Il patto ha messo tutti d'accordo, tranne Israele, che lo considera un "errore storico". E anche se forse rappresenta, come dichiarava il presidente russo Vladimir Putin, "soltanto un primo passo in un cammino lungo e difficile", si tratta del più importante risultato diplomatico tra Washington e Teheran negli ultimi 34 anni, come ricordava due giorni fa anche l'emittente televisiva Al Jazeera sul suo sito web. Un passo compiuto con una certa diffidenza da entrambe le parti, con Obama e Rohani che salutano l'accordo come un successo per motivi diversi, ma pur sempre un momento importante, storico, soprattutto se l'accordo avrà un seguito dopo i sei mesi di prova a cui è soggetto l'Iran. I 5+1 hanno in qualche modo impedito che l'arricchimento di uranio da parte dell'Iran potesse essere dual-use, per scopi civili ma anche militari, mentre Teheran ha potuto affermare che il diritto all'arricchimento dell'uranio è salvo, punto non proprio avvallato da Washington.

Quanto sia stato importante l'apporto di Pechino al raggiungimento dell'accordo è ancora materia di studio, ma il risultato finale dei colloqui, secondo molti, va nella direzione auspicata dalla diplomazia cinese. Il Medio Oriente, ma soprattutto l'Iran, ha un ruolo particolare nella visione diplomatica di Pechino, come spiegava nei giorni scorsi il magazine on line The Diplomat. Teheran non rientra nella "peripheral diplomacy", perché non è un Paese limitrofo, e allo stesso tempo, il nucleare iraniano non viene visto dai cittadini come un problema di primaria importanza per il Paese, non come il rapporto con il Giappone, per esempio (soprattutto in questi ultimi giorni) che genera anche sulle piattaforme on line di discussione dibattiti molto accesi. L'Iran è un "grande vicino" e appartiene, per analogia, a quella fascia di Paesi che Xi Jinping ha definito in Kazakistan, nel settembre scorso, come "la nuova via della seta", ovvero i Paesi dell'Asia centrale con cui Pechino dovrebbe costruire una "cintura economica", altro concetto avanzato dal presidente cinese e termine con cui si intende soprattutto cintura "energetica" per soddisfare il fabbisogno interno. Nonostante le sanzioni (che hanno contribuito alla crisi economica del Paese e alla svalutazione nello scorso anno del 40% del valore del rial, la valuta nazionale) le importazioni cinesi di greggio da Teheran non si sono fermate, anche se sono rallentate, e da gennaio a ottobre 2013 sono state pari a 17,1 milioni di tonnellate, il 3% in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Pechino ha poi aggirato  ad agosto le sanzioni importando dall'Iran sottoprodotti del greggio non contemplati dalle sanzioni, destinati soprattutto alle "teapot refineries", le  raffinerie di piccole dimensioni.

Da parte cinese, i primi commenti ufficiali, rilasciati dal portavoce del Ministero degli Esteri, Qin Gang, hanno sottolineato come l'accordo temporaneo raggiunto nel cuore della notte tra sabato e domenica porti benefici a entrambe le parti, i 5+1 e l'Iran, e che si sia verificata in campo diplomatico la tanto auspicata -un mantra per Pechino- win-win situation. Per la Cina, ai colloqui, era presente il ministro degli Esteri, Wang Yi, che ha apprezzato "l'attitudine pragmatica e flessibile di tutte le parti coinvolte nel negoziato". Proprio il suo ruolo sarebbe stato decisivo per la realizzazione dello storico accordo. "Quando le due parti si arenavano su un problema irrisolvibile -ha dichiarato ai media cinesi l'ex ambasciatore cinese in Iran, Hua Liming- si rivolgevano alla Cina, che ridava smalto alle negoziazioni e rimetteva le cose sui giusti binari". Contraria alle sanzioni nei confronti di Teheran, e principale acquirente del greggio iraniano, la Cina ha rappresentato un contraltare alla linea dura dell'Occidente, e ha raggiunto i suoi scopi principali: evitare un conflitto, e rafforzare i rapporti con uno dei Paesi chiave nel proprio scacchiere energetico. A livello internazionale, Pechino ha poi dimostrato la propria credibilità come interlocutore in Medio Oriente. Un obiettivo che Pechino rincorre da tempo.

Una dimostrazione della volontà di apparire sempre più presente nella regione era arrivata ad aprile, quando negli stessi giorni si trovavano in visita in Cina sia il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, che non si sono però incontrati. Pechino aveva già pronta la sua roadmap per la pace in Medio Oriente in quattro punti essenziali: il ritorno ai confini del 1967, con uno Stato Palestinese indipendente con capitale Gerusalemme Est e il riconoscimento a Israele del diritto di esistere e di difendersi, la cessione delle violenze nelle aree calde, il dialogo con l'Onu e un maggiore impegno della comunità internazionale per la pace nella regione. L'accresciuto ruolo cinese in Medio Oriente è riconosciuto da studiosi e accademici. Ai microfoni del South China Morning Post di Hong Kong, Yao Jide, docente universitario nello Yunnan, estremo sud della Cina, si è focalizzato sulla possibilità che nei prossimi controlli degli ispettori dell'AIEA, l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, la Cina possa avere un ruolo maggiore rispetto al passato.

Anche se il risultato positivo dei colloqui, ora si sa, è stato frutto anche dei colloqui segreti tra Washington e Teheran degli ultimi otto mesi, non c'è dubbio che dai negoziati di Ginevra, la Cina sia uscita più che soddisfatta. "La Cina, come parte importante del dialogo -ha dichiarato Wang Yi alla Xinhua al termine dei colloqui- ha sempre cercato una soluzione pacifica alla questione del nucleare iraniano attraverso i negoziati con tutte le parti coinvolte, ha fatto la propria parte e si è assunta le responsabilità per la riuscita dell'accordo". Obiettivo riuscito, quindi, e tutti contenti. Pechino in testa.

 

 

29 novembre 2013

 

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