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A TAIWAN L'ADULTERIO
SI PAGA IN CARCERE

A TAIWAN L ADULTERIO <br />SI PAGA IN CARCERE


Scritto per L'Indro

 

di Sonia Montrella
Twitter@SoniaMontrella



Roma, 17 giu.- Se c'è una cosa su cui i taiwanesi non intendono fare sconti è l'adulterio. Nella democratica Repubblica di Cina tradire il proprio coniuge è, infatti, uno dei motivi per cui si rischia ancora di finire in prigione. E così sarà ancora a lungo, sembra.

Lo scorso marzo il ministero della Giustizia ha riaperto il dibattito sulla depenalizzazione dell'adulterio nell'ambito di un rapporto che faceva il punto sul cammino della promozione dei diritti umani. In quella stessa occasione il ministro della Cultura, Lung ying-tai, ha suggerito di depenalizzare la legge confidando di essersi sentita in imbarazzo dopo aver affrontato l'argomento con alcuni ospiti stranieri. L'isola è attualmente con la Corea del Sud l'ultimo paese, insieme ad alcune realtà islamiche, in cui tradire equivale a commettere un crimine. Lo stabilisce l'articolo 239 del Codice penale, secondo cui una persona sposata che commette adulterio è soggetto a una condanna a un anno di reclusione; e la stessa sorte tocca all'amante. Nella pratica però sono pochi i fedifraghi che finiscono in carcere e la pena viene il più delle volte commutata in una multa pari a 900 dollari taiwanesi per ogni giorno di reclusione previsto (22,5 euro al cambio attuale).

«Questa è un'altra era – ha detto il ministro Lung - Ed è assurdo che un matrimonio si regga sul sostegno dei giudici, dei funzionari della polizia e sul lavoro dei detective». Le fanno eco gli studiosi che ritengono si tratti di una legge obsoleta di cui bisogna disfarsi prima possibile. «Ci sentiamo vicini a quelle donne che reagiscono con difficoltà a un divorzio – sostiene Huang Jung-Chien, professore di diritto penale dell'Università di Taiwan - ma la legge non può punire qualcuno per aiutare altri ad ottenere trattative più vantaggiose in tribunale. L'adulterio è una questione civile non penale».

Ma la maggior parte dei taiwanesi non è d'accordo. Secondo due diversi sondaggi realizzati dall'inizio dell'anno – l'ultimo dei quali completato a fine maggio – più della metà della popolazione si è detta fortemente contraria alla proposta di depenalizzare l'adulterio. I dati resi noti venerdì scorso dal ministero della Giustizia non lasciano spazio a dubbi. Al primo sondaggio dello scorso aprile, l'88% dei taiwanesi aveva espresso un secco no; a maggio il Ministero è tornato alla carica con un analisi più dettagliata che prevedeva l'illustrazione per tutti gli intervistati dei principi base del Codice civile e penale vigente sull'isola e una comparazione con gli standard internazionali. Dopo la breve lezione, il 77,3% della popolazione presa in esame si è comunque detta contraria. La pensano così anche i più giovani e ben istruiti. Huang Zi-Rong, laureando della Normale di Taiwan, scrive su 'The China Post' che lo scopo della legge è quello di assicurare l'ordine sociale e l'armonia. In quest'ottica le leggi possono essere emendate solo per raggiungere meglio l'obiettivo. «La legge sull'adulterio non interferisce con la libertà personale e col raggiungimento della felicità, ma ha il compito di proteggere i coniugi. L'articolo 4 della Legge sul matrimonio stabilisce che 'Il marito e la moglie hanno l'obbligo di essere fedeli e rispettosi l'uno l'altro'. La normativa assicura alle coppie un matrimonio armonioso. Al contrario, le relazioni extraconiugali portano caos nella famiglia e nella società». Poi continua: «Le persone che sbagliano devono essere punite per quello che hanno fatto».

Il commento è una risposta a un editoriale riportato qualche settimana prima dallo stesso giornale in cui si sottolineavano i limiti della legge. «Sebbene l'adulterio sia moralmente ed eticamente sbagliato, non può essere collocato sullo stesso piano di reati come quello della prostituzione e del traffico di droga. La legge non può decidere con chi dobbiamo o non dobbiamo fare sesso». Ma perché tanta opposizione?

I LIMITI DI UNA DEMOCRAZIA RECENTE

Prima di etichettare Taiwan come un Paese arretrato è necessario analizzare il contesto in cui operano i giuristi e vive il popolo taiwanese. L'isola ha, infatti, un sistema giuridico democratico, moderno e aperto, ma tutto ciò è avvenuto in tempi molto recenti. Le tappe principali sono tutte successive alla metà degli anni '80 dopo l'abolizione della legge marziale, la legislazione speciale che era in vigore dai tempi della Rivoluzione. Le prime modifiche legislative importanti sono state fatte tra l'86 e i primi anni '90, la prima elezione democratica del presidente nel 1996. Ciò significa che il percorso è tutt'altro che concluso.

"Taiwan è un grande successo dal punto di vista di questo innesto" sostiene Renzo Cavalieri, professore di Diritto dell'Asia Orientale nell'Università Cà Foscari di Venezia.   "L'isola era già una società avanzata dal punto di vista economico, urbanizzata e industriale e questa modifica ci ha messo poco ad attecchire. Il sistema giudiziario fino a qualche anno fa era in mano al sistema Partito-Stato, al Guomindang, e lentamente si sta emancipando, diventando indipendente  non solo sulla carta. Il diritto penale presentava alcuni problemi, sopratutto su temi grossi quali la libertà di espressione, e negli ultimi 15 anni la Corte Costituzionale è intervenuta diverse volte abolendo vari provvedimenti ritenuti incostituzionali".

Cavalieri continua: "Siamo di fronte a una società molto avanzata da tantissimi punti di vista tuttavia,  essendo questi cambiamenti molto recenti, esistono  delle aree in cui questo processo è avvenuto forse meno completamente che in altri".

A ciò si aggiunge l'impronta moralizzatrice impressa al corpo giuridico nella cultura orientale. In diversi Paesi dell'Asia il legislatore riveste, infatti, il ruolo di direttore morale. "E' una vecchia tradizione confuciana, in cui il legislatore non si limita a tracciare il perimetro dei diritti soggettivi, ma indirizza verso quello che è giusto" osserva Renzo Cavalieri. "Taiwan stessa è una società molto tradizionalista, che tende a vedere nel tradizionalismo la propria identità diversa da quella della Cina popolare. La tradizione, il passato, l'uso dei caratteri non semplificati, ma anche l'attenzione verso questi modelli di organizzazione sociale e familiari sono ancora presenti".

Lo stesso dibattito è in corso anche in Corea del Sud, dove agli inizi di giugno è stata emessa una sentenza per il reato di adulterio che ha riacceso il confronto sulla costituzionalità di tale crimine. "E' interessante soprattutto il tempismo, in quanto Giappone, Corea e Taiwan hanno lo stesso sistema di civil law con innesti orientali che toccano alcune materie, mentre il diritto di famiglia, il diritto penale e di successione che restano meno omologati. E tutte hanno avuto un'evoluzione che è andata più o meno di pari passo"

Nel caso specifico dell'adulterio, il Giappone ha depenalizzato il tradimento del coniuge nel 1947, ma il Sol Levante, si sa, ha una storia più lunga.  Da parte sua Taiwan ha compiuto i suoi personali passi in avanti: in passato a macchiarsi del reato erano solo le donne visto che il tradimento degli uomini era normalmente accettato. Nel 1935, la legge fu emendata equiparando le responsabilità di entrambi i coniugi. Da anni l'Assemblea Legislativa di Taiwan prova a depenalizzare l'adulterio trovando proprio nelle mogli il suo zoccolo più duro.

L'ARMA DELLE MOGLI

Nell'isola che si è cucita addosso un modello democratico e tradizionalista, sul piano emotivo e delle relazioni le donne non appaiono ancora del tutto emancipate. A Taiwan le donne hanno un ruolo importante ma, anche se sulla carta gli squilibri tra i due sessi sono stati cancellati del tutto, nella pratica le donne restano le più sfavorite.

"Taiwan è pur sempre Cina – continua Cavalieri - ma si è evoluta in maniera diversa in questi 50 anni. Nella Repubblica popolare la situazione è diversa, la condizione della donna è parificata dal punto di vista formale e anche dal punto di vista sociale. Tuttavia i giudici nei casi di divorzio tendono a spingere sempre le parti a una mediazione e lo fanno in modo palesemente sfavorevole alla donna: persino in caso di maltrattamenti, tendono a considerare fisiologico uno stato di subordinazione sul piano privato che non corrisponde ad un altrettanto forte stato di subordinazione fuori casa. C'è quindi una dissociazione sul sociale e istituzionale e sul piano privato".  Sull'isola questo squilibrio tra privato e sociale non è così netto. Per il professore quella di Taipei "è sì una società più evoluta, ma poiché è anche molto tradizionalista l'approccio cinese è rimasto anche a Taiwan, dove la dissociazione è meno marcata per il semplice fatto che fuori casa la donna ha meno spazio di affermazione rispetto alla Cina".

In questo contesto il motivo per cui le taiwanesi non sono pronte a dire addio a una legge che – secondo il loro punto di vista – le tuteli dal dolore e dai soprusi appare più chiaro, anche se per molti al di fuori dell'isola, non condivisibile. Huang Ja-lei, ex giudice, racconta che molte delle mogli che si appellano al tribunale contro il marito adultero lo fanno per sollecitarlo a troncare la relazione extra-matrimoniale dietro la minaccia di una pesante ripercussione sul piano legale. La legge è la loro arma. «Molte di loro ritirano la richiesta di divorzio, raggiungono un accordo e tornano sui loro passi, salvo poi pentirsene». Le stesse che perdonano il coniuge proseguono dritte per la loro strada contro l'amante. Se il 50% delle mogli alla fine fa cadere le accuse, solo il 23% dei mariti fa lo stesso. 

«Riusciamo a convincere sempre più donne sulla depenalizzazione dell'adulterio - spiega Yang Fan-wan, avvocato e attivista della fondazione che si batte per i diritti delle donne Awakening Foundation - Loro stesse ammettono che si tratti di un'arma, tuttavia molte di queste continuano a ritenere che e' un loro diritto essere meglio tutelate in questo modo». «Sono convinte che la legge protegga le brave persone, e non sopportano l'idea che un traditore se la passi liscia così facilmente». Anche Yao Shu-Wen, presidente di Modern Women's Foundation, ritiene che è dura combattere questa idea. «L'esistenza di un reato di adulterio non garantisce la felicità della coppia. E' meglio lasciare andare via il coniuge fedifrago che punirlo attraverso la giustizia».

Ma la questione è complessa, Yang stessa ammette che non si può riformare la legge senza tenere conto che molte di quelle donne che si oppongono fermamente non sopravvivrebbero moralmente ed economicamente a un divorzio.

PER AMORE…DEI SOLDI

A questo proposito, altre donne hanno, invece, ben altri obiettivi. La legge prevede che l'adultero debba concedere molto di più al coniuge fedele in fatto di divisione dei beni in caso di divorzio. "E funziona" conferma il giudice Huang. 

Dal coro dei no si levano infine squillanti altre voci, per lo più maschili e inaspettate. Sono quelle dei detective privati, i quali secondo il 'Taipei Times' proprio nel sospetto delle mogli tradite trovano la quota maggiore del loro intero volume d'affari.

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