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Dossier

LOTTA ALLA CORRUZIONE

XI JINPING CONTRO "MOSCHE" E "TIGRI"

XI JINPING CONTRO  MOSCHE  E  TIGRI <br />


di Eugenio Buzzetti
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Pechino, 22 gen. - Non bisogna solo affrontare le tigri, ma dare la caccia anche alle mosche. E' questo il senso dell'ultimo intervento del nuovo segretario generale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping, sulla lotta alla corruzione. Non solo prendersela con gli alti funzionari che si lasciano corrompere, ma anche con i quadri locali, che con il loro atteggiamento rovinano la vita a cittadini e imprenditori cinesi. "Dobbiamo combattere contro le tigri e le mosche allo stesso tempo -ha dichiarato il futuro presidente cinese- indagare con fermezza i casi criminali degli alti funzionari e risolvere seriamente le tendenze nocive e i casi di corruzione che accadono alle persone".

Per combattere le malversazioni all'interno del partito, occorre un triplice sforzo "disciplinare, preventivo e di garanzia", ha dichiarato Xi ai microfoni dell'agenzia di stampa ufficiale Xinhua. "Il modo in cui lavori -ha dichiarato il segretario generale- non è una questione di secondo piano, e se non raddrizziamo gli atteggiamenti sbagliati e li lasciamo sviluppare, sarà come creare un muro tra noi e la gente, avremo perso le nostre radici, la nostra linfa vitale e la nostra forza". La gente e l'opinione che essa ha sul governo centrale e locale torna, nelle parole di Xi Jinping, a manifestarsi come il vero cruccio del futuro presidente cinese. Che sia l'uomo della strada, vessato dalle angherie dei funzionari corrotti, o l'imprenditore locale che deve combattere contro una burocrazia spesso inefficiente, il futuro presidente cinese è alla ricerca di risultati visibili nella "guerra alla corruzione", il suo vero pallino.

Lo aveva detto chiaramente nelle ultime ore del 2012, quando aveva tracciato la road map della lotta alla corruzione durante una riunione del Politburo del partito. Xi aveva chiesto controlli periodici sulle nuove normative anti-stravaganze per limitare gli sprechi denaro pubblico da parte dei dirigenti nazionali del PCC. "Abbiamo bisogno di risultati concreti" aveva dichiarato alla stampa cinese al termine dell'incontro. Il giorno prima, la Corte Suprema del Popolo e la Procura Generale cinese avevano emesso un documento congiunto in cui si spiegava che chiunque offra a un funzionario pubblico somme pari o superiori a diecimila yuan, circa 1200 euro, dovrà risponderne davanti a un giudice.
Varate a fine novembre 2012, le nuove norme di condotta dovevano tradursi in viaggi di durata ridotta all'essenziale dei funzionari all'interno del Paese, con apparizioni pubbliche più brevi e soggette a una minore copertura mediatica rispetto al passato. Xi stesso a dicembre aveva voluto dare il buon esempio mantenendo un basso profilo durante il suo primo viaggio da segretario generale del partito nel Guangdong, meta carica di significati simbolici. Niente tappeti rossi, mazzi di fiori, pernottamenti in alberghi di lusso o pranzi innaffiati da grandi quantità di alcolici. I funzionari dovevano abituarsi alla sobrietà. La scelta della provincia meridionale cinese aveva innescato paragoni con il tour al sud di Deng Xiaoping, avvenuto venti anni prima, in cui l'anziano leader aveva ribadito l'importanza dell'apertura della Cina al mondo per lo sviluppo economico del Paese. Con la trasferta nel Guangdong, Xi Jinping aveva lanciato l'immagine di leader riformatore, nel solco di Deng. Sulla corruzione, Xi era stato ancora più chiaro a novembre, pochi giorni dopo la nomina a segretario generale del partito, quando aveva tenuto un discorso di fronte ad alcun alti funzionari rivelando  il timore che la corruzione, se troppo diffusa, potesse portare a rivolte di piazza e rovesciare il sistema di potere, come successo in anni recenti in alcuni Paesi, che non ha citato.

E' di settimana scorsa, invece, un discorso che alcuni hanno definito come la più importante dichiarazione di intenti della sua amministrazione. E' il discorso degli "Otto doveri" durante il quale il nuovo segretario generale del PCC ha sottolineato l'importanza di mettere in atto le decisioni prese durante il diciottesimo Congresso del partito, che ha sancito il passaggio di consegne tra lui e Hu Jintao. Xi ha elencato alcuni congressi del passato, per sottolineare la continuità del partito comunista cinese nel dare la priorità alle istanze del popolo, e ha sintetizzato gli otto punti in cui il partito deve persistere per lo sviluppo del Paese: il ruolo dominante delle masse; la liberazione e lo sviluppo delle forze produttive; le riforme e l'apertura; la salvaguardia della giustizia sociale; nell'agire bene; l'armonia sociale; lo sviluppo pacifico e il ruolo guida del partito. Curiosamente, i primi osservatori hanno notato come molti siano stati i riferimenti a Mao Zedong e a Deng Xiaoping, anche se in misura minore. Uno solo, invece, al suo predecessore, il compagno Hu Jintao, come lo definisce Xi, e nessuno a Jiang Zemin. Jiang nelle ultime ore è stto oggetto di diverse speculazioni, secondo le quali sarebbe prossimo a dare l'addio alla politica. Nella giornata di ieri durante la cerimonia di esequie per la morte del generale Yang Baibing, come mostravano le immagini trasmesse dall'emittente televisiva statale CCTV, la sua corona di fiori è stata messa in secondo piano rispetto a quella degli attuali membri del Politburo.

A dispetto delle prese di posizione del nuovo leader cinese, l'amministrazione Xi sembra cominciare a colpi di annunci. E' di queste ore l'ennesimo annuncio che la politica del figlio unico possa andare incontro a una revisione nei prossimi anni. Dopo continui dietro-front sulla controversa legge sul controllo delle nascite che dal 1981 impone alle coppie sposate di non avere più di un figlio per evitare il sovrappopolamento, dopo che Ma Jiantang, capo del'Ufficio Nazionale di Statistica aveva dichiarato venerdì scorso che il Paese deve trovare "un appropriato e scientifico sistema di pianificazione familiare" per evitare che l'età media della popolazione si sbilanci troppo in avanti e un domani ci siano più pensionati che lavoratori attivi. Le aspettative su una riforma della legge sul figlio unico sono aumentate dallo scorso novembre quando Hu Jintao aveva fatto riferimento al tasso di natalità cinese senza citare direttamente il provvedimento che regola la pianificazione familiare.

Nella giornata di ieri, poi, c'era stato l'annuncio del vice direttore della China Law Society al China Daily, che il laojiao, la detenzione amministrativa che prevede fino a quattro anni di permanenza in un campo di rieducazione attraverso il lavoro, potrebbe terminare nel prossimo mese di marzo, quando si terrà l'Assemblea nazionale del Popolo, che per prima aveva appoggiato il provvedimento nel 1957. Le voci sulla fine del sistema dei laojiao erano circolate già nelle settimane scorse, quando -questa volta un alto funzionario del PCC- Meng Jianzhu, capo del dipartimento Affari Politici e Legali, aveva fatto cenno alla possibilità che da marzo prossimo i laojiao possano venire aboliti. Figlio unico, laojiao, e ora corruzione. Saranno le linee guida del nuovo governo o solo annunci? Per il momento, Xi Jinping non entra nel dettaglio della nuova linea anti-corruzione, ma per i più scettici sarà difficile ottenere risultati contro le "tigri" e le "mosche" senza una riforma profonda dell'ordinamento giudiziario, con una magistratura indipendente dal potere politico.


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