Dossier

SULLE VIE DELLO SWAT

LA CINA INCONTRA IL GANDHARA
Quarta puntata

LA CINA INCONTRA IL GANDHARA<br />Quarta puntata


Di Luca Olivieri

 

Roma, 18 dic. -  Il Gandhara, non solo nello Swat, introduce nell'esperienza buddhista (si può dire?) due novità, entrambe proiettate verso l'esterno, ovvero verso l'osservatore: l'illusione spaziale e il volume architettonico. I due elementi sono unificati in un tutto. Il fregio "naturalistico" non è a sé stante, ma illustra - illumina - un'architettura non-architettura, lo stupa monumentale gandharico, in cui il segno bidimensionale tracciato sul terreno (cerchio inscritto nel quadrato) si proietta verso l'alto e si fa volume. Volume potenziale però, in quanto solo necessario supporto fisico (per via delle leggi terrestri). Non fatto per essere veduto, ma progettato per essere svestito di peso e rivestito di forme, colori, oro, rosso, bianco. Lo stupa gandharico era un monumento mai visto prima in quelle terre.

 

La rovina talvolta rende ragione del passato vivente di un monumento, e possiamo contemplarla e capire, come Goethe, il teschio (presunto) di Schiller. La rovina dello stupa non rende ragione del suo passato. Il monumento ridotto a volumi semplici non potrà mai suggerirci ciò che era. I volumi sono il supporto invisibile, la struttura del fregio decorato. Il fregio decorato portato fuori del suo supporto perderà forza e significato.Sarebbe come leggere le pitture di Dunhuang fuori dalle grotte, incorniciate in un museo. O vedere quelle grotte senza pitture, con i riquadri tracciati dei diagrammi vuoti. Per questo ancora oggi la grande scoperta del fregio di Saidu Sharif, che dobbiamo a Domenico Faccenna, risalta come una scoperta di enorme portata. E come tale è stato percepito nel nostro viaggio in Cina.

 

Alla Beida University è stata inaugurata una mostra fotografica sulla storia della Missione in occasione del sessantesimo anniversario (resterà aperta ancora diversi mesi), mentre sono state presentate al pubblico l'edizione cinese di due pubblicazioni a cura della Missione italiana. In particolare il secondo dei due volumi è ampiamente dedicato al fregio di Saidu Sharif.

 

Queste nuove edizioni sono state stampate presso i tipi della Shanghai Classics nella serie EurAsia diretta da Giuseppe Vignato e Francesco D'Arelli, che ha già visto la monumentale edizione cinese dell'opera maggiore di Giuseppe Tucci, Indo-Tibetica.
Si tratta di libri stanno riscuotendo notevole successo e contribuiranno certamente, unitamente alle conferenze e alla mostra, a diffondere i risultati della Missione italiana in un settore di grande interesse per la ricerca cinese

 

18 DICEMBRE 2015

 

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