Dossier

SULLE VIE DELLO SWAT

LA CINA INCONTRA IL GANDHARA
Prima puntata

LA CINA INCONTRA IL GANDHARA<br />Prima puntata


Di Luca Olivieri

 

Inaugurata alla Beida University una mostra fotografica sulla storia della Missione Archeologica Italiana in Pakistan in occasione del sessantesimo anniversario (resterà aperta ancora diversi mesi), mentre sono state presentate al pubblico l'edizione cinese di due pubblicazioni della Missione, stampate presso i tipi della Shanghai Classics nella serie EurAsia diretta da Giuseppe Vignato e Francesco D'Arelli, che ha già visto la monumentale edizione cinese dell'opera maggiore di Giuseppe Tucci, Indo-Tibetica. Questi libri stanno riscuotendo notevole successo e contribuiranno, unitamente alle conferenze e alla mostra, a diffondere i risultati della ricerca italiana in un settore di grande interesse per la ricerca cinese.

 

Roma, 15 dic. - Due anni or sono scrissi su queste pagine una serie di quattro brevi note sulla Cina nel Gandhara. A distanza di diversi mesi si può riportare nell'attualità - come scrissi allora -  quanto sia stata vitale la Cina per il Gandhara e viceversa.Il Gandhara (e lo Swat) sono stati regolarmente visitati dai pellegrini buddhisti, moltissimi i cinesi, almeno da uno coreano e da molti tibetani, tra il III e il il XVI secolo. I pellegrini cinesi più importanti furono Faxian (403),  Zhimeng (405), Song Yun (518-520) e Xuangzang (630-645); tra i monaci indiani che visitarono la Cina, ricordiamo  Samghabhatta (381), Samghadeva (365-384), Punyatara (nel V d.C.), Jinagupta (554-555) e Dharmagupta (580).

 

Nell'ultima delle mie note furono brevemente descritti i quattro itinerari utilizzati dai viaggiatori cinesi dal V all'VIII secolo.L'itinerario fisico utilizzato poche settimane fa da una delegazione dell'ISMEO e Missione Archeologica Italiana in Pakistan per raggiungere la loro prima tappa in Cina, Dunhuang, alle porte orientali del bacino del Tarim, è stato completamente diverso. L'itinerario intellettuale che ha creato i presupposti per il viaggio, seguiva invece le stesse vie percorse dai pellegrini cinesi nei secoli passati. Questo itinerario ripercorre il rapporto tra lo Swat, ovvero l'Uddiyana, e i grandi centri buddhisti del nord-Ovest della Cina, sorti lungo i bordi montuosi del bacino desertico del Tarim. Allo Swat nel 1955 arrivò Giuseppe Tucci dal Tibet, così come il buddhismo vajrayana era giunto dallo Swat nel Tibet. Le montagne, anche le più alte del mondo, non separano, ma uniscono.

 

Dunque, sessanta anni dopo la fondazione della Missione Archeologica nello Swat di Giuseppe Tucci, e proprio in occasione di questa ricorrenza, archeologi italiani  sono stati invitati a celebrare l'anniversario di un'impresa culturale mai interrotta proprio in Cina. Le diverse manifestazioni culturali tenute oltre che alla Central Academy of Fine Arts anche alla Beida University di Pechino, alla Dunhuang Academy e alla Northwestern University di Xi’an hanno riscosso un grande successo di pubblico, così come è avvenuto anche nella bella serata organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura il 17 Novembre. È solo rimandata la tappa prevista alla Zhejiang University di Hangzhou. Il bilancio è stato più che positivo, con più di 500 tra studiosi e studenti cinesi che hanno assistito alle conferenze nelle diverse sedi. Alla Beida University è stata inaugurata una mostra fotografica sulla storia della Missione in occasione del sessantesimo anniversario.

 

15 DICEMBRE 2015

 

Foto: "Sulle vie dello Swat", di Shafiq Ahmad  Khan Swati

 

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