Dossier

Verso il Summit di Parigi

CLIMA: CINA CHIEDE INTESA SU EMISSIONI

CLIMA: CINA CHIEDE INTESA SU EMISSIONI


Di Eugenio Buzzetti

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Pechino, 19 nov. - La Cina vuole un legame vincolante sulle emissioni inquinanti dai quasi duecento Paesi che parteciperanno dal 30 novembre all'11 dicembre prossimo alla Conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi. E' la posizione di Xie Zhenhua, rappresentante per la Cina alla conferenza, che attende per la fase finale delle trattative il consenso tra tutte le nazioni sulla riduzione delle emissioni, anche se chiede flessibilità tra i diversi Paesi. "Ogni Paese giocherà pienamente un ruolo costruttivo e tutti saranno in grado di adottare posizioni flessibili", ha dichiarato. L'obiettivo della conferenza è quello di contenere il surriscaldamento del pianeta al di sotto dei due gradi centigradi rispetto alla media dei valori precedenti alla prima Rivoluzione Industriale.

La Cina è oggi il Paese che emette la maggiore quantità di gas serra, anche se si è impegnata lo scorso anno a raggiungere il picco delle emissioni inquinanti entro il 2030 per poi scendere, una data che alcuni studiosi di recente hanno anticipato al 2025, a causa soprattutto del rallentamento dell'economia cinese e del calo della domanda di carbone, principale responsabile delle emissioni. La Cina si presenta all'appuntamento parigino anche come il Paese al mondo che investe di più nello sviluppo di energie rinnovabili. Il piano per un futuro a basso tasso di Co2 prevede anche l'introduzione di un nuovo schema per contenere l'inquinamento atmosferico che permetterà la compravendita dei diritti alle emissioni a livello nazionale a partire dal 2017, come evoluzione degli schemi pilota nati in sette località già dal 2011.

Il nuovo programma, ha spiegato lo stesso Xie, potrà funzionare a condizione che esistano quote ragionevoli da non superare, un solido mercato regolamentato e un sistema di registrazione efficace per le imprese che vorranno entrare a farne parte. Xie è ottimista riguardo alle possibilità della Cina di raggiungere il proprio obiettivo in chiave anti-emissioni. La Cina si sta preparando da due anni all'appuntamento parigino e il risultato della conferenza comporterà un aggiornamento del proprio apparato industriale e incentivi per la riduzione delle emissioni, ma, ha assicurato, "possiamo garantire il raggiungimento di questo obiettivo". Gli ultimi dati relativi al 2014 mostrano alcuni segnali positivi a riguardo: alla fine dello scorso anno, le emissioni di Co2 per unità di prodotto interno lordo erano il 33,8% in meno rispetto ai livelli del 2005. L'obiettivo cinese al 2030  di ridurle di una percentuale compresa tra il 60% e il 65% rispetto allo stesso anno. Il carbone conta ancora per circa il 65% del paniere energetico di Pechino, anche se lo scorso anno ha registrato per la prima volta dal 2000 una contrazione dei consumi su base annua.

I cambiamenti climatici sono stati discussi anche durante il vertice Apec di Manila, che si conclude oggi. Segnato dalle rivendicazioni marittime cinesi, soprattutto dopo l'arrivo dei leader dell'area Asia-Pacifico martedì scorso, e dalla minaccia del terrorismo, il vertice delle economie dell'area più dinamica del mondo ha dedicato alcuni spunti anche al clima. Il presidente cinese, Xi Jinping, nelle scorse ore, ha rinnovato l'impegno cinese nella lotta ai cambiamenti climatici e alla necessità di ripulire l'ambiente, uno dei principali punti - quello della crescita "verde" - contenuti nelle proposte per il nuovo piano quinquennale 2016-2020. A Manila, anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rinnovato l'impegno contro le emissioni inquinanti, spiegando alla comunità d'affari presente al forum che la lotta alle emissioni può rivelarsi di impatto positivo per le aziende della regione, e che è possibile tenere insieme crescita economica e rispetto dell'ambiente.

 

19 NOVEMBRE 2015

 

 

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