CINA-VATICANO

Nuove ordinazioni vescovi "concordate"

Giovagnoli: resta il nodo irrisolto delle vecchie nomine

Nuove ordinazioni vescovi  concordate 
<br />Giovagnoli: resta il nodo irrisolto delle vecchie nomine


di Alessandra Spalletta

Twitter@ASpalletta

 

Roma, 30 nov. - L'intensificazione dei contatti tra Vaticano e Cina si concretizza nell'ordinazione - a lungo rimandata - di tre nuovi vescovi voluti sia dal Pontefice sia dalle autorita' cinesi. Stamattina monsignor Giovanni Battista Wang Xiaoxun e' stato ordinato vescovo coadiutore di Ankang, nella provincia dello Shaanxi. Attesa anche l'ordinazione del vescovo nella diocesi cattolica di Chengdu nella provincia del Sichuan, mentre la terza e' prevista il 2 dicembre a Xichang nel Sichuan. L'ultima risale al 10 novembre: l'ordinazione di monsignor Pietro Ding Lingbin alla diocesi di Changzhi, nella provincia dello Shanxi.

 

Queste ordinazioni concordate - riprese nel 2014 dopo tre anni di dialogo interrotto - segnano un passo avanti nel riavvicinamento tra la Santa Sede e il governo cinese, e indicano che un possibile compromesso sulle nomine dei vescovi e' sempre piu' concreto anche se restano questioni irrisolte: "Non sappiamo se i negoziatori siano vicini anche a un accordo per l'accettazione da parte di Papa Francesco degli otto vescovi nominati da Pechino (tre dei quali in precedenza scomunicati) e dei 30 vescovi clandestini (nominati dal Papa e respinti da Pechino)" ha detto all'AGI Agostino Giovagnoli, storico, ordinario presso l'Universita' Cattolica del Sacro Cuore e profondo conoscitore dei rapporti tra Vaticano e Cina.

 

La ripresa dei contatti, dunque, e' reale ma e' ancora lontana la normalizzazione delle relazioni diplomatiche interrotte nel 1951, quando a due anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese fu espulso l'ultimo nunzio apostolico. "Soltanto alla fine di una serie di accordi si puo' immaginare un ripristino delle relazioni diplomatiche", ha spiegato Giovagnoli. Ma queste tre nomine episcopali aggiungono un tassello importante: "La riapertura del dialogo tra la Santa Sede e Pechino facilita le nomine dei futuri vescovi e la scelta delle diocesi - ha spiegato Giovagnoli -; la logica suggerisce che queste ordinazioni concordate costituiscano un esperimento di cui un possibile futuro accordo non potra' non tenere conto".

 

In Cina si contano 10 milioni di fedeli divisi tra la comunita' ufficiale e la Chiesta nascosta, i cui vescovi sono spesso perseguitati perche' ritenuti "illeciti" dal governo.

 

UN ACCORDO RISCHIA DI DIVIDERE VATICANO E CHIESA NON PATRIOTTICA – Per l'ex vescovo di Hong Kong, cardinale Joseph Zen, un eventuale accordo sulla nomina dei vescovi rischia di provocare uno scollamento tra il Vaticano e la Chiesa cattolica cinese non patriottica. Da sempre critico sull'apertura a Pechino perseguita da Papa Francesco, nei giorni scorsi Zen ha bollato la possibile distensione come un "tradimento di Gesu' Cristo".

 

"Il cardinale Zen si oppone a qualsiasi accordo - ha spiegato Giovagnoli - e accusa il Vaticano di debolezza nei confronti dei vertici comunisti". Ma non e' cosi': "Il Papa non solo e' d'accordo sulle nomine - assicura Giovagnoli - ma in almeno tre casi su cinque tra le ultime ordinazioni si tratta di vescovi scelti dalla Santa Sede gia' da diversi anni". Di piu': il mandato apostolico viene annunciato prima da Roma e solo in un secondo momento e' divulgato dal governo cinese: "Una prassi non di secondaria importanza considerato il complicato equilibrio tra le parti". Giovagnoli ne e' sicuro: la comunita' cattolica cinese - da sempre fedele al Papa - non si sentirebbe tradita da un eventuale compromesso sulle nomine dei vescovi: "Il rischio di una frattura e' reale ma non riguarda uno scollamento tra il Vaticano e tutti i cattolici clandestini. Il rischio esiste all'interno dei cattolici non patriottici, divisi tra figure fedeli al Papa e figure anti-papali".

 

Tra i sostenitori di un accordo, figura Paolo Ma Cunguo, vescovo 'illegittimo' di Shuozhou nella provincia dello Shanxi, il quale in una intervista l'anno scorso al Vatican Insider ha detto di essere alla guida di una diocesi dove non esiste spaccatura tra comunita' ecclesiali ufficiali e clandestine e dove l'Associazione patriottica "si e' estinta da sola". Ma vi sono vescovi che si oppongono a un accordo e che "addirittura agiscono contro il Papa - ha spiegato Giovagnoli -. E' il caso di padre Paul Dong Guanhua, vescovo non riconosciuto dal governo e ordinato illecitamente alla diocesi di Zhengding (provincia dell'Hebei), il quale nel mese di settembre ha a sua volta ordinato in modo illegittimo un vescovo di 51 anni".

 

TRA CINA E VATICANO NON E' LA PRIMA STAGIONE DI APERTURA - Nella storia tra Cina e Vaticano, le nomine concordate dei vescovi non rappresentano una novita'. "C'era gia' stata una stagione di apertura tra il 2006 il 2009, che si interruppe in coincidenza con l'allontanamento da Roma dell'allora monsignor Parolin responsabile del dossier Cina presso la Segreteria di Stato", ha spiegato lo storico. Per i successivi tre anni cessano le ordinazioni della Chiesa Patriottica cinese approvate anche dalla Santa Sede.

 

Il dialogo sulle nomine riprende nel 2012, quando Thaddeus Ma Daqi viene ordinato vescovo ausiliare della diocesi cattolica di Shanghai, una vicenda pero' finita male: il vescovo viene sottratto ai lavori ministeriali e sottoposto agli arresti domiciliari, facendo saltare il tacito accordo tra le parti sulla nomina dei vescovi. Il dialogo vero e proprio riprende solo nell'agosto del 2015 quando Zhang Yinlin diventa il nuovo vescovo coadiutore di Anyang nella provincia dello Henan. Si tratta della prima ordinazione concordata tra Chiesa patriottica e Santa Sede dal caso di Thaddeus Ma Daqin. Il 10 novembre scorso arriva infine l'ordinazione di monsignor Peter Ding Lingbin a vescovo della diocesi di Changzhi (nella provincia dello Shanxi). Con le nuove nomine salira' cosi' a cinque il totale delle ordinazioni concordate in questo nuovo round di dialogo - "e non sono poche", osserva Giovagnoli.

 

NESSUNO SA SE L'ACCORDO CI SARÀ? – Nessuno puo' sapere se realmente ci sara' un accordo sulla nomina dei vescovi. Ma i segnali che arrivano dalla Sede Apostolica sono positivi: "Se l'intesa riguarda principalmente la nomina dei vescovi futuri, le recenti ordinazioni indicano che questo accordo non solo e' possibile ma anche di fatto e' gia' in atto, e attende solo la formalizzazione", ha sottolineato Giovagnoli. Al contrario, per lo storico e' ancora tortuosa la strada di un'intesa per il riconoscimento da parte del Papa degli otto vescovi illegittimi e dei 30 vescovi clandestini. "La regolarizzazione di queste 40 situazioni pregresse - scandisce Giovagnoli - richiede tempi piu' lunghi". 

 

UN ACCORDO SULLE NOMINE E' SOLO PRIMO PASSO PER IL DISGELO -  Il possibile compromesso sulle nomine dei vescovi rappresenta il principale punto di discussione per la riapertura delle relazioni diplomatiche? "La normalizzazione dei rapporti tra Cina e Vaticano e' ancora lontana - ha detto Giovagnoli - e solo alla fine di una serie di accordi si puo' immaginare un ripristino delle relazioni diplomatiche".

 

Il disgelo tra la Santa Sede e Pechino dovrebbe accompagnarsi alla chiusura dei rapporti diplomatici con il governo di Taiwan, dove la Chiesa cattolica e' molto forte. "Non e' piu' cosi' - ha aggiunto Giovagnoli -. Oggi Pechino vuole avvicinarsi a Taipei. In passato il ministero degli Esteri cinese non perdeva occasione per ribadire che i due ostacoli fondamentali al ripristino delle relazioni diplomatiche erano la questione di Taiwan e la non ingerenza del Vaticano sulle questioni interne cinesi. Ma da quando e' stato nominato Papa Francesco, e' caduto ogni riferimento del governo cinese a un disimpegno ufficiale e pubblico del Vaticano da Taiwan".

 

PERCHÉ IL VATICANO VUOLE IL COMPROMESSO CON PECHINO - Per il Vaticano l'accordo con Pechino rientra in un "disegno di fondo che non e' politico ma evangelico", ha detto Giovagnoli. "L'accordo non e' fine a se stesso ma strumentale a un bene maggiore: il Papa vuole ricostruire l'unita' della Chiesa in Cina - ha spiegato -. La necessita' di avviare un'opera di conciliazione era del resto contenuta gia' nella lettera del 2007 di Benedetto XVI, il quale indicava il medesimo obiettivo di guarire la ferita provocata dalla divisione tra vescovi ufficiali e clandestina".

 

C'e' dunque una perfetta unita' di vedute tra Benedetto XVI e Francesco "il quale forse ci mette una spinta in piu'". Nella sua storia, ha ricordato Giovagnoli, la Chiesa "ha sempre cercato un accordo con i governi, soprattutto totalitari, affinche' questi lasciassero in pace i credenti. I detrattori del dialogo sostengono che un accordo non sara' possibile finche' il governo cinese non riconoscera' a pieno la liberta' di culto. Notevole obiettivo ma incompatibile con un regime comunista: se non lavoriamo oggi per rafforzare la Chiesa in Cina, con un accordo probabilmente limitato, l'alternativa e' aspettare che crolli il regime comunista...".

 

30 NOVEMBRE 2016

 

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