Blog Gian Luca Atzori

In Cina la realtà virtuale si tocca con mano (letteralmente)

In Cina la realtà virtuale si tocca con mano (letteralmente)<br />


Nel 2005, Qiu Chengwei è stato condannato a morte per l'omicidio di Zhu Caoyuan, colpevole di aver rubato e venduto la sua spada virtuale per 7.200 Yuan (965 euro). Questo ha sollevato non pochi dubbi sul rapporto tra legge e proprietà virtuale. Qualche anno dopo, in seguito alle prime inchieste sullo sfruttamento del lavoro nelle economie virtuali, la situazione si è fatta più controversa.

 

Il gioco che sfruttò 100mila carcerati

 

Il "Gold Farming" (lett. "Coltivazione d'oro"), è un'attività di alcuni giochi online come World of Warcraft, in cui si accumulano risorse interattive per poi rivenderle in cambio di soldi reali. Un attività che in Cina ha portato allo sfruttamento di 100mila carcerati in turni di 12 ore al giorno, dando vita nel 2009, ad un mercato globale dal valore di 7 miliardi di dollari, di cui l'80% generato da 'coltivatori d'oro' cinesi. Nello stesso anno il governo bandì la pratica, rendendola però facile preda del mercato nero.

 

Dipendenza e solitudine, i danni reali del mondo virtuale

 

Dai problemi legali si è quindi passati a quelli psicologici ed etici. Basti pensare ai 24 milioni di cinesi dipendenti da videogiochi, colpiti da depressione o raptus e curati con l'elettro-shock. Oppure si pensi all'utilizzo della realtà aumentata nella sorveglianza o nell'addestramento militare. O ancora meglio, si pensi a come già molti preferiscano relazioni virtuali a quelle fisiche, o a Jia Jia, robot del sesso cinese, e poi si ricolleghi questa realtà alla solitudine del surplus di 30milioni di cinesi maschi generato dalla legge del figlio unico.

 

Se si combina tutto ciò alla costante cappa di fumi nocivi che attanaglia il cielo sopra Pechino è ovvio immaginare un presente distopico, in cui Matrix e i peggiori incubi Cyberpunk iniziano a prendere vita, e in cui ci si aspetta presto pubblicità progresso alla Futurama.

 

L'utopia della realtà aumentata

 

Eppure la rivoluzione della realtà aumentata e virtuale (Ar/Vr) è tanto distopica quanto utopica. I cinesi spopolano nelle fiere sull'high tech, da Las Vegas a Londra. La Cina si appresta alla leadership globale nel settore, con un mercato Ar/Vr in crescita di 36 volte nel 2020, per un valore di 8,5 miliardi di dollari. Questo perché, a differenza di Usa e Ue, il numero di utenti non è paragonabile e la tecnologia è facilmente accessibile. Infatti, attraverso i Qr code, i cinesi pagano già bollette, tasse o spesa al mercato con un click. Vi sono già oltre 100mila cafè; karaoke, cinema che offrono sessioni di Vr, oltre a dozzine di produzioni di adattatori Vr economici per smartphone, e comunità come ARinChina che contano 60mila sviluppatori.

 

Gli appartamenti in Europa si visitano a Shanghai(in 3d)

 

Negli ultimi due anni AR e VR hanno attirato il 78% degli investimenti hardware e sono nate oltre 200 start-up nel campo. Giganti come HTC, Gome e Suning (azionista di maggioranza dell'Inter) investono per creare 10mila "centri esperienziali" in tutta la Cina. La Vanke, impresa immobiliare, realizza tour virtuali che da Shanghai permettono di visitare gli immobili in Europa. Proprietà che ormai non necessariamente esistono, ma possono essere progettate in 3D o stampate in poche ore. Lo stesso vale per altri prodotti, acquistabili in formato digitale e stampabili a casa propria, come se fossero ebook. Non a caso, Alibaba, colosso dell'e-commerce, vuole permettere agli utenti di provare i prodotti online, come in un vero centro commerciale.

 

In Cina la realtà virtuale si tocca e si assaggia


In Cina è infatti possibile non solo vedere e sentire, ma anche toccare e gustare la realtà virtuale. Allo scopo di introdurre 27 nuovi gusti, la campagna "Taste the Movie" di Coca Cola Cina ha creato un esperienza che collega vista, udito e gusto per far testare i prodotti ai consumatori e monitorarne le reazioni. La Dexta Robotics ha invece sviluppato un esoscheletro per toccare il mondo virtuale. Un settore quello tattile, di forte interesse non solo per e-commerce e videogame ma persino per il porno.

 

La nuova frontiera della sanità

 

Tuttavia, oltre all'industria immobiliare, commerciale e del piacere, la realtà virtuale si pone anche come nuova frontiera della sanità e della formazione. A Hong Kong è nata la prima clinica che utilizza trattamenti del dolore in VR per pazienti affetti da patologie croniche, cancro e ustioni o per la riabilitazione di problemi neuro-muscolari. Non solo, dal 2008 grazie a questa tecnologia sono stati formati oltre 1200 chirurghi.

 

Nella ricerca, la Tsinghua University studia la stampa di organi umani in 3D, un'innovazione che potrebbe salvare 22 vite al giorno. Mentre nelle scuole, la VR può essere usata per l'insegnamento di materie come biologia, fisica, storia, astrologia, o per la tutela dei beni culturali e ambientali. Si può andare nel passato, nel futuro, dentro il corpo umano o tra le costellazioni.

 

Coltivatori d'oro suona bene come parola, ma rivela un realtà truce ed inquietante. Al contrario, Stampatori d'organi potrà suonare truce ed inquietante, ma rivela una realtà in grado di salvare migliaia di vite. La rivoluzione della realtà virtuale si gioca su questa allegorica contraddizione su cui è necessario riflettere, perché sta già cambiando la Cina e presto cambierà il mondo intero.

I giovani cinesi parlano la Lingua dei Marziani e sfidano l'autorità

I giovani cinesi parlano la Lingua dei Marziani e sfidano l autorità<br />


La prima volta che acquistai una scheda telefonica cinese rimasi sorpreso non tanto perché il commesso mi chiese che numero volessi, ma piuttosto perché i numeri avevano prezzi differenti. Per esempio in Cina un numero di telefono con tanti "8" è costoso perché l'otto è simbolo di prosperità, mentre il "4" in mandarino ha la stessa pronuncia della parola "morte". Porta male ed è quindi più economico.

 

Col tempo compresi che questo fenomeno socio-linguistico è una costante nella cultura cinese. Basti pensare che il sito di McDonald in Cina è 517-517.com la cui pronuncia è simile alle parole "wo yao chi" ovvero "voglio mangiare", niente di più azzeccato. Lo stesso non si può dire per lo slang popolare utilizzato per Facebook (Feisibuke) che richiama le parole "la morte è inevitabile".

 

Negli anni questa caratteristica ha generato nuove modalità di espressione, utilizzate non solo nel marketing ma anche dagli attivisti politici o dalle nuove generazioni. Linguaggi in codice apparentemente indecifrabili, come la Lingua dei Marziani.Il termine prende spunto da una scena del celebre film di Hong Kong del 2001, Shaolin Soccer, dove Stephen Chow si prende gioco dell'aspetto del portiere della propria squadra dicendogli: "Tornatene su Marte, la Terra è troppo pericolosa". Lo stesso invito viene rivolto in Cina a chi parla in maniera incomprensibile.

 

"3Q Orz" non è infatti un errore di battitura, ma un modo utilizzato dalle generazioni post-1990, i cosiddetti jiulinghou, per dire "molte grazie" in marziano. Il "3" si pronuncia in mandarino "san" e al fianco della lettera "Q" (kju in inglese), richiama il suono di "Thank you". La parola "Orz" invece non ha un significato fonetico, ma puramente figurativo, come un geroglifico. A livello grafico raffigura un omino inginocchiato a quattro zampe in segno di riverenza, con la "O" a rappresentare la testa, la "r" le braccia e la "z" le gambe.

 

Sviluppatosi nei primi anni del nuovo millennio a Taiwan, il fenomeno è cresciuto tanto rapidamente che nel 2006 è divenuto parte degli esami di maturità. Oggi la Lingua dei Marziani si è diffusa in tutta la Cina continentale e l'80% dei giovani tra i 15 e i 20 anni la utilizza (più di 70 milioni di persone), divenendo persino la principale forma di comunicazione tra circa il 70% degli studenti della sola Gaungzhou.

 

La Lingua dei Marziani unisce insieme l'alfabeto fonetico IPA, romano, cirillico, giapponese, bopomofo, i simboli unicode, i numeri, il linguaggio degli SMS e altri, giocando sulle somiglianze fonetiche, grafiche o semantiche delle parole. Per esempio, in mandarino Lingua dei Marziani si dice huoxingwen (火星文) ed è composta da tre caratteri che significano "fuoco", "stella" e "lingua/cultura". La loro traduzione in marziano è 吙☆魰, dove il carattere di "stella" è sostituito dal simbolo della stella, mentre gli altri due caratteri vengono affiancati da dei radicali che depistano dal vero significato per chi non conosce il codice, ma ne lasciano quasi inalterata la fonetica.

 

Oggi questo codice è utilizzato per rendersi incomprensibili agli occhi dei genitori, viene modificato per creare linguaggi specifici per gruppi di amici o persino per aggirare la censura del governo online. Questo perché i meccanismi di censura in rete si basano prevalentemente sul matching-words, ovvero su programmi in grado di bloccare determinate liste di parole.

 

"35 maggio", "fare una passeggiata", "scalare il muro", sembrano frasi comuni o prive di senso, ma si riferiscono rispettivamente alla data dell' "incidente di Tiananmen" (4 giugno '89), alle manifestazioni nelle strade e al tentativo di scavalcare la Grande Muraglia digitale. Con la Lingua Marziana questi modi di espressione si sono trasformati ulteriormente. Per questo motivo è stata più volte oggetto di contestazioni da parte delle vecchie generazioni e delle autorità.

 

Nel 2010 il governo cinese ha infatti promosso un editto per la salvaguardia della purezza della lingua, scoraggiando i media dall'utilizzo di parole straniere, neologismi "cinglesi", acronimi come NBA o GDP, o linguaggi come la Lingua dei Marziani. Questo non ha certo fermato un'intera generazione. Un'azione simile nella storia fu perseguita da latini, francesi e altri, portando ad un distacco radicale tra comunicazione scritta e orale. La realtà è che l'evoluzione e contaminazione della lingua è storicamente inarrestabile e incontrollabile, ed è sintomo di una trasformazione culturale.

 

Dalla semplificazione linguistica avviata da Mao negli anni '50 il mandarino si è evoluto notevolmente, e la Lingua dei Marziani sviluppata dai giovani cinesi non costituisce solo uno dei più interessanti fenomeni glottologici in Cina. Assimilando le forme scritte più diffuse al mondo in un unico codice ormai popolare tra decine di milioni di persone, segna infatti un'interessante caso per la stessa linguistica moderna, attivando un processo di creazione collettiva che nelle sue diramazioni sociali e politiche va persino oltre quest'ultima.

Il volto umano della Cina in Africa

Il volto umano della Cina in Africa


@atzorigianluca

 

Imprenditori per i diritti umani, innovatori per lo sviluppo sostenibile, filantropi per l'educazione e la sanità, Ong per l'integrazione sociale, artisti contro il razzismo. Sotto l'armatura del conquistatore c'è una parte umana della Cina in Africa che pochi conoscono, e di cui noi Europei dovremo essere i primi supporter.

 
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Roma, 01 mar. - Mentre l'occidente si apprestava a scoprire le Americhe e colonizzare mezzo pianeta con le sue flotte, Zhang He, ammiraglio cinese, approdava in Africa per conferire dei doni alle popolazioni indigene come segno della grandezza dell'Imperatore Celeste, per poi ripartire e non far più ritorno. Da allora passarono cinque secoli prima che la Cina tornasse a riscuotere.

 

Oggi la Cina è il primo investitore e partner commerciale dell'Africa e due terzi degli eserciti africani sono equipaggiati dai cinesi. La Nuova Via della Seta sta portando le multinazionali di stato alla conquista del continente, attraverso un piano di sviluppo di oltre $60 miliardi di investimenti infrastrutturali; delocalizzazione di produzione e manodopera; sfruttamento di risorse naturali e prestiti agevolati per i governi che godono del "beneficio diplomatico".

 

Nonostante il "piano di crescita pacifica" di Pechino non preveda l'interferenza politica, i critici non considerano questa pretesa verosimile. Infatti, l'impatto socio-economico in Africa sta già mostrando forti ripercussioni geopolitiche nell'ascesa della Cina a leader globale. Si parla sempre più spesso di neocolonialismo e di un Made in Africa pronto a emergere come il nuovo Made in China, la futura fabbrica del mondo. Eppure, sotto l'armatura del conquistatore c'è una parte umana della Cina in Africa che pochi conoscono.

 

Delle oltre 500mila Organizzazione Non Governative (Ong) in Cina, solo un centinaio operano in Africa. Queste poche realtà sono però riuscite a connettere innovatori, imprenditori, artisti e volontari per portare lo sviluppo sociale laddove i piani economici non arrivano. Nel 2011, attraverso la China Youth Development Foundation, imprenditori e filantropi cinesi hanno finanziato in Kenya, Burundi e Rwanda il "China-Africa Hope Project" per la costruzione di mille scuole primarie. La China Foundation for Poverty Alleviation ha investito $9,7 milioni nella costruzione di 13 ospedali in Sudan e nella formazione del personale medico. Progetti che vorrebbe replicare in Chad, Kenya e Etiopia. Da anni China House si impegna invece per favorire l'integrazione sociale e culturale, combattendo di recente importanti iniziative contro il commercio d'avorio, che anche la Cina vieterà entro la fine del 2017.

 

Altre Ong sono attive nel miglioramento della qualità di vita e nella formazione di migranti e lavoratori, nella prevenzione dell'HIV così come nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Vi sono poi organizzazioni come la Chinese-African People's Friendship Ass. o la China Association for NGO Co-operation che assistono a livello organizzativo le Ong africane, fornendo strutture, facendo formazione e promuovendo la cooperazione interculturale. Iniziative ritenute fondamentali anche per lo sviluppo della responsabilità sociale d'impresa nel continente. Sono numerosi inoltre gli esempi di artisti indipendenti che attraverso le loro opere, lavorano per umanizzare le relazioni tra cinesi e africani.

 

Tuttavia, a differenza delle Ong occidentali, le organizzazioni mandarine hanno di fronte una doppia sfida. Esse, infatti, non si scontrano solo con le criticità del paese in cui operano, ma principalmente con gli ostacoli posti dal loro stesso governo. Più che delle Ong sono infatti delle GONGO (Government-Organized NGO), ovvero delle Ong autorizzate dal governo. I fondi di queste organizzazioni in Africa non sono sufficienti per gli obiettivi preposti dagli stessi piani di sviluppo e,  nell'ultimo anno, Pechino ha stretto la morsa intorno a loro. Allo stesso modo ha intensificato le persecuzioni contro gli attivisti per i diritti umani, come per l'arresto dei membri della Chinese Urgent Action Working Group, un gruppo di avvocati sino-svedesi impegnati nel fornire assistenza legale gratuita ai bisognosi e nel denunciare l'inefficienza e la corruzione delle autorità.

 

E' chiaro dunque come la doppia sfida delle Ong cinesi in Africa non sia solo una questione africana, ma anche un occasione di sviluppo e tutela delle società civili in Cina e in Europa. Questo perché pur essendo sottoposte alle direttive del governo, tali organizzazioni operano con un piede dentro e uno fuori dal sistema-Cina, in giurisdizioni straniere con maggiore libertà di movimento e influenza esterna. Situazioni che hanno mostrato un potenziale di emancipazione civile significativo per entrambi i paesi e, di conseguenza, anche per il resto del mondo. Non parliamo solo di "aiutarli a casa loro" , ma soprattutto di una Cina che nell'ambire al ruolo di leader globale sia più socialmente responsabile. C'è un volto umano della Cina in Africa che ancora oggi rende omaggio al dono di Zhang He, e di cui noi Europei dovremo essere i primi supporter.

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