POSITION PAPER, ANALISI
SULLE RIFORME DI PECHINO

POSITION PAPER, ANALISI <br />SULLE RIFORME DI PECHINO


di Davide Cucino*

 

Pechino, 10 sett.- Tra le pubblicazioni post-estive che meritano di essere poste in evidenza, il rapporto annuale della Camera di Commercio Europea in Cina (European Business in China Position Paper) rappresenta senz'altro un atteso strumento per tutti coloro che si occupano della Cina sotto il profilo economico, commerciale e finanziario. Giunto alla sua tredicesima edizione, il rapporto è il frutto del lavoro svolto nel corso di sei mesi da 26 gruppi di lavoro settoriali e 8 tematici, composti dalle oltre 1700 imprese europee iscritte alla Camera di Commercio dell'Unione Europea in Cina, una organizzazione indipendente che si pone come obiettivo il miglioramento in questo paese del contesto in cui le società straniere svolgono le proprie attività d'affari.

Anche nella nuova edizione i suggerimenti indirizzati ai diversi interlocutori di governo cinesi (quest'anno oltre ottocento, duecento in più rispetto al 2012) sono preceduti da una sezione macro in cui viene compiuta una analisi più di carattere generale sullo stato di salute dell'economia cinese e vengono proposte alcune ricette per fare fronte al rallentamento verificatosi negli ultimi mesi. Secondo la Camera non è più possibile scegliere tra riforme strutturali e crescita sostenibile, bensì le prime sono la condizione necessaria affinché la seconda prenda forma. Per il governo cinese, al fine di potere intraprendere questa strada è necessario riconsiderare il ruolo dello stato. Il rapporto individua pertanto tre macro contesti che conducano la Cina in questa direzione.

 

Il primo riguarda la necessità di un potenziamento del potere dello stato nel riordinare quei segmenti dell'economia in cui prevalgono ancora logiche burocratiche e poco trasparenti, che aggravano il peso delle imprese e non consentono loro di liberare le forze che condurrebbero a maggiore competitività. L'auspicio di un rafforzamento dello stato a tale scopo non deve indurre a confusione; esso deve solo intervenire per migliorare le regole del gioco, ma deve arretrare da tutti quegli ambiti in cui la sua presenza ha sin qui creato squilibri di trattamento tra settore pubblico e privato. La liberalizzazione del settore finanziario insieme a una riforma delle politiche industriali consentirebbe, secondo il rapporto, di ricondurre le imprese di stato al ruolo originario che loro compete, fornire beni e servizi pubblici a prezzi sostenibili per gli utenti.

 

Il secondo macrocontesto della sezione si focalizza sulla necessità di rivalutare il concetto di "innovazione indigena", su cui nel corso di questi anni il governo cinese ha concentrato la maggior parte delle sue politiche protezionistiche, impedendo di fatto a molte società straniere di godere delle stesse facilitazioni offerte a quelle domestiche in termini di sostegno alla ricerca e sviluppo e alla partecipazione allo sviluppo di settori strategici, se non accettando condizioni capestro quali cessioni di proprietà intellettuale o forzando il trasferimento tecnologico quale precondizione alla partecipazione di appalti pubblici. A ciò va aggiunto che la Cina non ha ancora un approccio sistemico sulla tecnologia avanzata, ma impone la scelta dei settori strategici dall'alto impedendo pertanto una vera e propria spinta verso l'innovazione e influendo negativamente sul grado di competitività tecnologica e dei prezzi.

 

Nel terzo macrocontesto analizzato, la Camera si augura che la Cina possa migliorare il suo ruolo nello scenario economico internazionale, sia attraverso un miglioramento delle politiche di accesso al mercato, un tema ricorrente nei rapporti precedenti, ma che assume nuovo significato dato il mutato clima economico interno, sia assumendo la leadership nelle maggiori piattaforme transnazionali, attraverso la sottoscrizione dell'Accordo sugli Appalti Governativi (GPA) in seno all'organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), dell'Accordo Bilaterale sugli Investimenti con l'Unione Europea e aderendo al Partenariato Transpacifico (TPP). Con maggiori regole di ingaggio la Cina eviterebbe anche il deterioramento del contesto in cui le proprie aziende conducono attività d'affari, un rischio reale anche nel mercato del continente europeo, sino a qui aperto e trasparente come nessun altro al mondo.

 

Conclude il rapporto, la sezione dei papers locali, che suggeriscono alle municipalità ove la Camera è presente agende specifiche per aumentare e migliorare la presenza delle imprese europee in ambito più locale.

 

Il rapporto è quindi un riferimento per le autorità cinesi e europee nel difficile cammino di dialogo economico, ma anche una guida per tutte le imprese europee che intendano conoscere nello specifico i vantaggi e le insidie del proprio settore in Cina.

 

*Davide Cucino, sinologo, è il presidente della Camera di Commercio Europea in Cina. Vive a Pechino da molti anni. Ha scritto "Tra poco la Cina" (Bollati Boringhieri). E' appassionato di libri.

 

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