MR. SELDEN'S MAP OF CHINA

MR. SELDEN S MAP OF CHINA


Pechino, 05 set. - Era inevitabile che anche la lettura estiva sulla Cina andasse a ricadere, anche se molto indirettamente, sulla questione del momento, che riguarda la Cina e i mari e i territori che la circondano. Il volume di Timothy Brook “Mr. Selden’s Map of China. The Spice Trade, a Lost Chart & the South China Sea” (Profile Books, 2014) rappresenta un lavoro dalle mille sfaccettature, interessante per gli appassionati di storia sia dell’Europa che della Cina del ‘600, della scienza della cartografia, delle imprese nei mari finanche dei misteri come quello che riguarda la mappa custodita nella Bodleian Library di Oxford, donatavi da John Selden, una figura riapparsa alla luce grazie a questo interessante documento, ma soprattutto famoso protagonista del suo tempo in quanto parlamentare, avvocato, orientalista e autore di un importante volume The Closed Sea, le cui teorie contro il Mare Liberum dell’olandese Huig de Groot, furono utilizzate politicamente per contrapporre gli interessi della Compagnia delle Indie Orientali a quelli della Compagnia delle Indie Olandesi.

 

Il volume non intende assolutamente utilizzare lo studio e l’analisi della mappa di Selden per elaborare opinioni sulle dispute marittime che la Cina ha intrapreso con alcuni paesi a lei vicina nell'Est e Sud Est dell’Asia. Tuttavia è interessante il messaggio che secondo Brook il realizzatore della mappa ha inteso far trasparire circa il fatto che l’arcipelago delle Isole Paracel (Xisha per la Cina) fosse luogo impervio che ogni navigatore del tempo aveva l’interesse ad evitare. Quanto è diversa oggi la percezione di quell’area!

 

In ogni caso appare alquanto intrigante che sia giunta a noi una carta dell’inizio del 17.mo secolo, verosimilmente messa a punto da un navigatore/mercante cinese del sud est asiatico, che colloca al centro i mari dell’area e non la Cina. Il segreto è svelato da Brook che grazie anche al contributo di alcuni suoi collaboratori ha potuto notare che la mappa era utilizzata come strumento per controllare le rotte navali, per consentire quindi ai mercanti e alle guide per la navigazione di intraprendere la giusta direzione per spostare le navi (e le merci) da un porto all’altro. Si tratta inoltre di un documento che prende come modello le mappe europee della fine del ‘500, imitando persino una rosa dei venti anche se con “caratteristiche cinesi”. Abituati a considerare la Cina, eccetto per il breve periodo di esplorazione marittima di Zheng He, un paese riluttante a spingersi lontano dalle proprie coste, la mappa ci racconta che esistevano uomini nutriti da interessi personali pronti a salpare con lo scopo di scambiare merci ma anche capaci di fungere da “amplificatori” di informazioni su popolazioni e mondi che con si stava entrando in contatto in maniera molto più frequente. Di alcuni di essi Brook ne fornisce dettagliate descrizioni, come a proposito del cinese Li Dan, intento a tessere relazioni con gli inglesi nelle coste giapponesi di Hirado, porto delle Kyushu vicino a Nagasaki, promettendo ai funzionari britannici fantomatici contatti con la corte Ming in cambio di anticipi in denaro mai restituiti. Storie simili a quelle vissute oggi, intrise di numerosi fallimenti di imprenditori occidentali alle prese con improbabili tentativi di ingresso nell’intricato mondo degli affari cinese!

 

Nel volume si intrecciano inoltre le storie presso la corte inglese in cui Seldon si muove, quelle di impiegati della Compagnia delle Indie Orientali, tra cui John Saris da cui probabilmente la mappa arrivera’ indirettamente nelle mani di Selden, e dei mercanti britannici che li accompagnano, fino ai personaggi di fama accademica come Thomas Hyde, profondo conoscitore delle lingue arabe e dell’ebraico, incaricato di inventariare le donazioni di Selden alla Bodleian Library e soprattutto annotatore della mappa di Selden. La sua ambizione di imparare il cinese lo porterà ad assoldare il discepolo gesuita Michael Shen Fuzong, che spende alcuni anni in Europa prima di perire miseramente nel suo viaggio di ritorno in Cina. Ne risulterà una accurata traduzione di tutti i piu’ importanti nomi riportati nella mappa.
A conclusione del suo ottimo lavoro di ricostruzione storica, Brook ci elenca un numero di “misteri svelati”: l’ispirazione ai cartografi europei, il metodo di realizzazione che parte dalle rotte marittime per giungere a disegnare la terraferma, la conoscenza dell’allineamento dell’asse nord-sud tenendo conto dei campi magnetici del tempo, sino all’accuratezza delle distanze tra i vari territori attraverso la scomposizione della mappa in quattro sezioni. Manca solo un tassello che probabilmente non sarà mai svelato, quello di risalire alle generalità del cartografo.

 

Ma in fondo e’ poi cosi’ importante trovare una soluzione anche a quest’ultimo segreto? La mappa rappresenta già di per sé un pretesto per raccontare l’incontro di due civiltà, non solo incapaci allora di comunicare attraverso un lingua comune e decodificata, ma addirittura a corto di mediatori che sarebbero stati necessari ad avvicinare la comprensione di culture così distanti tra loro. Vuoi per la chiusura della Cina imperiale verso l’esterno, vuoi per la determinazione occidentale di allora a dare priorità agli interessi mercantili, ci vorranno secoli e guerre per giungere ad un dialogo che ancora oggi è al di là dall’essere in perfetta sintonia. Sarà forse nel prevedere l’importanza di questo aspetto, che tra la miriade di lasciti Selden ricorderà di menzionare dettagliatamente nel suo testamento soltanto la “Map of China”?

 

05 settembre 2014

 

*Davide Cucino, sinologo, ex presidente della Camera di Commercio Europea in Cina. Vive a Pechino da molti anni. Ha scritto "Tra poco la Cina" (Bollati Boringhieri). E' appassionato di libri.

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