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Chi è veramente Jack Ma, quel genio dalla faccia d'angelo

Chi è veramente Jack Ma, quel genio dalla faccia d angelo


di Davide Cucino

Twitter@dawei966

Pechino, 02 mag. - Il recente annuncio di Alibaba di tenere a Detroit il 20 e 21 giugno 2017 una conferenza di due giorni per insegnare ai produttori americani come fare breccia nel mondo dell'e-commerce, puntando alla realizzazione della promessa fatta da Jack Ma al Presidente Donald Trump all'indomani della sua elezione di creare opportunità per un milione di piccoli imprenditori, ci offre l'occasione per commentare il volume Alibaba. The House that Jack Ma built (HarperCollins Publisher, 2016) scritto da Duncan Clark.

 

Chi è veramente Jack Ma, quel genio dalla faccia d'angelo

 

Siamo abituati a leggere di Jack Ma ormai quasi quotidianamente. Lo vediamo a fianco di personalità del mondo degli affari, della cultura e della politica. E' un influencer che si misura sullo stesso piano di "stelle" della new economy quali Bill Gates, lo scomparso Steve Jobs e molti altri. Con loro condivide anche la predisposizione alla filantropia. Lo vediamo sempre sorridente nelle sue apparizioni pubbliche con quella ingenua faccia d'angelo, che rassicura e incoraggia noi stessi ad intraprendere iniziative e sfide simili a quelle che vedono in lui un grande protagonista. Ma chi sia veramente Jack Ma e quali tappe fondamentali abbiano segnato la sua ascesa nell'olimpo prima dell'e-commerce e poi dei settori a supporto di tali piattaforme ce lo racconta bene Clark che lo ha conosciuto sin dai suoi primi passi. Oggi la vendita dei prodotti online (all'ingrosso e al dettaglio) rappresentano quasi solo un pretesto per generare ben più lucrativi guadagni nei settori della logistica (attraverso il suo investimento in China Smart Logistics) e della finanza (con Alipay, un portafoglio virtuale simile a Paypal), e che umiliano gli attori pubblici a cui inizialmente "Jack Magic" si era rivolto (vedi ad esempio China Post). Ma non si tratta solo di una grande quantità di denaro che si sposta in comparti strategici,  quanto il controllo e l'utilizzo dell'enorme volume di dati che ad esso sono agganciati.

 

Da insegnante d'inglese a tycoon dell'ecommerce

 

Tutto ha inizio con la grande visione di una squattrinato insegnante di inglese in una università minore della sua città, mai capace di ottenere voti adeguati per entrare in una di quelle più prestigiose. Jack fonda una società di traduzioni, che decolla una volta che ne percepisce il potenziale di affidarne la visibilità attraverso la rete, già ragionevolmente evoluta negli USA, ma completamente sconosciuta nel suo paese. In seguito, prima allarga il perimetro dei suoi servizi, ottenendo l'esclusiva di creare pagine web in Cina, e successivamente promuove il progetto delle prime pagine gialle online. La svolta avviene quando Jack intuisce che esiste la necessità di collegare una moltitudine di soggetti con uno o più prodotti da vendere a una crescente società di consumatori sempre più esigenti e poco propensi ad attendere per entrarne in possesso. Il resto lo fa la sua attrazione verso il nuovo mondo, quello dell'information technology, di internet e della new economy, in un periodo storico in cui la Cina si apre al mondo ma rimane ancora riluttante ad utilizzare piattaforme che non conosce a fondo e non padroneggia. Il successo di Jack è stato quello di sperimentare, in assenza di una chiara normativa e in una fase di declino del settore delle società di stato, nuovi strumenti di promozione delle sue iniziative, salvo poi aggiustare il tiro ogni qualvolta dall'amministrazione centrale apparissero segnali di nervosismo. Va aggiunta una certa caparbietà giovanile nell'insistere ed osare fino a raggiungere l'obiettivo di trovare fidati collaboratori e finanziatori che avrebbero creduto nel suo sogno.

 

Luci e ombre di una storia di successo

 

Il volume sviscera tutti gli episodi della difficile scalata di Jack al successo e racconta la realizzazione di una visione. Dall'amicizia con la famiglia australiana Morley in visita per turismo a Hangzhou e che lo "adotta a distanza", fino ai primi fallimenti durante viaggi negli USA, e alla lotta per emergere in un momento di grande euforia ma anche di ripetute umiliazioni.
Le diffidenze del potente Ministero dell'Industria dell'Informazione (oggi MIIT), i difficili rapporti con Goldman Sachs e quelli più idilliaci con Softbank, la controversa quotazione alla borsa di Wall Street, l'umiliazione inferta a Ebay e i veleni nel rapporto con Yahoo, tutto questo ci viene raccontato con dovizia di particolari nel volume di Clark.
Ma va sottolineato che accanto al successo consolidato di Taobao e di Tmall (il suo braccio rivolto alle transazioni internazionali) non vi sono solo le luci che spesso occupano le pagine dei giornali e i media, ma anche qualche ombra. Taobao è spesso accusato di offrire prodotti contraffatti e di non adottare una stretta politica di controllo degli utenti venditori che ne popolano la piattaforma. Non solo per un certo periodo è stata inserita negli Stati Uniti nella "Notorious Markets List" delle società colpevoli di trattare prodotti contraffatti, ma nel 2015 un contenzioso con la China State Administration of Industry and Commerce (SAIC) ha fatto temere che il sodalizio Governo-Alibaba stesse per incrinarsi a causa degli stessi motivi. La stessa cosa vale per il chiacchierato spin off che Alibaba ha compiuto, scorporando il lucrativo business finanziario di Alipay da quello di Alibaba e concentrando nelle mani di Jack e in quelle di pochi altri gli strumenti di prestito e pagamento telematico. Senza dimenticare l'acquisizione della proprietà del South China Morning Post, il principale organo di stampa di Hong Kong, inteso da molti come una iniziativa per aiutare Pechino a mitigare le critiche nei confronti del governo. 


Per "Jack Magic" business first

 

Sfatiamo infine, una volta per tutte, il mito che "Jack Magic" possa intervenire in aiuto degli ambiziosi progetti per il futuro del mondo occidentale. Corteggiato dai governi, fino a diventare addirittura uno dei Consiglieri Economici del Primo Ministro David Cameron, osannato dalla stampa specializzata e dagli addetti ai lavori che sperano di entrare nella sua sfera di influenza, spesso ci dimentichiamo che Jack Ma è prima di tutto un uomo d'affari e come tale vaglia le sue scelte strategiche. Noi faremmo diversamente?

 

02 MAGGIO 2017

 

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HAN FEIZI, L'ANTICO FILOSOFO
CHE ISPIRA XI JINPING

HAN FEIZI, L ANTICO FILOSOFO <br />CHE ISPIRA XI JINPING


Pechino, 01 dic. - Gia' da qualche mese è in libreria la traduzione di un importante classico della filosofia cinese, Han Feizi (a cura di Giulia Kado, Nuova Universale Einaudi). Pur non nella sua versione integrale l'opera colma una lacuna nel già così esiguo numero di classici tradotti in lingua italiana.

 

Han Feizi fu un filosofo che propagandò a corte il pensiero del legismo, ereditandone le basi da altri importanti pensatori e funzionari quali il Principe di Shang. A differenza di molti altri suoi colleghi, Han Feizi era di estrazione nobile, e forse anche per tale motivo le sue teorie e analisi si focalizzano sulla centralità del potere del sovrano a scapito talvolta del comportamento etico.

 

Perché affrontare un volume del III secolo a.C. in uno spazio che si occupa prevalentemente di Cina e Asia contemporanea? Molto si è già scritto in maniera autorevole sull'utilizzo da parte del Presidente Xi Jinping di citazioni dotte tratte dai classici, e sulla riabilitazione del pensiero confuciano, già avviata dai suoi predecessori, in contrapposizione alla posizione netta di contrasto al pensiero del Maestro in epoca maoista, soprattutto durante la rivoluzione culturale. Meno invece si è analizzato quanto il legismo e il pensiero di Han Feizi influenzino con forza l'amministrazione di Xi dal momento in cui egli è salito al potere. Pertanto, la traduzione di quest'opera (la cui analisi critica lasciamo agli esperti di filologia) rappresenta uno strumento importantissimo per comprendere fino a che punto un testo compilato oltre duemila anni fa possa determinare le scelte della leadership cinese del XXI secolo.

 

Sin dal suo insediamento Xi ha voluto dare particolare enfasi al concetto di stato di diritto, che é entrato nella dialettica del Congresso del Partito ed é diventato una costante nella promulgazione delle nuove leggi. L'obiettivo finale, a differenza dell'Occidente non è tuttavia quello, come lo stesso Han Fei sostiene, di proteggere i membri della comunità, quanto di esercitare il diritto affinché si perseguano gli interessi dello stato (e del potere).

 

Un'altra forte analogia sta nel concetto di Han Fei della necessità di trovare un allineamento tra forme e nomi. Si tratta di una elaborazione del concetto confuciano della rettificazione dei nomi che già Xunzi, maestro di Han Fei, aveva contribuito a ordinare. Per Han Fei tuttavia il mutare dei tempi ha mutato anche le circostanze, pertanto ogni funzionario deve attenersi al compito che oggi il sovrano gli attribuisce. Agli uomini politici della Cina di Xi Jinping si chiede di lavorare per svolgere le funzioni a cui sono stati chiamati, senza distrazioni e soprattutto senza arrogarsi diritti e/o privilegi che da queste ne possano derivare. Le due leve a cui fa riferimento Han Fei, la trasposizione di carota e bastone se vogliamo utilizzare modelli occidentali, servono a evitare che coloro che sono preposti all'amministrazione dello stato cadano nelle tentazioni consentite dalla prerogativa della loro posizione. Le punizioni emblematiche risultato della lotta alla corruzione così come le promozioni per la condotta virtuosa di talune figure politiche e amministrative si avvicinano molto al modello legista.

 

Tra le altre similitudini vi è quella della oggettiva e giusta distanza tra colui che guida l'impero e i funzionari, così da impedire che questi possano mettere in atto strategie e comportamenti volti a ingraziarsi il sovrano e ottenere vantaggi personali in virtù della posizione di privilegio che si trovano a ricoprire. Nella Cina dell'amministrazione Xi, un gruppo di "saggi" si frappone tra il leader e il resto della nomenclatura. Esso ha il compito (sempre oggetto del rapporto tra forma e nomi) di dettagliare le politiche principali del paese senza che vi siano interferenze dal mondo politico a livello centrale e locale. Neanche i familiari possono scampare a questo precetto, e lo dimostrano le recenti azioni disciplinari anche nei confronti di personaggi estremamente vicini ai vertici del paese.

 

Questo esercizio del potere autoritario è lo strumento essenziale affinché si realizzi l'equilibrio e l'ordine, indipendentemente dal fatto che il sovrano sia giusto o meno. Il funzionamento della macchina governativa deve prescindere dal valore morale di chi sta al comando, e in questo si vede la determinazione di Xi Jinping che intende costruire un assetto ordinato del paese anche per la futura leadership. La legalità' deve anche servire a giustificare e a legittimare le azioni autoritarie del governo. In tali casi la comunità è chiamata a subire il peso del rigore e la posizione di forza per il fine ultimo della stabilità del paese.

 

La grandezza dell'opera di Han Feizi, rispetto agli altri testi della dottrina legista è che l'autore tenta di comporre un'opera organica che si fondi anche su basi filosofiche oltre che materiali. Questo implica anche soluzioni contraddittorie all'interno dello stesso testo. Le stesse contraddizioni che accompagnano la vita quotidiana di chi deve amministrare un paese complicato ed eterogeneo.

 

Han Fei sarà costretto al suicidio da un suo collega nello stato di Qin, quello che darà la nascita alla prima dinastia imperiale della Cina. La sua fine è forse frutto della sua stessa dottrina che incoraggia il ricorso alla delazione e alimenta il sentimento del sospetto. Questi strumenti, utilizzati troppo frequentemente, hanno isolato il Primo Imperatore e lo hanno portato velocemente alla sua caduta.

 

Un motivo in più per l'attuale leadership per abbracciare con cautela una sola dottrina e invece fare proprie tutte le diverse istanze filosofiche dell'antica Cina.

 

di Davide Cucino

 

01 DICEMBRE 2016

 

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UN TE' CON DEL CORONA

UN TE  CON DEL CORONA


Di Davide Cucino

 

Pechino, 24 nov. - Poco si conosce della letteratura cinese contemporanea, questo vale per l'Europa ma ancora più in particolare per il nostro paese, in cui la pubblicazione di opere di autori cinesi è lasciato alla buona volontà di un esiguo numero di case editrici ma soprattutto alla passione di pochi traduttori. Marco Del Corona, giornalista del Corriere della Sera e corrispondente del quotidiano in Cina dal 2008 al 2012, ci coinvolge nelle conversazioni intrattenute con diversi autori cinesi attraverso la pubblicazione del volume Un tè con Mo Yan, e altri scrittori cinesi (ObarraO Edizioni) consentendoci prima di tutto di entrare in confidenza con un mondo scarsamente noto, quasi a prepararci alla lettura dei romanzi degli autori che ci presenta. La sensazione, piacevole, è di sedere accanto al giornalista e all'intervistato, invisibili ma capaci di assorbire i diversi messaggi che da tali conversazioni emergono.

 

Del Corona è sobrio nel porre le domande, tuttavia va diritto al centro delle sue curiosità senza esitazioni, mantiene un forte rispetto nei confronti dei suoi interlocutori ma li incalza nel cercare risposte su temi anche scottanti, soprattutto tenendo conto della sottile linea di demarcazione tra libertà di descrivere i propri pensieri e la censura (o più spesso l'autocensura) che le autorità impongono al mondo dei narratori. Risultano particolarmente interessanti i commenti a distanza di alcuni autori circa le scelte dei loro colleghi. Mo Yan, spesso criticato dalla stampa occidentale per la sua appartenenza al Partito Comunista, ha l'astuzia di non cadere in trappola su commenti circa la situazione del dissidente Liu Xiaobo, premio Nobel ancora in stato di detenzione nel suo paese. Incalzato dalla stampa occidentale evita l'argomento dopo avere di fatto auspicato in una occasione che lo stesso possa un giorno avere l'opportunità di ritirare personalmente il premio. I suoi colleghi parlano bene di Mo, stimato, interessato principalmente a narrare della sua terra, aiuta a fare conoscere la Cina rurale a chi oggi forse ha del paese la distorta visione generata dalle sole notizie sulle grandi metropoli quali Pechino e Shanghai. Proprio le contraddizioni del fenomeno dell'urbanizzazione sono al centro delle conversazioni dell'autore con gli scrittori Hong Ying (Chongqing) e Feng Jicai (Tianjin).

 

C'è di tutto nell'opera di Del Corona, autori emersi dalla rete e dalla mondanità quali il giovane Han Han, capace di esse scomodo parlando per sottintesi e "protetto" dall'enorme numero di followers del suo blog. Acheng, autore acclamato negli anni ottanta, racconta al giornalista invece di come abbia deciso di attendere tempi migliori per pubblicare il suo nuovo romanzo, a distanza di oltre vent'anni dalla sua ultima opera, al fine di evitare il confronto diretto con la censura.
Altri autori hanno scelto l'esilio (Bo Yang verso Taiwan ai tempi della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese, oppure Yang Yi che vive in Giappone e scrive in giapponese), altri pubblicano in lingua straniera pur vivendo in Cina (Li Jiazhang, con un passato da operaia ha pubblicato un memoir di successo sulla Cina degli anni ottanta, in un periodo quindi di piena mutazione sociale).

 

Emergono anche storie singolari, quali quella di Yan Lianke, censurato per temi scottanti quali la critica pesante al maoismo durante la rivoluzione culturale oppure la narrazione di villaggi fantasma contagiati dall'HIV, ma al tempo stesso membro dell'Associazione degli Scrittori da cui percepisce persino uno stipendio.

 

Da questa eterogenea amalgama di cervelli, esperienze e idee tuttavia possiamo trarre un messaggio univoco. Il dramma della rivoluzione culturale, sia per chi l'ha vissuto, che per chi lo ha evitato fino a coloro che per età anagrafica non lo hanno conosciuto, resta parte integrante della società. Oltre a quello più recente dei fatti di Tian An Men (messi in evidenza nell'incontro con Yu Hua che ricorre al termine 35 maggio per aggirare gli ostacoli della censura). Se ne può non parlare, farne menzione per metafore, o semplicemente escludere quei momenti dal proprio perimetro narrativo, tuttavia essi rappresentano una ferita aperta che né il nuovo sogno cinese di Xi Jinping né la spensieratezza dei nuovi giovani autori potranno facilmente cancellare.

 

Prima di congedarsi, l'autore ci offre in appendice una esaustiva lista di romanzi degli intervistati, pubblicati in Italiano, che aiutano il lettore a prendere dimestichezza con stile e contenuto delle loro opere. Dalle conversazioni con quasi tutti gli intervistati si ha infine l'impressione che ci sarebbe dell'altro da dire, e i capitoli sembrano sempre rimanere appesi ad una conclusione che gli scrittori promettono tacitamente di regalarci in futuro. E' per questo motivo, e per cogliere frammenti di Cine meno note che contiamo di continuare a frequentare Del Corona nella sua "casa da tè."

 

Davide Cucino Lavora per una multinazionale italiana in Cina ed è Presidente Emerito della European Union Chamber of Commerce in China. E’ appassionato di letture sulla Cina e sull’Asia.

 

24 NOVEMBRE 2015

 

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